Fare il producer a 22 anni: il racconto di Gabriele Fossataro, in arte Niagara

Cosa vuol dire essere un producer? Gabriele Fossataro, in arte Niagara, ha risposto ad alcune nostre domande sulla sua passione per la musica e sul lavoro al fianco di altri giovani artisti come Peter White. Ecco cosa ci ha raccontato.

Intervista a Gabriele Fossataro

Mi chiamo Gabriele Fossataro, in arte Niagara, ho 22 anni, vengo da Roma e nella vita sono un produttore musicale.

Ho iniziato ad affermarmi nel mercato musicale nel 2019 con il disco di Peter White “Primo appuntamento”, interamente prodotto da me.

Ho cominciato ad appassionarmi alla musica elettronica nel 2012, esordendo come dj in vari locali di Roma. La gavetta fatta mi ha portato ad avere una visione più ampia della musica e delle sue infinite sfaccettature. Con il tempo ho iniziato a maturare il sogno di produrre, poi, due anni e mezzo fa, la mia strada e quella di Peter White si sono incrociate.

Avvenne ad una festa di istituto a fine gennaio, Pietro si esibiva e io chiudevo la serata con un dj set. Nonostante fossimo stati allo stesso liceo, ci presentammo solo in quell’occasione.

Il caso volle che Peter cercava un dj che lo seguisse nelle sue prime date, dopo aver chiacchierato durante l’evento capimmo di avere molte affinità artistiche ed iniziammo a collaborare.

Cominciai a seguirlo nei suoi live e man mano che si andava avanti, sempre più gente cantava le sue canzoni sotto al palco. Mi affascinò l’idea che il pubblico potesse urlare a squarciagola le canzoni prodotte da me.

Leggermente imbarazzato, feci ascoltare a Pietro una delle mie tante basi lasciate in fondo a qualche “nuova cartella”. Lui piacevolmente sorpreso mi propose di cominciare a fare qualcosa insieme.

In quel periodo ero anche iscritto alla facoltà di ingegneria clinica all’università “La Sapienza”. Mi trovai di fronte a un bivio: da una parte una facoltà difficile di cui però avevo una visione chiara, dall’altra una grande passione che culminava con un salto nel vuoto.

Mi venne presentato G Ferrari, che oggi è un caro amico e che agli inizi mi diede un grande aiuto nel muovere i primi passi in questo mondo. G affittava uno studio all’interno di una scuola di musica. Si liberò una stanza adiacente alla sua e Peter mi propose di lavorare insieme al suo primo disco ufficiale per un’etichetta discografica.

Decisi di prendere la strada più incerta, lasciando gli studi e spostandomi lì insieme a loro, cominciando a investire i miei risparmi in attrezzatura professionale e concentrandomi solamente sulla musica.

Ho trasformato il mio sogno più grande nel mio lavoro.

La figura del produttore ha subito una variazione nel corso degli anni e ognuno la intende in maniera diversa. Io ritengo che il producer debba racchiudere più ruoli all’interno della sua definizione: deve possedere capacità musicali, un’analisi critica nella scelta dei suoni e soprattutto la voglia di condividere e sperimentare con gli autori e i musicisti che lo accompagnano nei vari progetti.

Per la mia esperienza personale, la creazione di una canzone si svolge in questo modo: pensare ad un giro di accordi e all’arrangiamento che possa ispirare l’autore nel testo e nelle linee melodiche, identificare la struttura che rispecchi al meglio il brano e scegliere i suoni più giusti per dare originalità al pezzo.

La difficoltà principale di tutto ciò? Le note (tolte le varie alterazioni) sono da sempre sette. Questo vuol dire che per riuscire a non risultare banali occorre trovare la propria identità artistica.

Come si fa? Ricercando il proprio sound e applicandolo a produzioni di ogni genere. In questi due anni passati ho avuto la fortuna di collaborare con artisti di quasi tutte le principali etichette discografiche italiane.

Tra gli artisti con cui mi piacerebbe lavorare nel mercato italiano ci sono sicuramente Gazzelle e Tedua. Per quanto riguarda il mercato americano invece, Post Malone e The Weekend.

L’unico consiglio che posso dare consiste nell’imparare a suonare uno strumento musicale perché, per quanto talento uno possa avere, è essenziale possedere delle basi teoriche. Inoltre, sembrerà scontato, ma sperimentare ed esercitarsi costantemente sono due fattori che permettono una crescita completa sia da un punto di vista tecnico che creativo.

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