Un’italiana a Parigi: la storia di Roberta

Cosa può spingere un ragazzo/a a trasferirsi a Parigi?

Lo abbiamo chiesto a Roberta, classe 1996, che dopo aver vissuto l’esperienza Erasmus nella capitale francese, ha deciso di non andarsene via dopo soli sei mesi. Buona lettura!

La storia di Roberta

Quella che doveva essere “soltanto” una delle più belle esperienze della mia vita si è rivelata essere un’occasione inaspettata.

Il primo Settembre del 2017, dopo aver detto salutato la mia facoltà di scienze politiche a Roma Tre, atterro all’aeroporto di Orly per iniziare la mia avventura parigina come studentessa Erasmus. Anche se la mia permanenza a Parigi doveva durare inizialmente 6 mesi, sono ormai 3 anni che vivo qui. Infatti, dopo aver passato mesi incredibili, fatti di nuove amicizie, posti meravigliosi e tanti pains au chocolat, a Febbrario 2018, quando ormai il mio soggiorno Erasmus stava per finire, mi sono detta
“voglio restare ancora”. E cosi è stato.

Le persone che hanno vissuto o vivono a Parigi sanno bene che uno dei più grandi ostacoli della Ville Lumière è quello del trovare casa, e, considerando il poco tempo a disposizione, decido di diventare fille au
pair
fino a Luglio, in modo da risolvere velocemente il problema logement e poter approfittare ancora un po’ di questa città così bella, ma a volte tanto dura. Eh si, perché a Parigi non sempre la vie est en rose! Ciò che bisogna sapere quando si ha 20 anni e si ha voglia di trasferirsi a Parigi è che la ricerca della casa può essere davvero lunga e faticosa (io personalmente ho cambiato 5 case in 3 anni!), gli affitti, come se non bastasse, sono davvero molto alti (circa 600 per uno studio di 10 m2) e in generale il costo della vita è molto elevato.

Non sarebbe però una vera esperienza parigina senza una vita a la bohemien fatta di kebab, scatolette di tonno e il conto corrente sempre in negativo! Per fortuna tutte queste sventure si dimenticano facilmente la prima volta che si entra in una boulangerie per prendere un café
creme
con un pain au chocolat o ancora, quando ci si ritrova seduti sul bordo Senna con degli amici e un buon rosé.

Queste sono solo alcune delle ragioni che mi hanno spinta a prolungare ancora e ancora la mia permanenza in Francia. A Settembre 2018 parto per un nuovo Erasmus, questa volta a Nantes e ancora una volta, quando il soggiorno cominciava ad avvicinarsi al termine, decido di voler restare ancora. Inizio cosi un periodo di ricerca alla Maison de Balzac di Parigi, per poter scrivere la mia tesi sull’amministrazione francese del XIX secolo nelle opere di Honoré de Balzac. Nel frattempo decido di far domanda, senza tante aspettative, per il master in diritto comunitario (primo anno di specialistica) all’università Panthéon-Sorbonne. Il 10 Luglio 2019, il giorno della mia laurea, il sogno si avvera: ricevo l’email di ammissione della Sorbona e il mio soggiorno parigino continua ancora.

Se da un lato il nome Sorbona fa tremare le gambe, dall’altro potete credermi che la quantità (e qualità) di studio non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella delle università italiane. Tuttavia una delle cose che ho apprezzato di più in questi anni nelle università francesi è stata la capacità di rendere gli insegnamenti il più pragmatici possibile, in modo da essere già pronti ad entrare nel mondo del lavoro. Molti miei colleghi, infatti, pur non avendo delle competenze eccezionali, avevano già una o due esperienza lavorative sul loro CV.

Per questo motivo decido di iniziare a mia volta la ricerca di uno stage o lavoro che potesse darmi la possibilità di cominciare a professionalizzarmi. A Marzo 2020 vengo assunta a tempo determinato in una law firm internazionale e inizio a lavorare nel loro dipartimento “concorrenza e antitrust”. Nel frattempo, visto che in Francia i due anni di specialistica non solo sono slegati ma anche non hai accesso di diritto al secondo anno (master 2), devi passare per una nuova selezione. Inizia cosi la corsa matta alle domande di ammissione, sempre avendo l’ansia di fallire e non farcela.

Per la paura faccio domanda a circa 15 corsi di master 2: temevo di non essere accettata da nessuna parte, avendo dei voti nella media (alcuni addirittura insufficienti!) e che la mia condizione di straniera fosse vista come un handicap. Mi sbagliavo enormemente. Quando si fa domanda
di ammissione in un’università francese, bisogna scrivere una lettera di motivazione e da quest’ultima può dipendere la risposta di ammissione.

Nella mia lettera parlai del mio percorso, dei miei progetti per il futuro, ma spiegai soprattutto di come non mi ero lasciata abbattere dai risultati del primo semestre, riuscendo ad arrivare durante il secondo semestre tra i 3 migliori del mio corso. Risultato? 10 ammissioni, 3 su lista d’attesa e solo 2 rifiuti.

Attualmente lavoro come paralegale in un’altra law firm che si occupa di proprietà intellettuale e da Ottobre inizierò il mio master 2 al Centre d’Etudes Internationales de Propriété Intellectuelle di Strasburgo, tutte cose a cui non avrei mai creduto se me l’avessero detto quel primo Settembre 2017.

Parigi è una città bellissima, pero è tanto tanto dura. Ma da questo suo modo di essere si impara a non arrendersi. Quando tutto diventa difficile e inutile basta sollevare lo sguardo e guardarsi intorno per riempirsi gli occhi della sua bellezza e avere la forza di continuare, di insistere e di sognare il futuro che si vuole. Altrimenti una bottiglia di champagne vale comunque!

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