Arte, tecnologia e intelligenza artificiale: il caso del Ritratto di Edmond de Belamy

Da decenni ormai, la tecnologia è entrata a piena regola nella nostra quotidianità, arrivando a coinvolgere anche coloro che si sono sempre mostrati restii nei confronti dell’impiego delle macchine a servizio dell’uomo nei diversi ambiti, arte compresa.

Il rapporto che intercorre tra l’arte e la tecnologia affonda le sue radici nell’Antica Grecia, dove già si affermava una stretta relazione tra l’arte e la tecnica, dal greco tèchne, “saper fare”. Nella storia, poi, diversi sono stati i grandi studiosi che hanno affermato una relazione tra l’arte, la natura e la scienza: primo tra tutti Leonardo da Vinci, che credeva fermamente in una contaminazione dei saperi.

Con l’avvento della fotografia e del cinema, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, si diede avvio alla rivoluzione tecnologica che, contrariamente a quanto si pensava, fu di grande ispirazione per i movimenti del Dadaismo, Surrealismo e Spazialismo, consacrando la riproduzione fotografica nell’empireo delle arti.

La vera rivoluzione, però, vi fu con Lucio Fontana e il “Manifesto del Movimento Spaziale”, nel quale l’artista affermava che la realtà ormai ci poneva di fronte ad un cambiamento che prevedeva, che le opere realizzate da artisti/scienziati conducessero il fruitore verso linguaggi nuovi, lontani dal concetto stesso di opera d’arte intesa in senso tradizionale.

Oggi come allora, il mondo dell’arte si muove più velocemente delle regole, mentre l’evoluzione scientifica e tecnologica avvenuta negli ultimi vent’anni ha fortemente influenzato la società e il modo di concepire l’opera d’arte stessa. Siamo continuamente posti di fronte a opere frutto di sperimentazioni tecnologiche, tanto da domandarci se possano essere davvero identificate come tali.

Dato questo loro carattere rivoluzionario spesso, anche dal punto di vista giuridico, esse si scontrano con un tessuto normativo fermo e un concetto di “arti” più tradizionale, mentre l’artista, il collezionista, il gallerista e il visitatore di un museo si trovano sempre più a confrontarsi con opere realizzate da software e dall’intelligenza artificiale, con nuovi metodi di autenticazione dei capolavori artistici e con nuove modalità di fruizione che seguono i nuovi trend del mercato finanziario.

Ma possono essere considerate opere d’arte quelle realizzate completamente dall’Intelligenza Artificiale (AI), ovvero opere realizzate dalle macchine senza l’ausilio dell’uomo? Gli esperti del settore e gli scienziati si sono sempre interrogati a questo proposito, presiedendo dibattiti, convegni e scritti in materia, dato che l’evoluzione scientifica ha raggiunto livelli inesplorati negli anni passati, portandoci ad assistere ad opere create interamente da un computer e vendute all’asta per 423.500 dollari.

È il caso dell’opera Ritratto di Edmond de Belamy de la Famille de Belamy, frutto di un algoritmo elaborato dal collettivo francese Obvious, composto da tre giovani laureati sotto ai 30 anni: Pierre Fautrel, Gauthier Vernier e Hugo Caselles-Duprè. Il dipinto è stato venduto dalla rinomata casa d’asta Christie’s, nella categoria Prints & Multiples, il 23 ottobre 2018 all’incredibile prezzo di 432.500 dollari, segnando il record per il prezzo più alto mai battuto in un’asta per un dipinto realizzato da una macchina.

Edmond de Belamy, from La Famille de Belamy

Il sistema, utilizzato dal collettivo francese, è stato realizzato con la tecnica “GAN” (generative adversarial network), sviluppata dal ricercatore Ian Goodfellow per Google Brain. Il collettivo ha utilizzato un software al quale ha fornito un algoritmo e 15.000 ritratti realizzati dal quattordicesimo al ventesimo secolo ed il sistema ha prodotto in modo autonomo delle opere, tra quali il Ritratto di Edmond de Belamy

L’algoritmo, la cui formula matematica è posta in basso a destra del quadro, come fosse la firma di un artista, è basato su un “Generatore” che crea la nuova immagine e un “Discriminatore” che fa da antagonista, tentando di discriminare quale immagine sia opera di un essere umano e quale dell’algoritmo. L’obiettivo è di far pensare al “Discriminatore” che le nuove immagini siano veri ritratti.

Ma perché quest’opera ha causato così tanto clamore?

Perché si è arrivati ad un punto di non ritorno. Qualcosa è definitivamente cambiato: nel tempio dell’arte è entrata prepotentemente l’Intelligenza Artificiale quale entità capace di un autonomo processo creativo. 

La critica come sempre è divisa: si tratta di decidere se quello che i ricercatori hanno creato possa essere chiamata o meno opera d’arte. Per risolvere la questione, scrive Ahmed Elgammal, direttore dell’Art and Artificial Intelligence Lab alla Rutgers University, sono state poste ai visitatori le seguenti domande:  “Do you think this painting was produced by a machine or by a human artist?” e “How inspiring do you find this work?”, che hanno portato alla constatazione che i visitatori non trovavano quasi nessuna differenza tra l’opera realizzata con l’algoritmo e un’opera d’arte realizzata da un pittore; oltre a ciò, molte persone si sono dette di essersi sentite più ispirate dall’opera realizzata dalla macchina.

Ma chi può essere considerato in questo caso il titolare dei diritti d’autore? Il costruttore della macchina, il creatore del software, il proprietario della macchina o la macchina stessa? In materia giudica diverse sono le risposte che vengono dalle rispettive corti di Giustizia di Paesi come Inghilterra, Francia, Italia, Stati Uniti e Spagna, dove si è dibattuto sull’argomento con esiti differenti.

Innanzitutto è importante, però, distinguere le opere create dall’artista attraverso l’utilizzo dell’AI e quelle create in via autonoma dall’AI (in questo caso si tratta dell’utilizzo di opere create dalle cosiddette Learning Machines attraverso l’utilizzo di algoritmi).

La linea di confine però è sottile, e sta nel rinvenire a monte del processo “produttivo” della macchina la programmazione “creativa” di un soggetto umano che sarà l’autore dell’opera.Ciò che emerge chiaramente è il fatto che l’AI possa originare una serie di infinite possibilità nel regno creativo. Infatti, è dall’unione tra il lavoro degli artisti, che lavorano con le macchine per creare qualcosa che deve ancora essere immaginato, e gli algoritmi, mossi da complessi parametri matematici, che si apre una miriade di risultati.

Ma allora, qual è il fattore creativo di questo processo? Non dimentichiamo che l’algoritmo ha bisogno di essere seguito per mesi prima di produrre qualcosa di lontanamente interessante. 

E che cosa si vuole ottenere? Solamente un risultato estetico o qualcosa di più? Il prodotto finale è il risultato di un lungo processo di attenta selezione dei dati di input, di calibrazione dei parametri matematici e poi di verifica dei risultati per trovare quello più vicino a ciò che si desidera. Molti sono, dunque, i quesiti che si pongono: da quelli di tipo etico e sociale a quelli economici e legali.

Al di là delle dissertazioni giuridiche bisogna, però, riconoscere che la sperimentazione dell’AI sia già di per sé opera d’arte, frutto di un pensiero geniale e che quel connubio tra le due culture a cui tanto anelava Charles Snow, sostenendo che la mancanza di comunicazione tra il mondo della scienza e il mondo umanistico portava alla mancata soluzione dei problemi del mondo, non fosse così insensato. Forse, dunque, non ci resta che sperare in un sempre più convinto avvicinamento estetico-tecnologico tra le due discipline per un futuro migliore.

di Sara Iadicicco

2 pensieri su “Arte, tecnologia e intelligenza artificiale: il caso del Ritratto di Edmond de Belamy

  1. A me che la tecnologia interagisca con l’arte non disturba , anzi io stessa mi diverto a giocare con il computer e la grafica digitale, quello che vorrei tuttavia è che non diventasse la “pittura” del futuro, ma uno dei tanti modi di esperire l’arte. Molto interessante!

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  2. RDM

    articolo molto interessante, forse parafrasando “l’arte è nell’occhio di chi guarda”? è notevole in ogni caso come la velocità con cui si muove la IA, anche in fatto di arte, basta andare su Artbeeder per rendersene conto. Spero a presto una IA che possa aiutarci nella stessa maniera in ambito medico e filosofico

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