Intervista ai Baryonyx: il duo alternative rock di Livorno

Baryonyx sono un duo nato in Toscana, a Livorno, nel 2006 con Matteo Ceccarini alla voce e Antonio Morelli alla chitarra. Il gruppo è di alternative rock con influenze elettroniche.

Nel 2010 esce il loro singolo Pensieri e nel 2012 è la volta della pubblicazione dell’EP Trias in cui spiccano le canzoni NoSen e Nuvole di Vetro. Da lì i Baryonyx hanno iniziato la scalata verso il successo grazie al consenso sia a livello radiofonico che live e televisivo.

Conosciamoli meglio in questa intervista!

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Nuova canzone Stiamo lavorando a casa

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Parlateci di voi. Come nasce il vostro duo?

Antonio: Io e Matteo siamo sempre stati amici fin da piccoli e la questione band è nata quasi per caso nel 2006 quando iniziammo a prendere insieme lezioni di chitarra. Quasi subito iniziammo a scrivere pezzi nostri, ovviamente all’inizio molto semplici, però ci piaceva di più che suonare le cover. Nel tempo poi la cosa si è consolidata ed è nato proprio un progetto di band.

Da dove nasce il vostro nome d’arte?

Matteo: Il nostro nome d’arte deriva da un dinosauro vissuto circa 65 milioni di anni fa. Volevamo utilizzare un nome intraducibile in tutte le lingue e visto che amiamo i dinosauri abbiamo optato per Baryonyx.

Qual é il primo ricordo che avete della musica?

Antonio: Se intendi la musica suonata il primo ricordo sicuramente è legato alla mia prima chitarra che mio padre comprò molti anni fa per 10.000 lire. Non era esattamente uno strumento al top però la sentivo mia e in un certo senso ci rimarrò sempre legato. I primi mesi di studio di uno strumento sono forse i più difficili, in quel momento non avrei mai detto che mi sarei appassionato così tanto alla musica.

Per chi scrivete? Vi rivolgete ad un pubblico ‘ideale’?

Antonio: Non c’è un pubblico ideale, diciamo che c’è un pubblico ormai consolidato e che più o meno conosciamo. Le nostre tematiche sono molto attuali e rispecchiano un po’ lo stile di vita moderno: raccontano storie di vita. La musica invece è qualcosa di veramente nostro, ci piace comporre in un certo modo e vediamo che anche chi ci ascolta lo apprezza molto.

Chi dei due scrive i pezzi?

Antonio: Diciamo che siamo equamente ripartiti tra la componente musicale e la componente testuale.
Matteo butta giù una bozza di canzone e si occupa poi di curare per bene i testi, mentre io mi occupo dell’arrangiamento del brano e compongo le varie partiture strumentali. È un bel gioco di squadra e finora ha dato i suoi frutti.

Cosa volete comunicare ai vostri fan e ascoltatori?

Matteo: In ogni brano cerchiamo sempre di cambiare la mood provando a diversificare il risultato soprattutto provando ad imprimere ogni volta un sapore diverso.

Il vostro pezzo, Birramisú, esprime il comune senso di malinconia che abbiamo provato tutti, durante la quarantena. Quanto hanno inciso, quei giorni chiusi in casa, sulla vostra scrittura?

Matteo: Birramisù è stata scritta durante la quarantena ed è scaturita da un lontano ricordo di quando andai a mangiare appunto il Birramisù a Monteriggioni. Il brano gira tutto attorno a questo ricordo e trasmette a tratti la sensazione di paranoia che ho provato in questi ultimi mesi. Il brano è stato registrato nelle nostre case con una chitarra, un piano elettrico e un iPhone.

Cosa pensate della scena indie italiana di oggi? Chi sono i vostri artisti preferiti?

Matteo: La scena Indie italiana di oggi è come un calderone ricco di sonorità e allo stesso tempo pieno di gruppi/artisti clone. Noi abbiamo sempre voluto differenziarci sperimentando nuove sonorità e tematiche infatti ci sentiamo unici in ciò che facciamo. Il mio attuale gruppo Indie preferito è senza
dubbio Popx.

Pensate sia difficile affermarsi in questo genere?

Antonio: Credo che in generale affermarsi nella musica al mondo d’oggi non sia per niente facile. Internet ha sicuramente dato possibilità a chiunque di potersi mettere in gioco e questo ha un po’ mischiato le carte. Spesso si corre il rischio di lasciare solo al fattore economico il differenziale: chi ha più denaro da spendere ha più possibilità. Noi abbiamo sempre voluto puntare solo sui nostri mezzi lasciando alla musica il compito di farci conoscere. Finora ha pagato, speriamo duri ancora. In un certo senso bisognerebbe capire cosa si intende per affermarsi; esiste il grande pubblico, che però viaggia più su cose mainstream, e poi c’è il pubblico di nicchia che apprezza di più qualcosa di ricercato. A noi piace avere un nostro pubblico, che ci ascolti per quel che siamo e scriviamo. Una grande famiglia Baryonyx.

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