Diversità e pregiudizi: com’è vissuto l’orientamento sessuale?

FreedArte ha come obiettivo principale dare uno spazio a tutti i ragazzi che sentano il bisogno di esprimersi e il tema della diversità e dei pregiudizi ad essa correlati sono un argomento che ci sta particolarmente a cuore, come abbiamo già detto nell’introduzione della rubrica e come abbiamo dimostrato raccontando storie come quella di Greta e quella di Andrea.
Oggi, continuando a raccontare esperienze di ragazzi e ragazze che per la società sono considerati “diversi”, presentiamo le storie di Serena, Andrea e Samuele.

Quant’è difficile per ragazzi e ragazze ammettere agli altri il proprio orientamento sessuale? Come si può sentire una persona bisessuale o omosessuale di fronte ai pregiudizi? Ecco le loro testimonianze.

Gay pride – Pixabay

Serena, 26 anni

Penso che essere bisessuali sia più facile che essere gay. Ovviamente questo vale per me, non é un pensiero che estendo a tutto e a tutti.
Essere bisessuale per me é più facile, a volte, anche dell’essere eterosessuale. Perché se dico a mia madre che esco con un ragazzo, lei storce il naso, si preoccupa, vuole sapere di chi si tratti. Quando esco con una ragazza, a mia madre non interessa neanche sapere chi é. Questo perché, ovviamente, mia madre non sa della mia bisessualità.
La mia sessualità non mi turba. L’unica cosa negativa che ricordo, é la sensazione, quando si é in giro con l’altra persona, di frustrazione. Si é frustrati perché si ci guarda un po’ sempre attorno e perché non si é liberi di stampargli un limone in mezzo ad altre persone, cosa che faresti più che tranquillamente con una persona del sesso opposto. L’unica cosa che ho pensato in quel momento é stata: quanto deve essere (purtroppo) ancora difficile essere gay nella nostra società.

Andrea, 23 anni

Omofobia, una parola a cui non tutti fanno caso; è una parola che spesso trasforma il carnefice in vittima. Omofobia letteralmente è “paura, avversione nei confronti di persone omosessuali”.
La paura è un sentimento che proviamo nei confronti di qualcuno o qualcosa che potrebbe farci del male, no? Invece in questo caso è proprio l’omofobia a fare del male.
Ogni giorno sono circa 50 le persone che contattano sportelli per denunciare discriminazioni e violenze e bisogna calcolare che solo un ragazzo su 60 decide di denunciare. Il 34% degli studenti italiani pensa che l’omosessualità sia qualcosa di sbagliato, il 10% pensa che sia una malattia e il 27% dichiara di non volere un gay come compagno di banco.
Lo scorso anno avevo deciso di aprire un Box per le domande su Instagram e chiedere ai miei follower LGBT se avessero mai subito atti di violenza verbale e/o fisica. Le risposte che ho ricevuto sono state a dir poco sconvolgenti.
Molti mi hanno detto che sono stati cacciati di casa dai propri genitori, altri che non hanno ancora fatto coming out perché i genitori sono dichiaratamente omofobi. Un ragazzo mi ha detto di essere stato più volte insultato e di aver subito atti di violenza da gruppi di adolescenti. Circa dieci ragazze lesbiche mi hanno detto di essere state importunate da ragazzi che volevano vedere “due ragazze baciarsi” e, in alcuni casi, di ragazzi che chiedevano a queste ragazze di fotografarsi durante l’atto sessuale e poi condividere il materiale.
Io stesso ricordo un episodio che mi ha segnato. Ero in una famosa discoteca gay di Roma con degli amici omosessuali. Volevamo passare una serata divertente e ricordo che mi sono divertito molto e non ho visto nulla di diverso da ciò che si vede in una qualsiasi discoteca “etero”. Molti pensano che questi locali siano una sorta di bordelli moderni ma ho assistito a scene molto più volgari tra un uomo ed una donna. Dopo aver trascorso una serata bellissima era arrivato il momento di uscire dal locale e tornare a casa. Ricordo che, appena usciti, siamo stati travolti da un gruppo di ragazzi con i caschi sulla testa e armati di sassi e oggetti pesanti. Non ho avuto il tempo di capire cosa volessero che la risposta è stata subito chiara: hanno iniziato a lanciare verso di noi quello che avevano tra le mani. Tutto questo mentre pronunciavano frasi del tipo “Fate schifo” “Froci di merda” “Pedofili” “Dovete morire”.

Ricordo di essere riuscito a non farmi troppo male, che siamo scappati mentre altri ragazzi hanno iniziato a rispondere dando inizio ad uno scontro. Probabilmente sono stato un codardo, probabilmente io ed i miei amici siamo stati poco coraggiosi ma abbiamo avuto paura e la paura ci ha portato a scappare dal pericolo.
Pensate se al posto mio ci fosse stato vostro figlio, vostro fratello o un vostro amico. Pensate di vedere un vostro caro pieno di lividi e segni sul corpo ricevuti da chi ha deciso di punirlo solo per la sua sessualità.
Questa piaga che è l’omofobia non è paura ma genera paura. L’omofobia non è semplice avversione ma violenza, l’omofobia è un’ignoranza figlia della diseducazione e della disinformazione. Chi pensa di sentirsi superiore in base alla propria sessualità non ha nulla a che vedere con la “normalità”, con una qualsiasi parola di un qualsiasi dio.
Basta dire che siamo tutti uguali! Non siamo tutti uguali, non siamo un popolo di robot o uno stock di Iphone! Noi siamo tutti diversi ed è questa la nostra bellezza. Noi ammiriamo i fiocchi di neve perché la loro rarità sta nel fatto che non sono tutti uguali e poi pretendiamo di imporre alla società un prototipo di normalità che non ha nulla a che fare con la personalità. Siamo diversi, abbiamo caratteristiche diverse e la sessualità è diversa in base alla persona. Ed è proprio questa consapevolezza che può farci sentire liberi…liberi di amare, liberi di non doversi nascondere, liberi di essere!

Samuele, 25 anni

Pensare di fare coming out mi fa paura.
La mia famiglia non sa della mia omosessualità e per questo userò uno pseudonimo. Vorrei tanto riuscire a dire la verità a mio padre, a mia madre e mandare al diavolo i parenti che ad ogni Natale mi chiedono dove sia la mia ragazza. Vorrei gridargli che non c’è e che non ci sarà mai una ragazza e vedere i loro volti sconvolti. Ogni Natale mi dico che l’anno prossimo avrò il coraggio di parlare, di fare un discorso come quelli che si vedono fare nei film e nelle serie TV, ma puntualmente sto zitto e non dico niente. Mi chiedo se qualche mio parente sappia, se ne sia accorto… penso che sia anche molto probabile, ma nessuno ha mai preso l’argomento. Mi piacerebbe molto firmare col mio vero nome e fare leggere questo articolo a mia madre, ma non lo farò.

3 pensieri su “Diversità e pregiudizi: com’è vissuto l’orientamento sessuale?

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