Come funziona il volontariato europeo: l’esperienza di Bruno

Molti giovani si saranno chiesti se valesse la pena fare un’esperienza all’estero durante il loro percorso di studi. Se è il tuo caso, e magari, hai una propensione alla solidarietà e ti piacerebbe aiutare chi è in difficoltà, il volontariato europeo può fare al caso tuo.

Bruno Bighignoli, 23 anni, da gennaio è in Francia grazie al programma Erasmus + e lì ha potuto vivere un’esperienza di volontariato “arricchita” di difficoltà causa pandemia. Ecco il suo racconto!

Volontariato europeo Bruno
Bruno Bighignoli

Volontariato europeo: l’esperienza di Bruno

A gennaio sono arrivato in Francia, a Mulhouse per la precisione, per cominciare un progetto di volontariato europeo, in particolare ho aderito tramite il portale Erasmus+ ad un progetto chiamato European Solidarity Corps (ESC), ovvero un progetto mirato a progetti solidali e educativi in tutta Europa. La procedura per iscriversi e trovare i vari progetti è abbastanza semplice, infatti è sufficiente iscriversi al sito, crearsi un profilo e poi puoi iniziare a cercare i vari progetti in tutta Europa. Dopo aver trovato il progetto più affine ai tuoi interessi aspetti la risposta dell’associazione ospitante, che se è interessata al tuo profilo, inizia a prendere contatto per definire il contratto e i termini. Nel mio caso è stato ancora più facile conoscevo una persona che lavora nello stesso progetto, che mi ha parlato della sua esperienza e mi ha convinto a partire, sono bastati due giorni.

Le attività

L’associazione dove lavoro si chiama Sahel Vert, qui lavoro come accompagnatore “tecnico”. Il centro dove si effettuano le attività si trova in una foresta. Qui lavoriamo insieme a ragazzi adolescenti, soprattutto Minori non Accompagnati, cioè minorenni che sono entrati in Francia in maniera clandestina e che sono senza genitori e senza documenti. Seguiamo anche svariati progetti con le scuole, per esempio corsi sull’ecologia, corsi sulla pastorizia urbana o semplici attività con i bambini delle scuole materne. Ospitiamo anche ragazzi con difficoltà sociali e/o familiari.

Le attività che facciamo sono molteplici e molto differenti tra loro, infatti vanno da attività più tecniche/pratiche, come la gestione del giardino e dell’orto, che è il mio compito principale e dove insieme ai ragazzi cerchiamo di raggiungere come obiettivo l’autoproduzione alimentare per il centro e tutte le persone che orbitano intorno a questo (40-50 persone). Obiettivo difficile, ma non impossibile. Oltre a questo, però ci sono altri atelier dove i ragazzi possono imparare lavori pratici, come la cucina o la pastorizia, nel suo complesso, ma anche atelier formativi e di sostegno per il raggiungimento dei documenti di soggiorno o per la ricerca di stage.

Volontariato europeo
Bruno durante le attività

E durante l’emergenza Covid-19?

Durante il confinamento, le attività al centro sono cambiate profondamente.. Quelle principali sono continuate, come la gestione pastorale, senza però che si potesse garantire come prima l’accompagnamento dei giovani in difficoltà. Abbiamo dovuto rivalutare e riformulare le modalità di lavoro e abbiamo cominciato a fare formazione nelle loro case cercando di sensibilizzare sulle problematiche mondiali cercando di creare un po’ di sicurezza e incentivare la solidarietà.

Piano piano abbiamo iniziato ad ospitare nel centro poche persone per aiutarle nelle solite attività, che sono aumentate sempre di più. In questo momento stiamo riaprendo il centro a tutti i ragazzi che ospitavamo prima della pandemia, ma abbiamo modificato alcune abitudini e le attività si svolgono seguendo il protocollo di sicurezza che aiuta a rispettare le norme igieniche e il distanziamento. Nonostante questo, abbiamo cercato di non farci abbattere dalle difficoltà e continuiamo le nostre attività, che iniziano a portare i loro frutti, soprattutto nel mio ambito.

La scelta che ho fatto mi ha aiutato profondamente a crescere e a cambiare prospettiva. Credo che una crisi del genere debba innescare delle riflessioni e io ne ho fatte molte trovandomi a fare già un’esperienza di questo livello. Pandemia a parte, credo comunque che fare volontariato europeo sia molto interessante e stimolante. Penso di ritenermi più maturo e di aver imparato molte cose, sia a livello pratico che a livello mentale e grazie a questa esperienza ho capito quanto sia importante la solidarietà e la condivisione, soprattutto per le persone che hanno meno possibilità di noi.

di Bruno Bighignoli

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