Parliamo di bullismo: la storia di Ludovica

Intraprendiamo un argomento tanto delicato quanto attuale: il bullismo. Non vogliamo fare troppe introduzioni. Ce ne parla una diretta interessata, Ludovica, oggi 24enne, che negli anni del liceo ne è stata vittima. Lasciamo a lei la parola.

Bullismo: la storia di Ludovica

Sapevi che secondo l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), per bullismo si intende “generalmente il fenomeno delle prepotenze perpetrate da bambini e ragazzi nei confronti dei loro coetanei. Si basa su tre principi: intenzionalità, persistenza nel tempo, asimmetria nella relazione”.

I ragazzi tra gli 11 e i 13 anni (22,5%) sono più colpiti rispetto ai giovani fra i 14 e i 17 anni (17,9%); più femmine (20,9%) rispetto ai maschi (18,8%) hanno subito atti definibili di bullismo. I liceali (19,4%), come lo ero io, sono più interessati al fenomeno rispetto agli studenti di istituti professionali (18,1%) (sempre stando all’ISTAT) o dei tecnici (16%).

Adesso che abbiamo dato una definizione e fatto una stima nazionale del fenomeno, posso raccontarvi la mia storia passata.

Per una vittima, spesso, parlare di bullismo non è facile.

Esistono due tipi di bullismo: fisico e psicologico.

Si sente spesso dire che quello psicologico, per certi versi, è anche peggio di quello fisico. Forse è proprio così.

Nella mia esperienza, posso dire che gli anni di scuola superiore sono stati emotivamente e psicologicamente devastanti.

Al secondo anno delle superiori litigai con una compagna a causa di un ragazzo e da quel momento la mia vita nella classe cambiò per sempre.

Ogni giorno faceva di tutto per farmi terra bruciata intorno e per isolarmi del tutto. Di fatto, ci riuscì. C’era anche un gruppo WhatsApp dove con altre compagne si prendevano gioco di me. Io lo scoprì per caso, un giorno mi finì tra le mani il telefono di una di loro, una di quelle che reputavo essere un’amica, ma che ovviamente non lo era. La cosa, forse peggiore, era che le due amiche che credevo di avere, non spendevano mai una parola in mio favore. Se qualcuno scriveva cose poco piacevoli su di me nel gruppo WhatsApp, loro si limitavano a non rispondere nulla.

Quasi nessuno mi parlava e quando io provavo a dire qualcosa venivo subito denigrata e presa in giro. I professori che erano super consapevoli della mia situazione, non hanno mai fatto niente di concreto. Ho ricevuto anche una chiamata da una Professoressa, in seguito a un episodio di litigio abbastanza trasparente, ma mai niente di concreto è stato fatto per attenuare la situazione.

A mio svantaggio c’è da dire che andavo anche molto bene a scuola e quindi era facile essere mal vista da quanti non riuscivano ad avere i miei voti.

La cosa peggiore di tutta questa storia era che la scuola, e la classe nello specifico, è il luogo dove uno studente trascorre gran parte delle sue giornate durante l’anno. È una sorta di seconda abitazione. Io non facevo sport e non seguivo attività all’infuori della scuola, poiché ero molto concentrata sulla mia media e facendo un Liceo avevo bisogno di molte ore per studiare nel pomeriggio. Non avendo modo di confrontarmi con ragazzi diversi dai soliti che incontravo tutte le mattine, iniziai a credere di avere tutti i difetti di questo mondo. Iniziai a pensare di valere poco sia dentro che fuori, di essere una cattiva persona, antipatica, un po’ puttana, brutta… insomma, tutti quegli appellativi che mi davano, direttamente o indirettamente, iniziarono a posizionarmisi addosso e io iniziai a credere che mi appartenessero davvero.

Nel momento in cui ho avuto l’opportunità di fare una vacanza studio in America, meravigliosa e intensa, con ragazzi e ragazze provenienti da altre scuole e da altri paesini della provincia, iniziai a rendermi conto che io non avevo alcun problema a socializzare e a farmi degli amici. Quando ho finito il Liceo, ho trascorso i cinque anni più belli della mia vita, quelli dell’Università. Le persone che ho incontrato durante i miei studi post diploma scientifico sono state le migliori della mia vita e ancora adesso, nonostante abbia conseguito la laurea magistrale, continuano ad essere un punto di riferimento costante in tutte le mie giornate.

Oggi ho quasi 25 anni, a volte ancora penso al passato e ancora mi fa male. Però sono cresciuta e mi sono resa conto che il problema non ero io, non era quel ragazzo con cui mi sono messa per qualche mese in seconda liceo, non erano i miei voti o altro… la verità è che ero una ragazza fortunata. Non avevo mai avuto problemi nel relazionarmi ai ragazzi, ad avere dei ‘fidanzatini’; avevo ed ho una famiglia unita e splendida che mi ha sostenuto e che tutt’oggi mi sostiene più che può; avevo ed ho (e questo lo ha confermato il mio percorso universitario) un bel cervello.

Quando hai 16 anni è molto facile credere di avere qualcosa-che-non-va. I coetanei possono essere spesso molto invidiosi e anche, perché no, cattivi. Un consiglio che posso dare a chi potrebbe leggermi e rivedersi nella mia esperienza è che bisogna andare avanti per la propria strada: viversi i propri amori adolescenziali, a prescindere da quello che succederà poi, di studiare e di continuare a prendere voti alti, di vivere esperienze al di fuori della propria classe, di incontrare nuove persone e di fare cose per se stessi/e. Siamo tutti una meraviglia agli occhi di qualcun altro e perché non esserlo anche ai propri occhi allora?

Ludovica

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