I racconti del mistero di Edgar Allan Poe: la recensione di Paola

Copertina “I racconti del mistero”

I racconti del mistero: recensione

Enigmatico quanto terrificante: comincio così la recensione di questo classico senza precedenti: “I racconti del mistero” di Edgar Allan Poe.

Un autore molto differente dagli altri, il quale non solo viene ricordato come padre fondatore del genere grottesco e del thriller ma anche come il primo precursore indiretto di quello che, dopo di lui, diventerà la scienza sullo studio della psiche umana. Edgar, attraverso i suoi racconti indaga totalmente su questo aspetto dell’animo umano, facendo precipitare il lettore in un mondo del tutto nuovo e diverso dall’ordinario; un mondo in cui la paura, l’angoscia e il terrore dominano la mente portando persino l’essere umano a fare delle cose aldilà dell’immaginazione attraverso, come lo chiama lui, il genio della perversione. Ma cos’è esattamente?

Il genio della perversione, secondo Edgar, è una sorta di demone che si lacera all’interno del nostro animo umano. È un essere primitivo che fa parte di noi stessi e vive all’oscuro, coperto da quei principi morali ed etici che permettono di vivere all’interno della nostra società. Ma quando questo demone esce al di fuori, si innesca nella nostra mente come un’idea, una piccola idea che all’inizio sembra impensabile da attuare, ma man mano che passa il tempo arriva persino a logorare l’anima trascinando infine l’uomo all’inevitabile atto. Ma quale idea potrebbe essere? Può essere una qualsiasi idea rivolta ad un atto che non può essere fatto perché semplicemente non deve essere fatto, ad esempio un adulterio o peggio, uccidere qualcuno.

La prima cosa che penserete sicuramente è che un uomo che si fa guidare da questo istinto primitivo è un malato mentale, un pazzo che non distingue il giusto dallo sbagliato e quindi non in grado di ragionare, ma la novità di quest’autore sta proprio in questo: egli mette in evidenza come in realtà questo genio possa anche nascere nella mente della persona più lucida e normale del mondo, abbattendo in questo modo quel divario che separa la normalità dalla pazzia, la regolarità dalla follia più totale e infine spinge l’uomo alla confessione del delitto con un senso di colpa che mutua nella enfatizzazione delle sue peggiori paure e ossessioni che lo portano all’estremo della sua distruzione.

Questa sorta di genio lo troviamo in quasi tutti i suoi racconti, scritti per la maggior parte in prima persona come dei monologhi, in cui il protagonista di ogni racconto spiega con lucidità l’azione e la perversione che lo ha portato al compimento di un omicidio. Da qui, si può notare come la morte sia presente in tutte le sue sfaccettature: da una forma violenta e perversa come nel racconto del “Il cuore rivelatore” fino a diventare una vera e propria unione con essa, come viene descritta nel racconto “Il colloquio di Monos e Ura” in cui lo stesso individuo descrive in ogni dettaglio la sua morte e la sua sepoltura come se in realtà fosse sempre stato vivo.

Visto le tematiche piuttosto cruenti e forti dei racconti, che sono comunque accompagnati da una scrittura articolata ma allo stesso tempo fluente, quest’ultima permette al lettore non solo di comprendere al meglio le storie nell’insieme ma attraverso la sua penna lo fa immergere completamente coinvolgendo la sua sensibilità.

Se siete amanti dell’orrore, quello mentale e psicologico vi consiglio vivamente la lettura di questo libro come di qualsiasi sua opera. È un autore che senza alcun dubbio merita di essere letto.

di Paola Pignataro

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