Cos’è Garanzia Giovani, l’esperienza di Giulia

Garanzia Giovani è il piano europeo che si propone di combattere la disoccupazione giovanile. Si rivolge a ragazzi e ragazze tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati in alcuna attività formativa o lavorativa e li aiuta a inserirsi nel mondo del lavoro grazie a percorsi specializzati e iniziative.

Per saperne di più vi rimandiamo al sito di Garanzia Giovani e se volete leggere di un’esperienza concreta vi lasciamo qui quella di Giulia che ha scelto di lavorare per un periodo all’Happy Bar di Formia, un bar molto speciale. Ecco perché!

Garanzia Giovani, la storia di Giulia

Garanzia Giovani, la storia di Giulia

Il 2019 è stato un anno molto speciale per me. Dopo aver conseguito la laurea triennale, sentivo il bisogno di staccare la spina dalla vita universitaria prima di continuare con una specializzazione e devo dire di non essermene pentita neanche un po’. Garanzia Giovani è un’iniziativa volta a incentivare l’inserimento di giovani fino a 29 anni nel mondo del lavoro e mi sembrava un’ottima opportunità per rendere quello stacco produttivo.

Ho svolto il programma presso “Happy Bar” a Formia, un bar che dà lavoro a sette giovani con sindrome di Down e che regala un sorriso a tutti i suoi clienti. Alessandra, Carlo, Daniele, Davide, Fabrizia, Francesco e Vittorio sono estremamente preparati per svolgere qualsiasi mansione all’interno del bar e accolgono le persone con grande calore umano, felici di poter scambiare con i vari passanti una chiacchiera accompagnata da un buon caffè e vista mare. Non ero mai stata dall’altra parte del bancone prima di allora e all’inizio, con pazienza e gentilezza, i ragazzi mi hanno insegnato tutto quello che c’era da sapere sul loro lavoro in modo tale da poter aiutare nel servizio del bar.

La verità è che in sei mesi ho imparato anche di più dal punto di vista umano: le persone con disabilità possono dare molto alla società al contrario di ciò che si può comunemente pensare. Mi è capitato spesso di osservare le reazioni di alcuni clienti, addirittura meravigliati di come i baristi fossero capaci di gestire autonomamente le loro richieste. Anche se percepivo in quei momenti la buona fede della gente, ero allo stesso tempo dispiaciuta nel vedere il loro stupore, perché ciò significava avere aspettative molto basse nei confronti della persona disabile e delle sue capacità. Come tutti, hanno imparato un mestiere e si impegnano giorno dopo giorno come un qualsiasi altro lavoratore, ma con un cromosoma in più. La mia esperienza, come ho già detto prima, si è conclusa dopo sei mesi, ma l’amicizia è rimasta e ad oggi aspettiamo che il Covid 19 ci dia tregua per passare una serata tutti insieme. Inutile dire che consiglierei un’esperienza così a tutti: arricchisce la mente e scalda il cuore.

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