Liceo in Belgio e le differenze con la scuola italiana: la storia di Giulia

Com’è organizzato il sistema scolastico all’estero, e come si può trovare uno studente italiano? Giulia, 21 anni, ha frequentato gli ultimi due anni di liceo nel suo paese d’origine, il Belgio, ospite dei suoi nonni materni. Diverse materie di studio, sessione d’esame come le nostre università e un ambiente molto diverso le hanno fatto credere di non farcela, eppure si è diplomata ed è stata un’esperienza di cui ora va molto fiera.

Ecco la sua storia!

Liceo in Belgio: le differenze con le scuole italiane

Liceo in Belgio: la storia di Giulia

Ciao a tutti! Sono Giulia, ho ventun anni e frequento il secondo anno di comunicazione d’impresa e relazioni pubbliche all’università Iulm di Milano. Prima di cominciare l’università ho deciso di diplomarmi in Belgio, paese in cui sono nata e che ho nel cuore, ho tantissimi bei ricordi e ogni qualvolta si presenta l’occasione prendo un aereo e ci ritorno. Sono cresciuta parlando francese e italiano, il che mi ha agevolata quando ho deciso di intraprendere quest’esperienza. La difficoltà più grossa avuta inizialmente ha riguardato infatti lo scritto. Ho dovuto imparare in fretta però, dato che le valutazioni orali sono pochissime e si fanno molte verifiche scritte. Il sistema scolastico in Belgio è molto differente da quello italiano: gli orari, le lezioni, il tipo di lavoro richiesto, le aule, il rapporto con i professori e più in generale il modo di concepire la scuola differisce notevolmente. 

Ho deciso di fare il quarto e quinto anno di liceo, l’indirizzo che ho scelto era scienze economiche. Il mio liceo propone diversi indirizzi tra cui scegliere alla fine del quarto anno, si deve compilare un piano di studi molto simile a quello universitario, con materie obbligatorie (francese, storia, geografia, religione, matematica, educazione fisica e una lingua obbligatoria a scelta tra inglese e fiammingo) e altre che si scelgono “su misura” in base all’indirizzo scelto. Il mio orario prevedeva le materie obbligatorie, quattro ore di scienze sociali, altrettante di scienze economiche, e due ore di un’ “attività complementare” che per me era spagnolo. La prima differenza che ho riscontrato è che in Belgio gli anni di scuola sono distribuiti diversamente: sono dodici, divisi in sei anni di scuola elementare e sei anni di scuola superiore, e non tredici come in Italia. Per questo motivo, le classi che ho frequentato erano la quinta e la sesta, che corrispondevano alla quarta e quinta superiore in Italia.

Un’altra notevole differenza è che l’orario scolastico è più lungo ed è “personalizzato”, non tutti i giorni si inizia e si termina alla stessa ora: tre giorni a settimana finivo alle quattro e dieci, un giorno iniziavo alle nove e dieci e un altro ancora, ad esempio, iniziavo alle dieci e un quarto. La mia classe era omogenea solo per quanto riguardava le materie obbligatorie, il resto delle ore mi trovavo con gente di altre classi e soprattutto, non sono i professori che cambiano aula ma sono i ragazzi che si spostano nelle varie classi a ogni cambio d’ora. Un’altra peculiarità è data dal fatto che c’è una vera e propria sessione d’esami a dicembre e a giugno tutti gli anni, i cui esiti fanno media con le prove sostenute durante l’anno scolastico. Questo per me è stato un grande cambiamento, perché non ero abituata a questo metodo.

Sono richiesti molti più lavori di gruppo e presentazioni, non avevamo alcun testo scolastico perché a lezione si prendono appunti ed è su questi che si deve studiare (con annessi dei fogli che distribuivano i professori). Le valutazioni sono su venti punti e non su dieci, e per quanto riguarda gli esami, a dicembre sono su cinquanta punti mentre a giugno su cento. I prof, cosa che non mi sarei aspettata, sono più partecipi (questo è quello che ho risentito io personalmente) nella vita dello studente, forse ciò è dato dal fatto che le ore passate a scuola sono molte di più.

Non si fanno cene di classe a fine anno ma si organizzano tanti pranzi tutti assieme, i cento giorni alla maturità si svolgono in una sala prenotata dalla scuola con servizio di catering e poi con un dj (dunque, anche questo differisce dall’Italia), le feste come il Carnevale vengono festeggiate, ci si traveste tutti, si va a scuola e vince chi ha il costume più bello. Le feste del liceo sono molto diverse da quelle alle quali ero abituata, non si svolgevano in discoteca ma in un grande casolare di campagna, c’erano dei dj ed erano organizzate dagli scout (la più parte di loro, se non tutti erano del mio liceo). Non si usa bere superalcolici ma solo birra, il che è dato sicuramente dal fatto che questo paese è conosciuto come uno dei migliori produttori.

Le uscite al pomeriggio quasi “non esistono ad eccezione del venerdì, in cui si usciva in centro città e si andava nei pub delle varie piazze. La sera è raro andare in discoteca, si fanno piuttosto tante feste e il giorno delle uscite non è il sabato bensì il venerdì. Sono stata accolta calorosamente anche se devo ammettere che, soprattutto all’inizio, non è stata un’esperienza facile. Piccole cose come il gergo giovanile per me rappresentavano una sfida, dovevo sforzarmi per capire e specialmente all’inizio non osavo chiedere. Sono stata dai miei nonni materni durante questi due anni, in quella che reputo la mia seconda casa, ciò nonostante sentivo la mancanza della mia famiglia, delle piccole abitudini e dei miei amici. Ho pensato di non farcela tante volte, i momenti di sconforto ci sono stati eccome e molte volte ho pensato fosse una sfida troppo grossa. Sono sicura però del fatto che è stata un’esperienza che mi ha forgiata, che mi ha fatto vedere molte cose da un punto di vista diverso se non opposto. Ho capito che non si può dire di conoscere un paese finché non ci si vive almeno per un periodo, che anche se un paese è a un’ora di aereo, i valori, le idee e il modo di vivere cambiano radicalmente. Nonostante qualche difficoltà durante il percorso, mi sono diplomata ed è stata una delle cose che mi ha reso più fiera. Consiglierei a chiunque ne abbia la possibilità di fare un periodo di tempo all’estero, durante il liceo o all’università, in un paese vicino o lontano, ma di partire. Si scoprono molte cose, ci si arricchisce, si vede il mondo con occhi diversi, anche i momenti più brutti rimangono piacevoli ricordi e spronano a andare avanti!

Giulia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...