Girlsinmuseums: quando l’arte e la cultura sono donna

C’è parità di genere e professionalità al femminile nel mondo dell’arte? Secondo Girlsinmuseums sì, ma non sono valorizzate come dovrebbero. Le donne che lavorano nella cultura sono molte meno degli uomini e, da questa constatazione è nato l’hashtag #girlsinmuseums e l’account Instagram @girlsinmuseums. Lo scopo è raccogliere le esperienze di donne e ragazze nel campo artistico e, per fare ciò, tutti possono contribuire postando una foto con il loro hashtag.

Per saperne di più abbiamo intervistato la fondatrice del progetto Camilla Crescini.

  1. Ciao Camilla, dicci chi sei e cos’è #Girlsinmuseums

Sono Camilla Crescini e sono la fondatrice di Girlsinmuseums, un account Instagram e hashtag social nato nel febbraio 2015 da un’idea che ho avuto in quel periodo della mia vita, quando ancora frequentavo l’università. Stavo lavorando per un’agenzia di comunicazione che si occupava di realizzare progetti e campagne per le industrie culturali e creative e, un po’ per interesse personale, un po’ perché ho proposto questo progetto a uno dei nostri clienti, ho iniziato a fare delle ricerche sullo stato occupazionale del mondo dell’arte sia per quanto riguarda gli artisti ma anche in senso più lato: curatrici, responsabili della comunicazione e marketing dei musei, restauratori e registrar, professionisti della didattica e quant’altro.
Dalle varie ricerche, molto difficoltose, è emerso che il numero delle donne lavoratrici e delle artiste nell’ambito della cultura era nettamente inferiore a quello dei maschi. È vero sì che questo avviene in quasi tutti i campi lavorativi. Io ad esempio attualmente lavoro nel campo del marketing e del digital ed è un po’ la stessa cosa: purtroppo i grandi ruoli sono spesso affidati agli uomini. È vero anche però che questo nel mondo dell’arte avviene in maniera ancora più marcata.
Dopo questa ricerca avevo bisogno di essere la fautrice di un’azione forte, una sorta di slogan, che mi
permettesse di fare qualcosa per portare, nel mio piccolo, un cambiamento.

Da lì è nato Girlsinmuseums che io definisco un hub digitale che raccoglie le esperienze di donne, ragazze e professioniste nel settore della cultura o di chi vuole unirsi a questa voglia di cambiamento di cui si fa portavoce Girlsinmuseums. Nel febbraio 2015 è nato quindi come hashtag sul mio profilo personale da una foto scattata durante una mia visita insieme a Francesca, che poi è diventata co-founder di Girlsinmuseums. Fotografia che già chiariva una forte estetica visiva associata a questo progetto (figure femminili di spalle in luoghi d’arte). Da lì ho visto che diverse persone avevano iniziato ad utilizzare l’hashtag per i propri contenuti e dopo un paio di giorni ho creato l’account @girlsinmuseums e iniziato un percorso di curatela scegliendo e ripostando le foto delle persone che usavano l’hashtag #girlsinmuseums. Usiamo solamente UCG (User Generated Content ndr.) ed è, ancora oggi, la principale attività di Girlsinmuseums.
Siamo riuscite a creare dal nulla una community mondiale con un’estetica visiva molto forte e caratterizzante: prima di noi non c’era assolutamente nessuno che faceva post con questa estetica e questo tema. Ora Girlsinmuseums è anche una Digital Agency e collaboriamo con musei, gallerie, istituzioni pubbliche e brand in vari settori merceologici.

2. I social sono molto importanti nel vostro lavoro dunque, come li utilizzate oltre agli user generated content?

Ho capito le potenzialità del mezzo e da lì ho creato questo progetto interamente digital. Ancora oggi, dopo più di 5 anni, l’attività principale di Girlsinmuseums avviene 100% sui media social e digitali. Nel tempo abbiamo affiancato a questa attività altri eventi offline come meet up nei musei, visite ai musei che decidono di collaborare con noi studiate in ottica Girlsinmuseums, dove dedichiamo uno spazio online specifico (le Stories) per creare uno storytelling molto particolare, realizzato e progettato ad hoc per ogni progetto in cui andiamo ad inserirci. Che sia un museo, una mostra in un luogo espositivo o mostra permanente cerchiamo sempre di realizzare una comunicazione totalmente tailor-made con il nostro contributo che è quello di Girlsinmuseums: la nostra particolare sensibilità, la componente visiva ovviamente è molto, molto forte.
La cosa straordinaria è che sono diversi e moltissimi utenti che creano Girlsinmuseums, poi è il nostro team che realizza e studia una selezione di curatela totalmente digitale. Per questo è sempre difficile quando mi chiedono “come definisci Girlsinmuseums” perché è tante cose, a seconda di come lo si interpreta. Qualcuno ci ha definite “influencer dell’arte”, termine che a me non fa impazzire, qualcuno ci ha definite “progetto artistico”, che non è prettamente così, qualcuno ci ha definito “progetto curatoriale”… La cosa estremamente originale però è che molti utenti realizzano contenuti molto simili con la stessa estetica ma ognuno calato nella propria identità culturale, passioni e con tanti stimoli diversi. Diventa quindi uno sforzo collettivo raccolto in quella che è stata una vera e propria intuizione!

3. Cosa volete comunicare/ispirare alle persone con il vostro progetto?

L’idea principale è quella della mission: fare un lavoro di promozione del lavoro e del professionismo delle donne all’interno del settore culturale e artistico a livello mondiale comunicandolo in maniera alternativa.
Negli anni poi mi sono accorta anche, continuando la mia carriera in un mondo non prettamente artistico, che Girlsinmuseums rende l’arte parte di una quotidianità che viviamo continuamente sui social e che permette, ogni giorno, una piccola scoperta e una pausa di bellezza: ed anche questo è parte di ciò che desideriamo comunicare.
Oltre alla nostra mission legata ad una community che si impegna per rendere il mondo dell’arte più inclusivo, sicuramente una delle cose che vogliamo comunicare è quanto l’arte possa migliorare le nostre vite e la nostra quotidianità. Anche se vissuta in maniera passiva, come una scoperta… Anche se viene vissuta come mero arricchimento o mera bellezza. Nella curatela di Girlsinmuseums ci piace legare i post ai fatti che stanno accadendo nel mondo: fare una sorta di dichiarazione, sempre dal punto di vista unicamente visivo perché non cambiamo mai il copy, non prendiamo mai una presa di posizione politica. Per me l’arte deve essere apolitica, come diceva Harald Szeemann: riesce a essere una mediazione della nostra vita, dei nostri pensieri e quotidianità. E in questo Girlsinmuseums è maestra: avvicina davvero le persone all’arte.

4. Devo dire una mission molto importante.Avete anche un pubblico maschile tra i vostri follower? Se sì, come reagisce alla vostra iniziativa? 

Ci sono tantissimi uomini che ci seguono, che partecipano attivamente al progetto e alla community come creatori di contenuti o semplicemente fruitori, sono appassionatissimi. Pensa che c’è un gruppo di fotografi che lavora in tutto il mondo che ha fatto una serie di fotografie d’artista a tema Girlsinmuseums e questo è stato molto importante per noi e per loro: gli abbiamo dato l’idea, l’ispirazione, di fare un progetto artistico offline che stanno portando avanti ancora oggi. Tantissime persone ci seguono perché si ritrovano in questa voglia di cambiamento e in questa voglia di rendere il mondo dell’arte, il settore del professionismo, più inclusivo. E ovviamente moltissimi uomini partecipano attivamente a questo cambiamento.
Per ora non abbiamo mai avuto problemi di haters, sembra incredibile visto che è un progetto nato già 5 anni fa, e nel 2015 i social erano molto diversi. Più che haters, abbiamo avuto molti più blandi imitatori, soprattutto in Italia, che non hanno mai dichiarato l’evidente ispirazione tratta da Girlsinmuseums. La cosa fa un po’ piacere (perché ti rendi conto come tu abbia fatto un progetto che viene imitato e copiato) ma secondo me in questi casi è sempre meglio fare rete, collaborare e dichiarare un’ispirazione. Soprattutto in Italia questa cosa avviene senza citare la fonte o semplicemente l’ispirazione.

Invece all’estero abbiamo avuto molti imitatori e profili “fratelli” che ci hanno quasi sempre contattate ed è molto bello perché in questo modo si crea rete, si creano sinergie di contenuti che vanno a migliorare i social, di cui c’è molto bisogno… perché diciamolo: non sono proprio un posto totalmente e sempre positivo! Abbiamo avuto diversi feedback, uno dei più critici è quello in cui ci chiedevano perché non citiamo mai l’artista o l’opera d’arte. Ed è assolutamente vero: Girlsinmuseums ha fatto questa scelta a cui voglio rimanere fedele. Fa parte della nostra missione: vogliamo motivare, ispirare le persone a non limitarsi all’esperienza di fruizione dell’arte online ma a recarsi nel museo per scoprire quella determinata opera, conoscerla dal vero. La fruizione artistica non è mai una cosa che avviene solamente online, è proprio il nostro messaggio: offriamo contenuti online tramite i quali poter avvicinare la propria vita all’arte e di quale poter fruire ma siamo convinte che l’esperienza di fruizione dell’arte debba avvenire offline, assolutamente in presenza, andando a visitare i musei e le mostre. Scegliamo proprio intenzionalmente di non citare mai opere e artisti.

5. Devo dire un’iniziativa molto nobile e molto attinente con il periodo che stiamo vivendo tra la nostra vita online-offline. 

Alcuni musei ci hanno chiesto a questo proposito, durante il lockdown, di dare spazio su Girlsinmuseums a tour virtuali. Abbiamo fatto la scelta di non farlo per rispettare il periodo storico: questa continua bulimia di contenuti che ha fatto un po’ l’effetto struzzo, nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere il problema che in realtà rimane fuori… Non so se il settore dell’arte abbia beneficiato così tanto da questo spostamento totalmente online. Oggi si parla di musei online, ma in moltissimi hanno incentrato interamente le attività nell’online a discapito molto probabilmente dell’offline. Questa sarebbe stata invece un’ottima occasione per capire come la cultura e la fruizione dell’arte, la semplice visita al museo, se manca, toglie qualcosa alle nostre vite. E noi italiani purtroppo spesso non ce ne rendiamo conto perché viviamo circondati dalla bellezza.
Io e Francesca ci siamo rifugiate in libri d’arte e d’artista, cataloghi di mostre e di collezioni, e abbiamo cercato anche di rimanere fedeli a questa nostra mission perdendo sì possibilità di collaborazioni con musei ma abbiamo voluto fare uno statement, cercando di invogliare la nostra audience internazionale a venire in Italia con una collaborazione con il MiBACT: il progetto speciale #GirlsinmuseumsLovesItaly. Per due mesi abbiamo fatto dei post ad hoc e diverse stories mettendo in evidenza i nostri luoghi del cuore e il risultato è stato straordinario: c’è stata tantissima interazione e abbiamo scoperto storie personali bellissime! Un’altra testimonianza di come i musei e i luoghi d’arte non siano chiusi e polverosi ma di quanto facciano parte dei momenti felici delle nostre vite.

6. Ottimo anche per incentivare il turismo in Italia, di cui si sente un disperato bisogno in questo periodo. Avete già dei progetti per il futuro e in caso potreste svelarci qualcosa?

Un progetto che uscirà a breve è una collaborazione con un brand italiano artigianale di fashion che amiamo molto: un progetto dove spieghiamo come abbiamo vissuto l’arte durante la quarantena e diamo qualche stimolo per viverla adesso, finito il periodo di lockdown. Abbiamo in programma dei meet up in diversi musei, molti in Germania e molti verranno rimandati a causa delle restrizioni. Poi stiamo cercando di realizzare il sito web che stiamo costruendo interamente da sole e potrebbero anche arrivare dei piccoli “gadget” Girlsinmuseums!

Intervista di Sara Iadicicco

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