“Ascoltami ora” di Maricla Pannocchia: un libro alla scoperta di un altro mondo di ragazzi

Maricla Pannocchia è una giovane scrittrice e fondatrice e Presidente dell’Associazione di volontariato Adolescenti e cancro.

“Leggere storie di ragazzi malati oncologici vuol dire ritrovarsi in un mondo di amore incondizionato, resilienza, forza, capacità di sorridere di fronte alle avversità. Amore per la Vita con la “V” maiuscola di giovani che avrebbero avuto tutti i motivi per essere arrabbiati o tristi” così descrive il suo nuovo libro “Ascoltami ora“.

Una lettura che può far scoprire molti aspetti di un mondo che si conosce ancora poco. Ma com’è nata l’idea di questo libro? Maricla ci racconta la sua storia.

"Ascoltami Ora" di Maricla Pannocchia
“Ascoltami ora” – Copertina

Intervista a Maricla Pannocchia

– Parlaci di te, chi sei, cosa fai nella vita?

Prima di tutto grazie per lo spazio! Mi chiamo Maricla Pannocchia, ho 35 anni e abito in Toscana. Sono una scrittrice e nel 2014 ho scritto un romanzo dal titolo “Le cose che ancora non sai” (che è stato poi pubblicato nel 2017 da Astro Edizioni) che racconta la storia di due amiche adolescenti, di cui una malata di leucemia. Da lì ho aperto la mia Associazione di volontariato Adolescenti e cancro. Oltre a occuparmi dell’Associazione e a scrivere libri e articoli, mi piace viaggiare, conoscere altre culture, andare al mare… sono una persona riservata con tanti e socievole con pochi, innamorata della lingua italiana, sognatrice, un po’ idealista, onesta e un po’ fuori dagli schemi.

– Sappiamo che sei Presidente dell’Associazione di volontariato “Adolescenti e cancro”, perché ha deciso di fondarla e come questa decisione ha cambiato la tua vita? Qual è la mission dell’Associazione?

Come accennavo prima, ho fondato questa Associazione partendo da zero. Per scrivere il mio libro “Le cose che ancora non sai” ho dovuto svolgere delle ricerche visto che la mia conoscenza in tema di cancro infantile e dell’adolescente era, come penso sia normale per chi non ha avuto esperienze dirette, piuttosto limitata. Leggendo storie e guardando video su Youtube di ragazzi oncologici mi aspettavo di trovarvi morte, sofferenza fisica ed emotiva, difficoltà… e certo, vi ho trovato tutto questo, ma soprattutto vi ho trovato ciò che non mi aspettavo: amore incondizionato, resilienza, forza, capacità di sorridere di fronte alle avversità, amore per la Vita con la “V” maiuscola proprio da giovani che avrebbero avuto tutti i motivi per essere arrabbiati o tristi e ho sentito dentro di me il bisogno di fare qualcosa, nel mio piccolo, per questi ragazzi.

La mission dell’Associazione si snoda sue due binari paralleli, da una parte organizzo attività ricreative gratuite che aiutano i ragazzi a conoscere altri giovani in situazioni simili e a sentirsi “normali” a dispetto della malattia e che spesso coinvolgono anche i familiari, regalando del tempo qualitativo da trascorrere insieme; dall’altra parte lavoro duramente per fare corretta sensibilizzazione sul cancro infantile e dell’adolescente, dando voce ai ragazzi e ai loro famigliari attraverso varie iniziative come la mostra fotografica (IN)VISIBILI e il libro “Ascoltami ora”.

Trovo quest’aspetto molto importante perché io stessa prima del 2014 avevo un’idea incompleta, a volte errata della causa. Lavoro anche per smuovere le cose a livello legislativo perché lo Stato dovrebbe supportare le famiglie colpite dal cancro pediatrico in ogni aspetto (finanziare la ricerca, che al momento non riceve molti fondi perché il cancro infantile è considerato “raro”; semplificare la burocrazia; gestione e mantenimento di figure specializzate e ambienti idonei…) perché non può essere lasciato tutto sulle spalle delle Associazioni, delle Fondazioni, dei privati o, peggio ancora, delle famiglie stesse.

– Come nasce l’idea del libro “Ascoltami ora – storie di bambini e ragazzi oncologici”?

Il libro nasce come proseguimento naturale della nostra mostra fotografica online (IN)VISIBILI, che racchiude foto e storie di bambini e ragazzi oncologici; quelli guariti e quelli diventati angeli.

– Quale messaggio vuoi veicolare?

Voglio parlare per bene di cancro infantile e l’unico modo per farlo è, come sempre, attraverso le voci di chi ci è passato o ci sta passando. Sentiamo parlare raramente di cancro infantile e di solito quando succede se ne parla in maniera superficiale o addirittura errata. Il messaggio che voglio far passare è di trasparenza e onestà. Queste storie non indorano la pillola e allo stesso tempo non vogliono spaventare o sconvolgere; raccontano semplicemente la verità.

– Con questa tua opera a chi ti rivolgi? Credi possa aiutare anche altri ragazzi malati oncologici?

Mi rivolgo principalmente alle persone che sono com’ero io prima del 2014, ovvero estranee alla causa, e di conseguenza “ignoranti” al riguardo. Spesso la gente ha paura a pensare al cancro in generale, figurarsi a quello infantile, ma girare la testa dall’altra parte non aiuterà nessuno. Credo sia importante informarsi non solo per conoscere e diffondere i principali sintomi, ancora sconosciuti ai più (e questo spesso porta a ritardi nelle diagnosi), ma anche perché purtroppo ci sono tante cose che non vanno nel mondo dell’oncologia pediatrica italiana e ognuno, nel suo piccolo, può mettersi a disposizione per aiutare una famiglia che lotta o un’Associazione che si occupa di cancro infantile. Onestamente non consiglierei il libro a un ragazzo o una famiglia ancora in cura, perché purtroppo la maggior parte dei giovani protagonisti è volata in cielo. Ci sono però alcune storie di sopravvissuti, che possono motivare chi sta ancora lottando. Il mio consiglio è di far leggere il libro a un genitore o un’altra persona vicino al bambino o ragazzo malato che poi potrà eventualmente scegliere cosa riferirgli e quali storie raccontargli.

– Hai progetti per il futuro (sia riguardo all’Associazione sia di tipo letterario)?

Ho sempre tante idee per la testa, specialmente adesso che sembra che le cose si stiano pian piano smuovendo. Ci saranno delle presentazioni del libro in giro per l’Italia, la prima sarà a breve, il 12 settembre, e poi non vedo l’ora di ricominciare con le attività dal vivo con i ragazzi. Voglio ampliare le mie collaborazioni ed essere una voce sempre più d’effetto per le numerose ingiustizie che ancora coinvolgono l’oncologia pediatrica. Personalmente, questa pandemia mi ha messo addosso una voglia terribile di viaggiare e non vedo l’ora di fare la valigia e ricominciare a muovermi e spero di realizzare, nel 2021, almeno uno di quei viaggi che ti fanno crescere e ampliare gli orizzonti.

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