Essere un fotografo a Milano: l’esperienza di Michele

Michele, classe 1995, dopo la maturità e sei mesi di università presso la Facoltà di Economia, decide di rimettersi in gioco cambiando completamente la sua vita. Grazie al consiglio di uno dei suoi più cari amici, si trasferisce a Milano, dove inizia a lavorare come fotografo. Grazie alle sue qualità e soprattutto, come puntualizza più volte egli stesso nell’articolo, alla sua curiosità, riesce pian piano a fare carriera e a raccogliere soddisfazioni. Buona lettura!

Fotografo a Milano, la storia di Michele

Essere un fotografo a Milano: la storia di Michele

Penso che tanti di quelli che leggeranno questo articolo si rivedranno nella situazione in cui mi sono trovato io. Entrambi i miei genitori, in particolare mio padre, mi hanno sempre insegnato che nella vita bisogna essere curiosi; la curiosità è sempre stata motore di cambiamento nella mia vita. Si dice che essere curiosi spesso porti guai e forse è anche vero, ma solo in parte. Quando si è incuriositi da tante cose diverse e si sente il bisogno viscerale di approfondirne almeno una, penso che una persona non debba mai fermare questo istinto.

Sin dalle superiori ero sempre più curioso di sempre più cose: l’informatica, i film, la fotografia, i viaggi, l’arte e la storia dietro di essa. Purtroppo tante di quelle cose alle superiori non le insegnavano oppure lo facevano, ma in modo superficiale e obsoleto. A scuola quindi non andavo benissimo ma neanche ero l’ultimo della classe, sono un sopravvissuto come tanti.

Uscito da lì però mi è salita la classica ansia di chi vuole fare tutto e non sa cosa scegliere: economia, psicologia, storia dell’arte, chimica. Mi iscrissi a Economia e nel giro di sei mesi consegnai la mia rinuncia agli studi con una rata pagata e zero esami dati. Avevo già capito che non avrebbe funzionato. Nel giro di un anno cominciai a lavorare molto con le foto (cosa che facevo già da un paio d’anni); mi ero appassionato perché mio padre mi fece vedere la sua fotocamera di un tempo. Da lì a poco sono volato a Milano su suggerimento di un mio caro amico che lì stava già seguendo l’accademia di fotografia.

Il settembre successivo mi sono trovato con un contratto di una casa firmato e un accademia di fotografia a cui ero iscritto. Tempo di studio: 2 anni. Occupazione giornaliera: mezza giornata (dal pranzo alla sera). La mattina mi piaceva girare la città e cercare di imparare cose nuove: per i primi mesi ho fatto così. Sinceramente non sapevo cosa volevo fare davvero, volevo studiare fotografia e forse provare a lavorarci. Non avevo idea di cosa mi aspettasse, di come fosse il mercato fotografico ai tempi dei social, quale fosse il tipo di fotografia che mi piacesse più fare né come emergere per farsi ingaggiare per un lavoro. All’inizio lasciai perdere questi pensieri cercando solo di studiare il più possibile per diventare bravo nel fare le foto.

Tre mesi dopo, iniziati gli studi in accademia, feci un colloquio per un posto come fotografo in una piccola agenzia di produzione video (non c’erano annunci, semplicemente un mio amico mi fece una soffiata). Cominciai a lavorare per loro in modo gratuito, volevo imparare a stare sul set, e applicare quello che imparavo in accademia. Purtroppo i set erano video non foto, quindi mi ritagliavo il ruolo di “fotografo di scena” o meglio tradotto “quello che fa le foto backstage”.

Il mio ruolo mi andava bene, le foto erano fighe e le usavano per i vari social e il sito. Inoltre si viaggiava tanto e conoscevo tanta gente nuova. Dopo poco tempo però non ero molto soddisfatto di quelle foto sempre ripetitive e senza troppi spunti creativi, soprattutto perché dovevi essere invisibile sul set altrimenti ti mangiavano la testa. Quindi decisi di imparare anche a fare video, visto che tanto ero lì ed era meglio sfruttare quello che avevo per imparare cose nuove invece di fossilizzarsi su una cosa ormai digerita. Capii subito che il mondo dei video era un mondo differente, fatto di molti più ruoli, molta più gente e attrezzatura. Mi sono ritrovato sul set di un video di Max Pezzali senza neanche sapere bene come si facesse un video e il mio ruolo era quello di assistente camera. Ho imparato a sopravvivere anche quando non si sa fare qualcosa e tutto quello che ad oggi so sui video e che mi ha portato a XFactor lo devo proprio alla persona che mi ha insegnato a farli, e anche li per me non c’è cosa che potrà mai ringraziarlo.

Da li lavorai per un anno in uno dei più grandi studi di fotografia di moda, come ritoccatore e assistente digital on set, ma l’esperienza fatta in precedenza mi portò in poco tempo a diventare video editor del reparto video dello studio. Dopo un anno li dentro capii che lavorare per qualcuno e agli orari di qualcuno non faceva per me e che secondo il mercato di Milano era in bollore fuori da quelle quattro mura, così mi licenziai e aprii una partita IVA diventando un freelance. Ad oggi dopo quasi due anni da quel momento, sto per aprire un mio studio, collaboro con art director, registi e video editor per creare foto, video e contenuti per tanti scopi diversi: social network, stampa, tv…

Fotografo a Milano, la storia di Michele

Quello che ho imparato facendo questo lavoro è che nessuno è lì per insegnarti tutto, devi essere capace, curioso e approfondire da solo le cose che qualcuno ti accennerà solamente. Ho capito che bisogna sempre rispondere “si” anche quando qualcosa non la si sa fare, e poi cercare una soluzione per imparare a farla e con il tempo approfondirla. Ho imparato che ci sono meccanismi e gerarchie che vanno rispettate sia sul set che fuori e che questo può diventare il lavoro dei tuoi sogni soprattutto se senti il bisogno di raccontare una tua idea o una tua visione. Il mercato fotografico italiano è vivo e vegeto, è pieno di lavoro e di ragazzi che vogliono lavorare. Con il tempo è sicuramente cambiato, e secondo me in meglio.

Precedentemente, a meno che non fossi un fotografo da grande campagna, probabilmente sopravvivevi a far matrimoni o aprendo un piccolo negozio per sviluppi e stampe. Ad oggi ci sono tantissimi modi diversi di diventare qualcuno e di portarsi a casa anche dei bei soldini facendo quello che si ama fare. Ogni persona ha bisogno di raccontare la propria storia, quella del suo ristorante, dei suoi prodotti, delle sue opere d’arte, e a causa dei social ci sentiamo in dovere di farlo continuamente e sempre con modi diversi.

Questo è il principio che ha alzato la domanda di fotografi e film maker all’interno di tale settore e che sicuramente permette a chiunque di ritagliarsi il proprio spazio anche grazie al fatto che è sempre più semplice creare foto o video e probabilmente questa è l’altra faccia della medaglia che bisogna tenere sotto controllo, cercando magari di non svelare alcuni trucchi e facendo capire la differenza tra una produzione di alto, medio e basso livello. Anche se la pandemia ha rallentato leggermente il numero di lavori durante la prima ondata, in questa seconda non ho sentito affatto il declino del mio settore, certo ci sono aziende che hanno chiuso e quindi clienti che sono spariti, ma tanti altri stanno portando qualsiasi esperienza offrano sulla rete.

È esploso il periodo degli streaming e della digitalizzazione degli eventi e questo è ottimo. Per il resto basta solo conoscere le persone giuste, dimostrare cosa si sa fare e curare bene anche la propria persona, sia sui social ma soprattutto al di fuori. Bisogna saperci fare con i clienti, essere venditori ma prima di tutto saper educare la gente alla buona comunicazione che si parli di arte o di commercio. Per finire spero solo di riuscire a creare tutti i progetti che ho in testa nei prossimi anni. Alcuni esulano dalla fotografia o dal video ma sono comunque mie passioni che non vedo l’ora di mettere in pratica e magari chissà insegnare qualcosa a qualcuno, come quando mio padre mi insegnò ad essere curioso.

Michele

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