Essere una ragazza alla pari: la storia di Katia

Essere una ragazza alla pari vuol dire imbattersi per un certo periodo in un altro stile di vita, persone che parlano un’altra lingua e abitudini diverse in un luogo lontano dalla propria comfort zone. Se sei indeciso se affrontare o meno questa esperienza eccone una. Katia ci racconta oggi la sua permanenza a Norimberga tramite il programma Au Pair.

Ecco la sua storia!

Essere una ragazza alla pari, la storia di Katia a Norimberga

Ragazza alla pari a Norimberga: la storia di Katia

All’inizio del secondo anno di università ho deciso di fare un’esperienza all’estero. Era da tanto che volevo farla ma la mia università proponeva programmi molto costosi e dai tre mesi in poi. Ho sempre conosciuto il progetto Au Pair ma ho sempre pensato non facesse per me, ma visto la convenienza del progetto ho deciso di dargli una possibilità. Ho deciso di partire per un periodo di tempo minimo, un mese, e il mio obiettivo era fare un’esperienza in Germania e seguire un corso di lingue.

Sono stata fortunata e dopo una ricerca sul sito aupairworld.com ho trovato una famiglia non molto lontana dal centro di Norimberga e ho trovato anche un corso di lingue che avrei seguito la mattina. Il programma Au Pair è molto conveniente, è a tuo carico il volo e il corso di lingue, se lo vuoi fare, mentre le spese di vitto, alloggio e trasporto nel paese sono a carico della famiglia e inoltre vieni pagata più o meno 300€ al mese. Il compito dell’Au Pair è stare in famiglia ed essere una sorta di sorella o fratello maggiore, magari aiutare in casa o aiutare i bambini a giocare o con i compiti.

La mia esperienza tutto sommato è stata positiva, mi è pesato invece il cibo, diversi pasti di fila erano pane e burro e formaggio (non so se fosse scarso per la mia presenza o perché normalmente non mangino molto) e il fatto di dover rispettare orari e ambienti ed esigenze della famiglia. Come lati positivi mi porto a casa un’esperienza di un inserimento totale nella cultura del luogo, un viaggio in autonomia che mi ha fatta crescere e conoscere un paese che non si può conoscere allo stesso modo studiandolo sui libri.

Tutto sommato l’esperienza da Au Pair dipende molto dalla famiglia che trovi, conosco persone che sono state trattate come delle vere e proprie dipendenti che non avevano molto tempo libero e altre persone invece si sono trovate in famiglie che le hanno fatte sentire come vere e proprie figlie maggiori. L’esperienza Au Pair è, a mio parere, per persone che si sanno adattare e che non sono troppo esigenti, questa è infatti un’esperienza che ti butta in tutto e per tutto fuori dalla tua zona di comfort: parti e ritorni da solo, puoi affidarti solo alle tue competenze linguistiche e non puoi contare su qualcuno che gestisca le cose per te, entri nella casa di persone che non conosci e che hanno abitudini diverse dalle tue, a volte che si vanno a scontrare con quello che hai sempre fatto, vivi con persone che ti impongono i loro orari e devi gestirti di conseguenza, ti trovi a parlare con persone che magari per metà non capisci e quando vuoi comunicare con loro a volte fai fatica a farti comprendere.

Penso che però tutto sommato questa esperienza sia importante, non solo per l’apprendimento di una lingua, ma per la crescita personale. Un’ “avventura” in solitaria, in un paese straniero, senza persone che parlino la tua lingua serve per conoscerti meglio e ad imparare che le situazioni scomode ci fanno tirare fuori risorse che nemmeno sapevamo di avere.

Katia

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