Perché studiare giapponese: la storia di Irene

La mia passione per il Giappone e la sua lingua è nata in modo piuttosto inaspettato.

Durante gli anni delle scuole superiori ho avuto la possibilità di partecipare diverse volte al Romics (fiera internazionale sul fumetto, animazione, cinema, videogiochi e intrattenimento che si tiene a Roma), un evento molto vivace che mi ha subito incuriosita e che nel tempo mi ha permesso di avvicinarmi un po’ alla cultura giapponese… ma nemmeno troppo.

Grazie a questa fiera iniziai ad acquistare qualche manga e mi appassionai all’universo di Bleach, Death Note e Nana; in libreria trovai per caso un romanzo di Kyōichi Katayama e uno di Takuji Ichikawa che mi attirarono semplicemente per la copertina e che, da lettrice appassionata, finii in pochissimo tempo; girovagando tra gli scaffali scoprii il romanzo “Memorie di una geisha” di Arthur Golden, una storia mozzafiato che subito mi conquistò e divenne la mia preferita, insieme al film che ne è stato tratto; per merito di un dvd di mio fratello vidi molte volte anche il film “L’ultimo Samurai”, che racconta la storia di uno dei guerrieri più famosi del Giappone. Questi piccoli tasselli mi incuriosirono abbastanza da volerne sapere di più e posero le basi per la mia futura scelta accademica.

Quando arrivò il momento di decidere cosa studiare all’università non avevo le idee ben chiare e c’era solo una cosa di cui ero certa: ero sempre stata brava con le lingue straniere, mi avevano interessata fin dalla scuola elementare e avrei voluto continuare questo percorso. L’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” mi sembrò l’opportunità migliore: offre diversi percorsi di studio, come ad esempio “Lingue e culture comparate” e “Mediazione linguistica e culturale”, con una vastissima selezione di lingue di ogni parte del mondo: in aggiunta alle lingue europee sono presenti arabo, cinese, swahili, coreano, persiano… e molte altre ancora. Una di queste era proprio il giapponese e appena ne venni a conoscenza non ci pensai due volte: sarebbe stata sicuramente una delle lingue che avrei iniziato a studiare.

È stata una scelta completamente ad occhi chiusi. All’epoca di questo Paese sapevo davvero poco e prima di iniziare le lezioni, a differenza di molti miei colleghi futuri, non mi informai molto né sul metodo di scrittura, né sulla pronuncia, né tantomeno sulla struttura grammaticale. Volevo che fosse una scoperta e una sorpresa continua (e così, poi, è stato). Ho sempre voluto distinguermi in un modo o nell’altro e il mio desiderio più grande era imparare a parlare una lingua conosciuta da pochi, scrivere dei caratteri che non molte persone avrebbero compreso. Non avrei mai immaginato che questa scelta si sarebbe trasformata in una delle mie più grandi passioni, che coltivo ancora oggi.

Scegliere di studiare giapponese all’università non mi ha portato solo conoscenze linguistiche, ma molto di più. Mi ha fatto conoscere una cultura completamente diversa dalla nostra sotto molti aspetti; per merito della professoressa Iazzetta, poco per volta mi sono appassionata alla letteratura, quella che a volte si rivela anche un po’ bizzarra e ti lascia dubbioso, ma che ancora oggi leggo spesso per puro piacere; mi ha fatto scoprire che una frase non è solo un insieme di kanji (caratteri di origine cinese), hiragana e katakana (alfabeti sillabici fonetici), ma che ogni kanji ha anche una storia a sé tutta da raccontare; il Bunraku (teatro delle marionette) mi incuriosì talmente tanto da scriverci anche la mia tesi di laurea. Questo percorso mi ha fatto comprendere che lo studio di una lingua così complessa porterà ad affrontare costantemente molti ostacoli, ma che si potranno sempre superare con impegno, perseveranza, costanza e fiducia. E non di poca importanza: mi ha fatto incontrare alcune persone che ancora oggi sono miei grandissimi amici, con cui posso facilmente condividere l’amore per questo Paese.

Tutt’a un tratto, durante i primi anni, mi ritrovai a cercare informazioni su possibili mete da visitare ed itinerari da percorrere, e di conseguenza a risparmiare i soldi necessari per un viaggio in Giappone. Riuscii a metterne da parte abbastanza per trascorrerci un mese intero in compagnia di una delle mie più cari amiche, spostandoci dalla capitale fino ad Hiroshima e visitando numerose tappe. È stato nel momento in cui sono atterrata nell’aeroporto internazionale di Tōkyō Haneda che ho capito che, nonostante le mie ancora scarse abilità linguistiche e il futuro incerto, avevo fatto la scelta giusta e non me ne sarei mai pentita; mi sono sentita subito “a casa”, estasiata, mai quanto qualsiasi altro viaggio che abbia fatto da allora. È fin qui che una scelta universitaria mi ha portata, non è stata solo una scelta di carriera ma mi ha reso anche una persona più completa.

La mia passione è nata per caso, da un piccolo istinto; è stata coltivata un po’ per piacere, un po’ (in alcuni periodi) per dovere di studi; infine è divenuta il mio interesse più prezioso.

Se non siete sicuri della vostra decisione, osate. Non sapete ancora dove vi porterà: potrebbe rivelarsi anche per voi un’esperienza indimenticabile, che non farà altro che arricchirvi! E in caso contrario, sarete sempre in tempo per cambiare percorso e scegliere qualcosa che reputerete più affine a voi (come d’altronde ho fatto anch’io con la mia seconda lingua). 頑張ってね!

di Irene Burricco

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