Joseph Beuys e la performance art

Chi era Joseph Beuys?

Joseph Beuys (1921-1986) è stato un pittore, scultore, performance artist e ‘figura sciamanica’ di nazionalità tedesca.

C’è ancora tanto che potremmo dire su questo artista, ma aggiungiamo ‘solo’ che Beuys  è stato uno dei protagonisti indiscussi delle azioni didattico-performative. Ma cosa lo porta alla performance art?

Inizialmente era pittore e disegnatore, ma passa poi ad un’arte concepita come azione rivoluzionaria. Un evento rivoluziona la sua vita per sempre.

Come abbiamo detto, era tedesco e negli anni ’40 era militare. Rimane vittima di un incidente aereo (viene salvato in Lapponia grazie all’uso di grasso animale e spesso, nel suo lavoro, ci sono accenni a questo episodio). Questo evento, cambierà la sua arte e la sua vita per sempre.

Alcune delle sue performance più innovative e importanti

I like America and America likes me  (1974)

Si tratta di una performance durata una settimana, in cui J. Beuys si ‘ferma’ a vivere con un coyote (che rappresenta gli Stati Uniti d’America) in una galleria d’arte negli States. Il bastone e i drappi di feltro sono gli unici mezzi con cui difendersi e dopo qualche tempo, l’artista riesce ad ottenere la fiducia dell’animale. Beuys cerca un rapporto con l’ambiente naturale, un’osmosi.

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Considera l’Irlanda il cuore e cervello dell’Europa, il centro vitale. Nel 1971 attraversa il confine di Dublino tra la parte cattolica e protestante. Il titolo di questa performance è La rivoluzione siamo noi.

Nel 1982 a Kassel (Germania), pianta 7000 querce sparse per la città. Dà il via ad un’operazione di innervatura in una città nevralgica della Germania (al confine tra est e ovest); davanti al museo ci sono le pietre di basalto a rappresentare un’invasione. L’operazione è stata portata a termine dal figlio qualche anno fa e le querce sono oggi riconoscibili grazie alle pietre di basalo. È un segnale simbolico forte di come l’arte può cambiare il mondo.

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Nel 1983-84 l’artista va a Bolognano (in provincia di Pescara) e fa una coltivazione, un’operazione chiamata Difesa della natura, dove la popolazione era coinvolta. L’operazione viene documentata e con questi documenti si realizza una mostra.

A questo si collega Olive stones: cinque grandi vasche che contengono olio e blocchi di pietra che lo assorbono. Egli mostra la forza dell’olio che avvolge e intride la materia. L’opera viene esposta nel 1985 al Castello di Rivoli.

La sua è arte pubblica: coinvolge la popolazione del luogo e agisce in modo profetico sulla natura.

Personalmente, penso che J. Beuys sia stato uno dei più grandi, tra i primi, artisti performativi che la storia dell’arte contemporanea ci ha presentato.

Le sue idee dirompenti e innovative hanno segnato un’epoca e sono diventate un punto di riferimento per altri giovani aspiranti artisti.

Giovanna Pasciuto

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