Che anno straordinario, il 2020

Che anno straordinario il 2020, proprio nel senso etimologico di “fuori dall’ordinario”. Un pullulare di sogni diventati irrealizzabili e di speranze diventate vane. Un mega contenitore di desideri inespressi, viaggi mai compiuti e progetti nemmeno iniziati. Quando abbiamo stappato lo spumante il 31 dicembre 2019 non ci immaginavamo nemmeno a cosa saremmo andati incontro. In quel momento il coronavirus era un virus lontano e tutto sommato innocuo, una malattia come tante che “bevi il brodino, prendi un antibiotico e dopo poco ti passa”. In quel momento eravamo con i nostri amici a brindare alle nostre aspirazioni, alla forza che sicuramente avremmo avuto per iniziare un nuovo anno con la grinta e la giusta dose di coraggio per continuare a lottare per i nostri sogni. Eravamo a ballare, a bere e a gridare con la gioia che sono un ventenne può avere perché immagina l’avvenire ricco di felicità, ricco di quella voglia di vivere che lo porterà a credere di poter vincere anche le sfide più difficili. E così abbiamo affrontato gennaio inconsapevoli di quello che ci sarebbe piombato addosso dal mese successivo. Tutto quello che abbiamo programmato è andato in fumo, la tristezza ha preso il posto di quella gioiosa vitalità che avevamo il 31 dicembre a mezzanotte.

La sfida in quel momento era cambiata, è diventata calarsi in una nuova visione delle cose, sperimentare nuove modalità perché tutto sommato una speranza c’è sempre. Ci abbiamo provato. Abbiamo lavorato in smart working  invece che in ufficio, ci siamo visti su Skype invece che ai tavolini dei bar e il sabato sera ci siamo improvvisati chef cucinando la pizza invece che andare a mangiarla al nostro ristorante di fiducia. Ci abbiamo provato perché tutto sommato era una situazione passeggera, poi da giugno sarebbe tornato tutto come prima. Invece no, perché dopo un’estate spensierata in cui solo le mascherine nei luoghi chiusi ci ricordavano che un maledetto virus circolava ancora, in autunno tutto è ricominciato. La seconda ondata però, a differenza della prima, ci ha trovato più stanchi, estenuati da questa malattia che ci aveva tolto la normalità ormai da mesi. L’autunno poi, secondo me, ha sempre quell’aria di un vecchio consumato, che non ha più voglia di rialzarsi e combattere perché tanto arriva l’inverno, il freddo e il grigiore delle giornate che alle 17 già finiscono. L’autunno, alla fine, è diventato Natale, con i suoi cenoni ridotti e le bottiglie di Baileys bevute col panettone al pistacchio tanto i chili in più quest’anno nemmeno si contano.

Che anno straordinario il 2020, con i suoi cambi repentini e i suoi imprevisti. Da questa pandemia ne dovevamo uscire migliori e vedendo la comparsa della seconda ondata, dei negazionisti e dei complottisti ci verrebbe da dire che in realtà abbia fatto emergere tutta l’ignoranza che prima era solo latente. Si diceva che avremmo imparato la resilienza, l’arte di arrangiarsi, di reagire alle difficoltà. Io, francamente, non so quantificare la mia forza o la mia determinazione, ma sicuramente ho una maggiore consapevolezza di me stessa. In quest’anno ho avuto modo di mettermi alla prova con le sfide più disparate che mi si presentavano e devo dire che non sempre me la sono cavata bene. Anzi, in certi momenti mi sono riscoperta davvero debole, più di quanto potessi immaginare. Pensavo di essere migliore, a tratti quasi imbattibile, invece mi sono vista intrisa di quelle fragilità umane che in realtà hanno tutti e di cui non ci si dovrebbe mai vergognare. Forse è questo il bagaglio che mi porterò dal 2020: la consapevolezza di essere fragile e l’accettazione di esserlo. Siamo umani, dopo tutto.

Che anno, strano, il 2020. Abbiamo visto più volte Conte in tv che non i nostri amici. Abbiamo assimilato un lessico nuovo, a tratti ridicolo per i suoi inglesismi, fatto da “assembramenti”, “smart working”, “virologi” e “lockdown”, per non parlare dei famigerati “congiunti”. Abbiamo cantato dai balconi e fatto amicizia con i nostri vicini di casa. Ci siamo dedicati alla casa, alla famiglia, a portare fuori il cane anche 3 volte al giorno pur di respirare un po’ di ossigeno e a quella salvezza chiamata shopping online che in realtà ci ha fatto spendere il triplo degli altri anni. In tutto ciò abbiamo avuto però anche più tempo per noi stessi, per capire cosa amiamo davvero fare, chi vogliamo davvero frequentare e cosa davvero è importante per noi. Ci ha fatto riscoprire il valore del tempo perché solo nel momento in cui speri di sopravvivere capisci il vero valore della vita. Capisci quanto tempo hai buttato a fare cose solo perché eri obbligato e quanto poco ne hai dedicato alle tue passioni. Capisci chi ti vuole bene veramente e chi no, chi è degno di continuare a far parte della tua vita e chi era solo di passaggio. In quest’anno di stallo, che mi ha fatto prendere una pausa, forzata, dalla mia vita, ho capito cosa vorrò dalla me stessa del futuro e cosa eviterò come la peste.

In questo 2020 qualcosa abbiamo imparato e in qualche modo siamo cambiati. Qualcuno sarà più forte, qualcuno più fragile. Tutti però penso saremo più noi stessi, consapevoli e, possibilmente, soddisfatti di ciò che siamo e di ciò che vogliamo essere. Inizio questo 2021 con il proposito di essere me stessa, in tutto, cosciente del fatto che il tempo è la risorsa più preziosa e la nostra vita il tesoro più grande.

Evelyn

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