L’orto di Vi: la storia dell’imprenditrice agricola Viviana Leo

Il lockdown per alcuni si è rivelato molto fruttuoso. È il caso di Viviana Leo, imprenditrice agricola di 25 anni originaria di Sutri che ha dato vita al suo piccolo grande progetto: L’Orto di Vi. Recuperando l’azienda agricola di famiglia e mettendo in pratica il sapere del nonno, ha organizzato un orto con tanto di servizio di delivery di verdure biologiche. La sostenibilità è parte integrante del progetto e per il futuro ci sono già molti sogni nel cassetto.

Ecco la storia di Vi!

Orto di Vi

Intervista a Viviana Leo

– Ciao Viviana, parlaci di te. Quali studi hai fatto e come sei arrivata all’Orto di Vi.

Mi chiamo Viviana Leo, sono una giovane imprenditrice agricola e da aprile 2020 ho avviato la mia azienda in risposta al lockdown. Difatti, proprio durante questo lungo periodo di stop forzato, ho deciso di recuperare la vecchia azienda di famiglia “Fratelli Leo” e grazie ai consigli di mio nonno Giuseppe, per tutti Peppe, sono riuscita a organizzare un piccolo orto e fare le prime consegne a domicilio. L’idea di partenza è stata quella di aiutare la mia comunità locale attraverso appunto il servizio di delivery di verdure fresche a km0 e prodotte in maniera biologicamente naturale anche grazie ai miei studi di agronomia, essendomi giusto lo scorso anno laureata in Architettura del Paesaggio. A tal fine, assieme al mio compagno Simone che si occupa di digital marketing, abbiamo aperto i canali social e iniziato a pubblicizzare il servizio online. Da li all’Orto di Vi è stato un attimo, un’evoluzione naturale potremmo dire. E di progetti in corso, per il futuro, ce ne sono davvero tanti: il bello di questo settore è quello di poter sperimentare praticamente all’infinito, se si è veramente curiosi ed entusiasti. Tra tutti, i due progetti che più mi coinvolgono sono senza dubbio il sito, on-line i primi di novembre, e nella prossima primavera il nuovo campo di lavanda con le arnie per le mie amiche apette.

– Perché una giovane ragazza come te decide di dedicarsi al settore agricolo? Quando hai capito che volevi lavorare con e per la natura?

Agricoltura per me significa vita, ricongiungerci con la natura e riscoprire quell’antico legame che ci lega con la nostra Terra, in tutti i sensi. E nello svolgere la mia attività, cerco di trasferire quei preziosi concetti acquisiti durante l’università, come lo sviluppo sostenibile e l’economia circolare. Nel mio piccolo, cerco di restituire al mondo quel che ci regala ogni giorno. Un esempio tra tutti: il packaging dei miei prodotti è interamente plastic free, con buste di carta naturale alimentare riciclata certificata PEFC.
Il mio legame con la natura è qualcosa di innato, un esigenza primaria piuttosto che una scelta. Senza dubbio, l’essere cresciuta in campagna, tra le meravigliose colline del borgo di Sutri nella Tuscia Viterbese, ha ulteriormente accentuato questo mio bisogno di verde. La natura è libertà. 

– Il settore agricolo è in crescita e si sta espandendo soprattutto tra i giovani italiani come te. A cosa è dovuto questo fenomeno per te?

Credo fermamente che il trend continuerà a crescere, ma è quasi normale che sia così: l’uomo moderno, dentro di se, ha capito di essersi allontanato troppo dal suo ambiente primordiale. Il processo che si è innestato, se vogliamo definirlo “di ritorno”, è in verità il risultato indiretto della diaspora culturale delle generazioni che ci hanno preceduto. Credo, o voglio credere, che le nuove generazioni siano più smart delle vecchie, nonchè certamente più green.

Orto di Vi

– Cosa consiglieresti a un ragazzo/a che vuole dedicarsi all’agricoltura come hai fatto tu? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ci tengo particolarmente a condividere la mia esperienza, seppur breve, per lasciare un esempio a chi oggi sente il desiderio di buttarsi in un proprio progetto imprenditoriale, che sia in agricoltura o meno. Credere in se stessi è il primo passo, a volte anche ostinatamente e contro ogni avversità, perchè ce ne saranno sempre e di nuove; avere al nostro fianco amici e parenti che ci sostengono, anche se spesso non capiranno a fondo le nostre scelte; e tentare, correggere, riprovare, riflettere e ricominciare. Quella che amo chiamare “arte del fallimento”. Solo chi semina raccoglie.
Buona fortuna a tutti!

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