Gustave Klimt: la vita e la rappresentazione delle donne

Gustave Klimt: una breve biografia

Gustave Klimt nasce nel 1862 in un sobborgo di Vienna. Nel 1876 entra con una borsa di studio alla Scuola d’arti e mestieri del Museo austriaco per l’arte e l’industria e si esercita nella pittura ritraendo le sorelle. A poco più di vent’anni, nel 1884, avrà modo di studiare i grandi artisti del Rinascimento italiano, quali Michelangelo e qualche anno più tardi, visiterà alcune delle grandi città d’arte del nostro paese, come Venezia e Trieste.

Nel 1897 entra nella neonata Unione degli artisti figurativi d’Austria, o Secessione, con ben diciannove artisti austriaci e collabora alla rivista del movimento, intitolata “Ver sacrum” (“Primavera sacra”). Si dissocerà dalla Secessione solo nel 1906, dando vita alla Kunstschau. Morirà nel 1918 a seguito di un viaggio in Romania; Egon Schiele lo ritrae nel suo letto di morte.

Gustave Klimt e le donne

“Aveva cento legami: donne, bambini, sorelle che per amor suo diventavano nemiche tra loro”. È così che nella sua autobiografia Alma Mahler, compositrice e scrittrice austriaca, descriverà Gustave Klimt. I legami assoluti ed esclusivi sono nemici dell’arte.

Siamo in un momento storico del tutto particolare, quello della Secessione viennese, in un tempo in cui la figura femminile viene associata, nei settori più diversi, come la pittura e la letteratura, a quella della femme fatale. Una donna è una bomba contro la creatività, una strega pronta a portare via l’energia vitale dell’uomo e a farlo sprofondare nella banalità del tutti-i-giorni-tutto-il-giorno.

Alcuni tra i più grandi pittori, come Munch e Rodin, rimasero celibi. E allora perché quasi tutte le opere di Gustave Klimt sono troneggiate da una donna? Perché l’uomo, idiosincratico nei confronti della femminilità, vista come minaccia e stregoneria, non può fare a meno che accostarcisi?

Le tre età della donna – Klimt

Il dipinto che rappresenta di più quest’attrazione nei riguardi della figura femminile è forse “Le tre età della donna”, dipinto realizzato nel 1905 e oggi esposto a Roma, presso la Galleria Nazionale d’arte moderna. Su uno sfondo reso vivo dalle luccicanti cromie di Klimt, destinate a diventare famose in tutto il mondo, si stagliano, al centro, tre figure femminili disegnate con un segno grafico estremamente sottile e leggero, riempito da tinte più sobrie e pastello che si alternano a colori più fulgidi, come l’azzurro del velo che abbraccia le gambe della donna dai capelli arancioni e i piedini della bambina che ha in braccio.

La gioventù è rappresentata a destra, immortalata in un caldo e tenero abbraccio, mentre la terza età è rappresentata in secondo piano a sinistra, piangente su se stessa e incapace di scoprirsi il volto, quasi a voler nascondere i segni indelebili che il tempo le ha lasciato sulla pelle.

Penso che il modo in cui Klimt rappresenti la figura della donna sia unico in tutto il panorama artistico di primo Novecento. C’è una delicatezza, un’attrazione e un senso di mistero che avvolge le sue figure femminili, facendole sembrare quasi delle sirene, delle creature magiche provenienti da una nuova realtà, più imperscrutabile e sacra di questa.

di Giovanna Pasciuto

2 pensieri su “Gustave Klimt: la vita e la rappresentazione delle donne

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