Etimologia, parole e la loro importanza: la Rubrica di Mariangela

Viviamo in una società che ragiona prettamente, se non quasi esclusivamente, per immagini e slogan.
Spesso sentiamo usare parole svuotate del loro contenuto, pronunciate quasi a caso e per caso. Quanto sono profonde le radici di una parola e fin dove possono arrivare, andando a ritroso nel tempo e nella storia?

Abbiamo fatto qualche domanda a Mariangela, che sul suo profilo Instagram ha aperto una vera e propria rubrica sulle parole, spiegandone il significato e le etimologie. Il suo obiettivo? Fare capire quanto possa essere affascinante il mondo nascosto dietro ad una semplice parola.

Intervista a Mariangela De Luca

– Ciao Mariangela, parlaci di te. Chi sei e cosa fai nella vita?

Ciao a tutti, mi chiamo Mariangela De Luca e sono una prof. di Italiano, classe 1989,  laureata in lettere classiche. Insegno ormai da tre anni a Milano, la mia città adottiva da quasi dieci anni. Adoro il mio lavoro: non c’è giorno in cui entri in classe di cattivo umore o scoraggiata, perchè sono dove vorrei essere. Se è vero che esiste un fil rouge tra infanzia ed età adulta posso affermare a gran voce di aver dato appieno spazio alla mia vocazione antica: da che io abbia memoria mi sono sempre immaginata così e non potrei (o vorrei) pensarmi in nessun’altra veste. 

– Com’è nata l’idea della tua Rubrica sulle parole?

La passione per le parole è davvero radicata in me: sin da bambina ho sempre letto moltissimo e questo mi portava costantemente a incontrare o scontrare nuove parole. All’inizio mi sembravano complesse, poi piano piano sono diventate parte di me e non mi hanno mai più abbandonato. L’idea della mia rubrica IG “Parole parole parole” nasce da questo amore purissimo verso la lingua, un rapporto quasi infantile fatto di gioia e di continua scoperta. Incontrare una nuova parola desta sempre in me un rinnovato stupore e mi riscopro entusiasta come quando ero bambina. All’incirca un anno fa ho pensato: “Perchè non raccogliere in ordine alfabetico le parole più belle (sotto un profilo letterario, eufonico o più semplicemente strutturale) presenti nella nostra lingua?”E così armata di tenacia, vocabolario (Devoto Oli del 2019) alla mano, ho iniziato questo viaggio. Credevo potesse durare mesi e in realtà è terminato dopo pochissimo, appena trascorso un mese dall’inizio: più passavano i giorni più dedicavo tempo al mio quadernino prezioso, dove “tiravo su con il rampino” le mie parole preferite. L’idea della rubrica, che sorge non a caso sul mio profilo ed è un tutt’uno con esso (proprio come le parole con l’uomo), è stata quasi immediata e consequenziale. Chiaramente la ricerca è sempre in fieri… per fortuna si scovano sempre nuove parole.

– Quando ti sei accorta di avere una passione per le lingue antiche? 

Ho deciso che avrei continuato con gli studi classici già in quarta ginnasio. Lo studio del latino e del greco ha fatto sì che in me si delineasse sempre più la strada lavorativa che poi avrei seguito: più studiavo quelle materie più il mio amore si consolidava e prendeva forma. Neanche a farlo apposta il termine “studium” in latino significava proprio “amore, cura” per poi mutare i connotati in una terribile deriva semantica. Ricordo ancora durante la prova scritta di greco della maturità la mia docente dire a tutta la classe: “Ragazzi rallegratevi nessuno di voi vedrà più un vocabolario di greco…” e poi guardandomi “Ah no giusto, Mariangela proseguirà all’università” (risata generale, la cui natura non so se fosse più catartica o compassionevole).

Con quale obiettivo è nata la tua pagina Instagram @grecolatinovivo ?

La mia collaborazione con Greco Latino Vivo nasce due anni fa a seguito di un articolo, apparso sul corriere, su una mia iniziativa etimologica intrapresa con i ragazzi delle medie dell’IC “Fellini” di Tavazzano: impiegavano gli ultimi cinque minuti per scoprire nuove (ma antichissime) parole. Il fondatore della scuola mi ha contattato e da lì ho proseguito con loro questo meraviglioso viaggio nelle lingue antiche “parlate”. Sono una neofita e ho tantissimo da imparare, per me che a scuola ho imparato le lingue classiche con il metodo classico, cosiddetto “da manuale” (rosa, ae, ae, am, a, a). Sarebbe stato bellissimo iniziare lo studio di queste lingue come un gioco, provando a parlare e pensare come gli antichi Latini/Greci.

-Pensi che il sistema scolastico italiano alimenti, in qualche modo, questo ‘terrore’ nei confronti delle lingue antiche? Perché, secondo te, il greco e il latino sono tra le materie più temute dagli studenti?

Riallacciandomi alla precedente risposta credo che l’apprendimento delle lingue definite, con mio dispiacere,  “morte”,  debba essere ludico o comunque, laddove possibile, capace di creare nuovi orizzonti attraverso metodiche nuove e invitanti, in grado di creare un’atmosfera serena e rilassata. Nei licei classici/ scientifici mi piacerebbe che le due metodiche (la tradizionale da manuale e il metodo “parlato”)  fossero proposte di pari passo, perché pensate come due facce di una stessa medaglia. In alcuni licei avviene, ma in altri il metodo parlato viene ignorato o ancor peggio visto (immotivatamente) con profonda ostilità. Solo diventando parte attiva di un processo di apprendimento si può sperare che una lingua sia più “viva” che mai.

– Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ovviamente diventare di ruolo. Dal conseguimento della mia laurea (nel lontano 2014) attendo ancora il concorso (quest’anno, incrociando le dita, ormai alle porte) e poi chissà…poter continuare a lavorare con le parole in maniere sempre diverse, nel pieno rispetto della loro multiforme natura.

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