Lavorare alla 77° Mostra del Cinema Venezia: l’esperienza di Cristina

Cristina, classe 1996, collabora da diverso tempo con un magazine cinematografico online. Nell’articolo che segue, ci racconta la sua esperienza di lavoro alla Settantasettesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Un’esperienza indimenticabile.

Mostra del cinema di venezia

Lavorare alla Mostra di Venezia: la storia di Cristina

A febbraio le vite di ognuno di noi sono state sconvolte. Abbiamo dovuto imparare una nuova quotidianità, convivere con la paura e tenere viva la speranza. Il numero sempre più alto dei casi, la diffusione del virus in
tutto il mondo e poi il lockdown; insomma, niente era più come prima.
In tale clima, uno dei primi provvedimenti ad essere stato preso è stato l’annullamento dei grandi eventi, troppo pericolosi perché luogo di inevitabili assembramenti. E così è stato anche per manifestazioni e
festival culturali e, tra essi, quelli cinematografici. Una delle perdite più sentite è stato il Festival di Cannes, da sempre tra i più prestigiosi al mondo. Se in molti, pur di non perdere l’opportunità di mostrare film e far parlare di cinema, hanno spostato i propri eventi online, Cannes ha fatto una scelta diversa, ritenendo che una tale organizzazione avrebbe snaturato il festival.
In un tale clima, gli occhi si sono presto spostati su un’altra celebre manifestazione cinematografica: la Mostra di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2020.

Da una iniziale disillusione sulla possibilità di organizzarla, si è gradualmente aperto qualche spiraglio di speranza, fino ad arrivare alla notizia che il festival ci sarebbe stato e si sarebbe svolto completamente in presenza. È qui che è iniziata la mia avventura.

A luglio, infatti, il caporedattore della rivista online per la quale collaboro mi ha chiesto di andare insieme a lui al festival di Venezia come inviata stampa.

All’eccitazione iniziale è susseguito il timore che l’evento potesse essere annullato. Infatti, tra gli insegnamenti che questo maledetto virus ci sta dando, c’è sicuramente il non cantare vittoria troppo presto. In due mesi la situazione avrebbe potuto peggiorare e la Mostra essere cancellata. Se da una parte cominciavo a prepararmi studiando le vite dei registi, guardando tre film al giorno e tenendomi aggiornata su tutte le novità dal Lido, dall’altra non volevo permettermi di emozionarmi troppo, di far crescere in me l’entusiasmo.

Poi le richieste di accredito sono state accettate e al 2 settembre mancava sempre meno. Comprare i biglietti del treno, cercare un alloggio, preparare la valigia: ogni passo che compivo disegnava contorni sempre più definiti all’esperienza che mi apprestavo a vivere e che, in un certo senso, già stavo vivendo. Il treno di andata ha fatto due ore di ritardo. Sul primo vaporetto non mi hanno fatta salire perché c’era troppa gente. Mentre raggiungevo l’appartamento ha cominciato a piovere. Non mi importava. Ero pronta.
Timorosa, ma pronta a donarmi a un’esperienza che avevo più volte sognato ma che, solo sei mesi prima, non avrei mai pensato di poter vivere ad occhi aperti. All’ansia del primo giorno non mancò nulla: notte insonne, sveglia in anticipo, outfit scelto la sera precedente, curiosità, smarrimento e un indelebile sorriso, che nemmeno la mascherina riusciva a nascondere.
È apparso chiaro sin da subito che la sicurezza, a questa 77^ Mostra del cinema di Venezia, sarebbe stata un’assoluta priorità. Misurazione della temperatura all’ingresso, bottiglie di gel igienizzante ad ogni angolo,
controlli costanti sia al chiuso che all’aperto. Una tale organizzazione, a tratti persino severa, ma mai esagerata, mi ha dato la possibilità di vivere al meglio ciò per cui ero stata mandata lì: il cinema.

Mi era già capitato di trovarmi al Lido durante la Mostra, ma solo per un paio di giorni e vestendo i panni della turista curiosa. Questa volta, invece, mi trovavo lì per scrivere, per guardare film in anteprima e recensirli, narrarli, diffonderli. Ero dall’altra parte del vetro: non più semplice spettatrice, ma parte integrante del “meccanismo” del festival.
Raccontare la Mostra, quest’anno, portava con sé una responsabilità in più: coprotagonista della manifestazione, infatti, era il virus. Il festival di Venezia è stato il primo grande evento internazionale in tempi di pandemia, dunque concentrarsi esclusivamente su pellicole e red carpet, tralasciando mascherine e distanze di sicurezza, sarebbe stato ipocrita e ingiusto nei confronti di chi, nei nostri articoli, cercava delle risposte. Perciò mi sono impegnata per un resoconto completo e veritiero: nessun buonismo, nessuna utopia; ma lasciando un po’ di meritato spazio ai sogni, gli stessi di cui il cinema si nutre da sempre.

Mostra del cinema di venezia

È passato poco più di un mese dalla fine della Mostra. La situazione odierna vede l’aumentare progressivo delle restrizioni e lo spettro di un nuovo lockdown, tanto che, se il festival dovesse svolgersi oggi, sarebbe
sicuramente cancellato. Questa situazione mi rattrista e al contempo mi fa apprezzare ancora di più l’esperienza che ho avuto il privilegio di vivere. L’euforia, il desiderio di normalità e l’amore per il cinema che circondavano il Lido di Venezia sono la dimostrazione di quanto le persone sentano il bisogno dell’arte, in ogni sua forma. Il mio augurio è che non ci si dimentichi mai di tale necessità; che tra gli insegnamenti che la situazione drammatica che stiamo vivendo ci sta dando ci sia anche che, semplicemente, senza la cultura non esistiamo in quanto uomini.

di Cristina Sivieri

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