Università pubblica o privata? Opinioni a confronto

Università pubblica o privata? Se lo chiederanno moltissimi liceali che dopo la maturità dovranno scegliere il loro destino. Spesso i corsi di laurea sono molto simili e le materie pressoché identiche ma sicuramente l’organizzazione cambia, così come l’impressione che ne hanno gli studenti.

Anche noi eravamo curiose di capire le differenze principali e, per farlo, abbiamo raccolto alcune opinioni. Eccone alcune!

Università pubblica o privata?

Beatrice, università pubblica

Come tutte le istituzioni pubbliche, l’Università statale ha la sua maggiore forza nell’essere alla portata di tutti. Ogni anno, ciascuno studente paga una tassa in base al proprio reddito che, per le fasce più alte e negli Atenei più costosi, non supera circa i €3500. Un trattamento proporzionale simile vale anche per l’utilizzo di mense affiliate. Queste Università sono inoltre collegate a Enti regionali e statali che emettono bandi per distribuire borse di studio e/o di alloggio a studenti sia residenti nella stessa città dell’Ateneo, sia fuori-sede. In più, spesso, sono previste riduzioni o esenzioni per gli allievi considerati più meritevoli; e, per assicurarsi che tutti abbiano la possibilità di studiare, è garantita la presenza di aule studio, biblioteche e sale di lettura.
Purtroppo, come in moltissime altre Istituzioni pubbliche italiane, anche gli Atenei mostrano qualche segno di sofferenza: ad esempio, la mancanza di personale che si occupi dell’ammodernamento dei sistemi informatici e tecnologici, così come della manutenzione e dell’ampliamento delle aule e delle biblioteche, che ogni anno si riempiono di un numero sempre maggiore (per fortuna!) di matricole. A questo, si aggiungono la mancanza di personale nelle segreterie didattiche e amministrative e la presenza di una burocrazia spesso pesante e di difficile comprensione.
Tutto sommato, la mia opinione è che frequentare un Ateneo statale in Italia significa non solo seguire corsi, superare esami ed ottenere un diploma, ma anche imparare a districarsi tra i problemi che affliggono la vita quotidiana di ogni cittadino, interagire (ampliando il proprio bagaglio culturale) con persone di ogni estrazione sociale e orientamento, e allo stesso tempo avere accesso ad un’istruzione di livello molto alto, sia nelle Università, che spesso hanno programmi dedicati alle eccellenze, sia nelle vere e proprie Scuole di Eccellenza sparse su tutto il territorio nazionale, come la Scuola Normale Superiore di Pisa.
Il tutto, aperto a chiunque abbia una seria determinazione e volontà di mettersi in gioco.

Giulia, università privata

Per mia esperienza personale posso affermare che le università private e quelle pubbliche sono molto differenti. Mi sono iscritta infatti prima ad una statale e successivamente ad una privata (dopo neanche un mese), e posso dire di aver notato un grosso sbalzo.
Per quanto riguarda l’organizzazione, l’università privata trovo segua molto di più i suoi studenti, i servizi di segreteria sono organizzati meglio e sono tutti più disponibili/reperibili. All’università statale invece, si è più “abbandonati a se stessi” e le tempistiche sono di gran lunga maggiori. Bisogna cavarsela da soli. Io per esempio, ho avuto dei problemi per l’immatricolazione a seguito di un errore fatto dall’università (mi riferisco sempre a quella pubblica) e ho quasi rischiato di non potermi immatricolare, anche per questo motivo ho deciso di abbandonare quel corso di studi/quella università. Un contro che ho riscontrato nell’università privata dove sto studiando adesso però, è che facendo troppo attenzione alla forma, ogni tanto viene meno la sostanza. Nel senso che sono molto attenti ad avere un ambiente il più all’avanguardia possibile, sempre ordinato e ben mantenuto (infatti la mia università sembra quasi un centro commerciale), però per le cose pratiche (chiarezza riguardo alle modalità d’esame, appelli disponibili, …), ogni tanto si perdono un po’. L’immagine è quella di un’università perfetta, e per certi versi lo è, ma trovo assurdo perdersi in un bicchier d’acqua. Il profilo Instagram dell’Università, la pagina Facebook e il sito online sono molto ben fatti, ma ritengo che a volte sia meglio “trascurare” o dare meno peso a queste cose, che per il mio modesto parere sono secondarie, e concentrarsi un più di più sulle necessità degli studenti. Per il resto, ho colleghi in tutti e due i tipi di università, con prezzi che variano molto a seconda dell’Ateneo scelto, e penso concordino tutti sul fatto che anche se si pagano cifre tutt’altro che indifferenti, solitamente è perché corrispondono ad una “migliore qualità” (attrezzature e didattica).

Giovanna, università privata

Dopo la maturità, ho scelto, insieme ai miei genitori, di iscrivermi in una università privata.
La scelta é stata dettata da diversi fattori. L’università presso la quale ho studiato é una delle migliori in Italia per quanto riguarda le facoltà umanistiche; un buon biglietto di presentazione per il mio futuro lavorativo.
Il vantaggio più grande, negli ultimi cinque anni, é sempre stato quello di non essere mai un numero, ma una persona con nome e cognome distinti. I professori sono sempre stati molto disponibili in tutto e la segreteria studenti ha sempre risolto tempestivamente ogni problema che ho personalmente riscontrato. C’è da dire però che frequentavo una facoltà non troppo affollata rispetto ad altre sempre presenti nello stesso ateneo.
La mia famiglia ed io abbiamo sempre pensato alle tasse universitarie, ben più alte di una statale, come ad un investimento per me e così la pensiamo tutt’ora.
Non posso dire che sia stato un percorso in discesa, ma sarei falsa a cercare difetti in un’esperienza che é stata la più bella e costruttiva della mia vita

Paola, università pubblica

Ho scelto un’università statale perché non mi sono mai posta la questione, semplicemente. La facoltà che volevo fare c’era nella Statale più vicino a me e non ho mai sentito la necessità di scegliere un ateneo “più rinomato”. Devo dire che nei 5 anni di studio non ho mai riscontrato grosse criticità, certo, da matricola è tutto più difficile. Non capisci bene come funzionano le cose e ti devi un po’ arrangiare ma tra compagni e segreteria ho sempre trovato le risposte di cui necessitavo. Da questo punto di vista, frequentare una Statale è un po’ una scuola di vita, ti insegna a cavartela da solo. Per quanto riguarda i professori poi, ho trovato quasi sempre docenti molto preparati ed esperti della materia che insegnavano quindi non penso ci siano differenze con le private. Altro discorso sono le aule e le strutture. Se capiti in una facoltà sovraffollata non è difficile che ti trovi a seguire le lezioni seduto per terra, così come a fare mezzora in più di strada per raggiungere le sedi distaccate nelle periferie. Discorso strutturale a parte, credo comunque che quello universitario sia un percorso di crescita personale e professionale che ogni studente debba compiere con la massima serietà cercando di trarne tutti gli insegnamenti possibili. E questo non dipende dall’ateneo in sé ma da ognuno di noi.

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