Cos’è la scuola libertaria: l’esperienza di Bruno

Abbiamo già trattato il tema della scuola facendone vedere tante sfumature, ma quella che vi presentiamo oggi fa parte delle cosiddette “alternative alla scuola tradizionale”. Se Artademia era una di queste, un’altra è la realtà della “scuola libertaria“, che Bruno ha frequentato fin da piccolo. Nel suo racconto ci spiega cos’è, su quale filosofia si fonda e come si è trovato.

Scuola Libertaria, l’esperienza di Bruno

L’educazione è da sempre uno dei temi che ritengo estremamente importante, non solo a livello personale, ma soprattutto a livello di comunità. Penso infatti che per avere una buona società, integrata, corretta, rispettosa, e via dicendo, la “scuola” o meglio l’educazione delle nuove generazioni sia fondamentale. Sappiamo ora che in Italia, ma non solo, il sistema scolastico non sia sempre il primo punto sull’agenda della maggior parte dei politici e questo ha fatto sì che negli anni i tagli ai fondi scolastici siano aumentati ed abbiano portato a determinate conseguenze sull’istruzione pubblica.  Esistono però delle alternative alla scuola pubblica che funzionano molto bene e che spesso hanno risultati inaspettatamente positivi, nonostante le molteplici difficoltà. Una realtà educante che ho avuto modo di conoscere e alla quale ho avuto la possibilità di partecipare è una scuola sperimentale, cominciata nel lontano 2005, anno in cui ho cominciato una scuola che seguiva un modello nuovo e con ideali diversi da quella pubblica. L’idea che proponeva è legata ad un modello quasi parentale, dove perciò si cercano di mantenere delle classi poco numerose, con uno stretto rapporto tra i ragazzi e con gli accompagnatori. La scuola, si chiamava Kiskanu, che poi si è evoluta in Kether, nome che deriva dall’ebraico antico e scelto direttamente dagli studenti per esprimere la loro esperienza scolastica, come insieme di equilibrio, radice e corona, riferiti all’Albero della Vita e alla Conoscenza.

Come si sviluppa una scuola sperimentale del genere?

L’idea libertaria è venuta dopo una prima scissione con la scuola steineriana di cui prima facevamo parte, ma che sembrava troppo rigida, rispetto all’idea che si voleva trasmettere e che si voleva garantire ai ragazzi, in particolare garantire una certa LIBERTA’ e dare una possibilità di spaziare nei diversi argomenti in base agli interessi e agli approfondimenti che si vuole affrontare, senza porsi limiti. In particolare, per affrontare questo ideale bisogna cercare di abbandonare il concetto che abbiamo di educazione pubblica, ma soprattutto istituzionale, che mette come metodologia principale l’apprendimento in maniera frontale o verticale, perciò mettere su diversi livelli “il Maestro” e “gli studenti”, facendo in modo che la cosiddetta conoscenza venga dall’alto e “piova” sui cervelli vergini dei bambini/ragazzi. In questo modo però, si rischia di frenare lo spirito di curiosità che ha un bambino nei confronti dell’apprendimento. Infatti, un bambino, ha bisogno di sentirsi libero, senza pressioni psicologiche legate a competenze che non sono nei suoi interessi o nelle sue capacità, ma che invece possa avere la possibilità di apprendere quello che vuole, coi tempi che vuole e soprattutto con i metodi che più lo stimolano. Credo che inoltre, l’apprendimento pratico e meno impostato, lascia più spazio alla fantasia, all’immaginazione e soprattutto alla creatività dei bambini che possono dare sfogo alle loro idee e ai modi di espressione.

La scuola Libertaria cerca di fare un po’ questo, infatti, attraverso un metodo alternativo alla scuola pubblica, cerca di proporre una scuola libera da ogni inquadramento istituzionale, dove sono i bambini i veri protagonisti e dove vengono lasciati in secondo piano i vari programmi istituzionali, i voti e tutto ciò che potrebbe limitare la fantasia e l’energia dei bambini. Fin da sempre la parola chiave della scuola è libertà, si cerca perciò di aiutare i bambini ad auto-apprendere e si cerca di sostituire all’educazione formale e normalmente istituzionalizzata, una forma di educazione non-formale basata sulla condivisione di saperi e perciò sulla possibilità di imparare da ogni situazione ed in ogni modo. Da questo concetto penso che si possa già capire come le “materie” o meglio le attività che i bambini fanno durante una giornata a scuola non corrispondano per forza con le materie che un genitore si potrebbe aspettare che apprendessero in una scuola pubblica “normale”, infatti si lascia spazio alla fantasia dei ragazzi, senza limitare i loro interessi e senza insegnargli dei dogmi da imparare a memoria, ma cercando di instaurare nelle giovani menti l’autoconsapevolezza delle proprie capacità e dei propri interessi. In un ambiente del genere si cerca di sfruttare le differenze che ci sono tra i ragazzi e che permettono però di crescere in maniera più globale. Una cosa molto importante e che viene spesso incentivata è quella di cercare di creare un collegamento tra la natura e i bambini. Sempre più spesso mi capita di sentire nonni lamentarsi che i nipoti non conoscano che forma abbia una gallina o come si creano le verdure, mentre nell’educazione libertaria il rapporto con l’ambiente è più che fondamentale, si cerca sempre infatti di integrarsi in maniera rispettosa e prendendosi cura della natura circostante, degli animali e dell’energia che un bosco ti può donare, cercando di tutelarla e amarla, ma senza doppi fini, ma perché è una cosa giusta da fare nei confronti del pianeta.

È importante inoltre cercare di basarsi sugli interessi dei ragazzi così da renderli protagonisti del loro percorso di formazione. Le attività che si fanno a scuola corrispondono, per la maggior parte, alle materie delle scuole primarie, si insegna perciò la matematica, la scrittura, l’informatica, l’inglese, musica, disegno, ma non solo, anche l’arte, il modellismo con l’argilla o il lavoro a maglia, si cerca di stimolare i ragazzi a sviluppare i propri interessi e mantenere viva la creatività. Inoltre, cercare di aiutare i ragazzi a collaborare insieme e vivere pacificamente, senza ripudiare il conflitto, ma cercando di evitare la violenza che sia verbale o fisica, prendendosi però le proprie responsabilità e cercando di valorizzare la presa una presa di coscienza del proprio valore all’interno della società in cui si vive e della forza della comunità rispetto al singolo, stimolando però un senso di collaborazione e cooperazione col prossimo. I ragazzi, infatti, si comportano come se fossero tutti in una grande famiglia, dove il rispetto è fondamentale per vivere bene in comunità, ma anche la comunicazione è importante, è perciò fondamentale il momento di confronto che può avvenire settimanalmente o mensilmente a seconda delle esigenze e delle scuole, tramite assemblea tra i ragazzi o anche con gli accompagnatori che cercano però di rimanere estranei a certe dinamiche interne, lasciando perciò più libertà e responsabilità ai ragazzi. Questo però cambia da scuola a scuola, infatti ogni scuola ha la possibilità di seguire un proprio modello che si basa sempre sulla filosofia libertaria, soprattutto sulle metodologie di libertà di espressione, che permettono di impostare con un approccio educativo che non deve seguire un percorso chiuso o standard e perciò limitante, ma privilegia la libertà di azione e di metodologia, ponendo al centro il bambino. È importante, perciò, cercare di approfondire i metodi educativi ponendo al centro il bambino, partendo dalle sue particolarità e fare in modo di pensare una metodologia adatta per la situazione.

I ragazzi accompagnati sono parte fondamentale per la sopravvivenza della scuola, ma anche il genitore assume un ruolo molto importante, infatti nella maggior parte dei casi i genitori hanno un ruolo strutturale dietro a queste scuole. Le difficoltà che si possono verificare sono molteplici, dalle difficoltà economiche alle difficoltà logistiche, perciò di spazi e luoghi fisici dove mettersi, ma anche per incongruenze sulle modalità educazionali. Il ruolo del genitore perciò è comunque importante, infatti deve avere quella capacità di accompagnare il proprio figlio in un percorso di crescita ed autoconsapevolezza che spesso non si è pronti ad affrontare. Un altro problema, purtroppo importante da trattare, è quello economico, infatti non essendoci finanziamenti pubblici la scuola si deve appoggiare ai genitori dei bambini che tramite le rette scolastiche garantiscono la sopravvivenza della realtà. A questo riguardo, la scuola libertaria, cerca dare una certa libertà attraverso una trasparenza dei conti e un sostegno alle diverse possibilità familiari, inoltre la libertà permette alle diverse scuole di comportarsi in maniera diversa a seconda delle condizioni.

La scuola che ho vissuto io era abbastanza diversa dalla scuola che è adesso, questo perché durante gli anni sono cambiate tante cose, dai maestri al luogo fisico, dalle materie alla metodologia, ma credo che sia stato uno dei momenti più belli della mia vita. La cosa più bella che mi porterò dietro da questa esperienza sono sicuramente gli amici, infatti i legami che si sono venuti a creare durante quegli anni sono stati molto forti, mi ricordo le tantissime ore trascorse insieme a giocare, in mezzo alla natura o tra i banchi, ricordo pochi momenti in cui io mi sia annoiato. Durante quegli anni abbiamo avuto la possibilità di studiare diverse lingue interessanti, come il farsi (lingua persiana) o il wolof (lingua africa orientale), ma anche il greco e la cultura greca, attitudine che mi ha aiutato sicuramente con l’apprendimento delle lingue.

L’educazione libertaria, secondo me, ha delle aspettative e degli ideali molto importanti e basati su concetti filosofici molto interessanti, non sempre è facile raggiungerli tutti, ma le diverse realtà si impegnano nonostante tutte le difficoltà, a partire da questo ultimo anno poco fortunato che non ha certo reso le cose più semplici a nessuno. Bisogna però cercare di non restare inermi e subire la situazione, ma affidarsi all’educazione delle nuove generazioni per prepararli a risolvere certe problematiche di cui siamo responsabili. Nonostante tutto credo che la possibilità di avere tutte queste realtà educative sia una ricchezza molto importante per il nostro territorio e offra molte opportunità alle famiglie, che bisogna cercare di sfruttare ed incrementare.    

Bruno Bighignoli

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