Continuare l’università o andare a lavorare? La storia di Francesco

Essere un giovane di questi tempi è difficile. Veniamo continuamente bombardati da messaggi contrastanti: trovati un lavoro, fai l’università, vai all’estero, fai uno stage, perché non ti iscrivi ad un buon corso di cucina, trasferisciti a Milano, Torino, Bologna… insomma, ci viene detto di fare tutto e il contrario di tutto. Dobbiamo essere competitivi, aggressivi, solidali, capaci, caparbi, astuti, intelligenti, empatici…

Essere un giovane di questi tempi è difficile. Oggi vi proponiamo la storia di Francesco Bossini, classe 1996. Si tratta di un ragazzo sveglio e talentuoso, laureatosi in Lettere presso l’Università Cattolica di Brescia. Poco tempo fa, a un anno dall’inizio degli studi magistrali, Francesco ha avuto una proposta di contratto a tempo indeterminato (a soli 24 anni), per una famosa azienda sportiva. Nell’articolo che segue, Francesco ci racconta i suoi dubbi, le sue paure, le sue ambizioni e le sue speranze davanti a uno dei bivi peggiori per noi ragazzi: continuare gli studi o sistemarsi economicamente?

La storia di Francesco

Una delle scelte più complicate della mia vita. Non che io abbia vissuto una vita lunghissima e ricca di implicazioni, ma questa decisione si è senz’altro rivelata la più complicata nel corso dei miei primi 23 anni di esistenza. Ogni persona si crea un’immagine della vita più o meno singolare nella propria testa e, personalmente, ho sempre trovato nella montagna e nel sentiero che sale verso una vetta la rappresentazione pragmatica più evocativa e immediata per la mia. Non so per quale motivo, ma l’idea di base è che sia sempre e comunque tutto dannatamente in salita. Ci sono ostacoli, pendenze più o meno severe, tratti pianeggianti e talvolta, addirittura, tratti in discesa.

Ciò che è certo è però il presentarsi di tante situazioni, opportunità, durante le quali la nostra persona cresce, non solo esteriormente, ma soprattutto interiormente. Ciò che è ulteriormente certo è che incontriamo numerose persone lungo il nostro percorso, condividiamo con loro parte del sentiero e, a volte, impariamo qualcosa.

Ciò che è certo, infine, è che si fa una fatica tremenda, ma che la soddisfazione è sempre dietro l’angolo, al sorgere dell’alba, dietro uno sperone dolomitico, o al dischiudersi delle fronde boschive. Ciò che non è certo è dove questo sentiero ci porterà, se una destinazione ci sarà per davvero, o se la vita non è altro che un viaggio fine a se stesso.

Credo fortemente che il vissuto di ogni persona sia unico e che il sovrapporsi di situazioni, implicazioni e varianti renda singolare ogni nostra decisione, nonché problema.

Il mio bivio prevedeva la scelta tra il mondo del lavoro e quello degli studi. Ma facciamo un piccolo passo indietro. Ho avuto una carriera scolastica relativamente normale: dopo il diploma mi sono iscritto ad un corso di lettere dal nome lunghissimo e dall’indole molto pratica (da lettere non escono solo filosofi). Una volta messa ‘in saccoccia’ la laurea triennale, ho deciso di proseguire con un corso magistrale in un ambito collegato ai miei studi precedenti. Fin qui tutto nella norma.

Parallelamente alla vita da studente, ho cominciato (decisamente presto) una carriera lavorativa: un po’ per ricerca di indipendenza, un po’ per esigenze famigliari e un po’ per background culturale (sono pur sempre un bresciano DOP).

Insomma, a sedici anni ho cominciato a lavorare come cameriere, mansione che svolsi per quattro anni abbondanti, al termine dei quali mi reinventai come commesso presso un’azienda di articoli sportivi.

Queste esperienze hanno comportato numerose rinunce, soprattutto per quanto concerne le esperienze sociali tipiche di un adolescente e anche ambizioni sportive e sociali tristemente soffocate: se il sabato sera lavori, non puoi uscire con gli amici ecc. Tuttavia, posso affermare di aver vissuto situazioni ed esperienze sociali di altro tipo, sicuramente più significative per la mia vita da adulto.

Ecco che riflettendo su questi anni di sacrificio non ho dubbi sulla strada che ho intrapreso e affermo che sarei pronto a ripercorrere le stesse scelte.

L’alternanza scuola-lavoro non è mai stata un problema a livello di rendita, anzi, parlerei piuttosto di valore aggiunto. La mancanza di “tempo da perdere” e l’abbondanza di impegni mi ha insegnato cosa significhi organizzarsi, rendere oro il tempo di cui si dispone. Io stesso ho cercato di spingere l’asticella del possibile/impossibile sempre qualche centimetro oltre, lavorando sempre di più, alzando sempre più la difficoltà dei miei studi e migliorando di pari passo le mie performance: fino a quando mi sono accorto che il tempo passa, inesorabilmente. In quel maledetto negozio di articoli sportivi ho avuto la fortuna di crescere e dopo numerosi alti e bassi, grazie anche alla mia laurea triennale, sono riuscito a rimanere in azienda e a ottenere un preziosissimo e freschissimo contratto a tempo indeterminato.

Mi sono ritrovato così a viaggiare per tutto il Nord Italia, a lavorare nel settore dello sport e ad essere super impegnato (e super soddisfatto!). Oggi mi occupo di formazione ed eventi e lavoro nel marketing di quella stessa azienda che qualche anno fa mi accolse come semplice commesso con un traballante contratto a chiamata.

Ecco che, dopo il mio primo anno di magistrale e un anno di limbo sono arrivato alla fatidica scelta di abbandonare gli studi. Sono arrivato a questa decisione solo dopo essermi accorto che sarei diventato ciò che odiavo. Il contratto a tempo indeterminato full time era irrinunciabile, visto e considerato che amo quello che faccio.

Sulla base di questo bisognava decidere cosa fare con gli studi. Dopo aver spostato il limite dell’impossibile sempre più in là, mi sono accorto che l’unica alternativa alla rinuncia era andare avanti, dando 2/3 esami all’anno se tutto andava bene. Io, purista del fare tutto entro i tempi pattuiti, mi sono ritrovato a dover ritardare e sforare con i tempi. Non fa per me.

Rinunciare ti colpisce all’onore, ti fa stare male, ti fa dormire male. Stai deludendo qualcuno? O stai deludendo te stesso? O forse devi guardare la cosa da un’altra angolatura?

La svolta è arrivata quando ho spostato lo sguardo sul futuro prossimo e su quello più remoto, cercando di capire dove mi sarei trovato qualora avessi scelto una direzione e dove mi sarei trovato scegliendo l’altra soluzione. Ho cercato di riflettere soprattutto su come mi sarei sentito alla fine di quel percorso; una volta spostato me stesso nei vari scenari futuri mi sono guardato indietro, specificatamente in quel lasso di tempo compreso tra l’oggi e il me momentaneamente nel futuro. Ho cercato quindi di capire quali dei due percorsi mi avrebbe dato più soddisfazioni, mi avrebbe reso migliore e mi avrebbe permesso di godermi meglio la mia famiglia.

Proseguire gli studi avrebbe significato, nel mio caso, andare avanti a studiare e lavorare per molti anni ancora. Il lavoro full time a tempo indeterminato non pone altre soluzioni. Le rinunce sarebbero state troppe e, di conseguenza, i rimpianti. Ritrovarmi a trent’anni, senza aver combinato ancora nulla (questa era la mia fobia peggiore). Inoltre, concludere quegli studi specifici non mi avrebbe portato a situazioni lavorative differenti o migliori di quelle che ho ora, rendendo inutile e fine a sé stesso il compimento forzato del corso magistrale. Dall’altra parte forse la scelta più libera, ma numerosa di ostacoli a sua volta e soprattutto di incognite. Ma quale sentiero non nasconde insidie e incognite sotto il manto nevoso?

Non è molto che ho intrapreso questo sentiero, ma posso affermare che per ora tutto prosegue regolarmente e che di rimpianti non ce ne sono. La salita verso questa fantomatica vetta prosegue e se ci sarà occasione di scambiare ancora due chiacchiere, scoprirete che la vetta va sempre più delineandosi, pur rimanendo inesorabilmente avvolta dietro ad un velo mistico che, ne sono certo, mai scoprirò del tutto. Per ora proseguo in questa ricerca dell’inutile, cercando di non chiedermi troppe volte perché e senza interrogarmi circa motivazioni che dovrebbero, secondo l’uso comune, guidare costantemente le nostre scelte. Seguite i vostri sentimenti, ma sempre ragionandoci un po’ su.

In medio stat virtus.

Francesco

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