(🇮🇹/🇬🇧)PARTE 2 – Didattica a distanza: l’opinione degli universitari

🇮🇹 La settimana scorsa, FreedArte ha dato voce a tre studenti di Pavia, Roma e Napoli. Al fine di capire come i vari atenei d’Italia stiano affrontando la didattica a distanza, le testimonianze proposte oggi, riportano i pensieri di altrettanti studenti universitari, iscritti a diverse facoltà presso gli atenei di Milano, Brescia e Pisa.

🇬🇧 Last week, FreedArte gave voice to three students coming from Pavia, Rome and Naples. In order to understand how the various Italian universities are coping with ‘distance learning‘, the statements offered today, bring forth the thoughts of many university students enrolled in different faculties at the universities of Milan, Brescia and Pisa.

Illustrazione di Annamaria Ghiroldi

 

Angela, secondo anno di magistrale (Milano)

Sono una studentessa di Milano, la pandemia ha avuto un impatto significativo anche sulla vita di noi universitari. Ci siamo ben presto dovuti adattare ad una nuova realtà:
lezioni online, esami da remoto, impossibilità di accedere fisicamente a luoghi di studio e ricerca che eravamo soliti frequentare come le biblioteche. Il primo cambiamento che abbiamo dovuto affrontare sono state le lezioni online. A parte qualche difficoltà iniziale, come è normale che ci fosse dal momento che questa è una situazione nuova per tutti, le lezioni sono proseguite regolarmente. I prof hanno tenuto le lezioni come fossero in aula. I problemi sono iniziati ad emergere nel momento in cui sono arrivati i primi esami da remoto. Fare esami scritti da casa garantendo la stessa serietà di prima, è una sfida molto difficile. la mia università si è attrezzata con programmi di Proctoring e Microsoft Teams, superando i problemi di video sorveglianza che caratterizzano un esame online. Tuttavia, quando abbiamo dato i primi esami abbiamo notato un livello di difficoltà superiore a quello di prima. Molto probabilmente, le preoccupazioni dei professori circa la possibilità di trovare comunque un modo per riuscire ad interagire tra di noi o copiare dagli appunti, ha spinto a fare esami (impostazione degli esami già diversa da quella che sarebbe dovuta essere a seguito di necessità “tecniche”) molto più complicati di quelli che sarebbe dovuto essere. In questo modo, la situazione di noi studenti è peggiorata.

Angela (Milano)

I am a student from Milan, the pandemic had a significant impact on the life of us university students. We quickly had to adapt to a new reality: online lessons, remote exams, inability to physically access places of study and research that we used to attend like libraries. The first change to face have been online lessons. Apart from some initial difficulties, even if this is a new situation for everyone, the lessons continued regularly. The professors held the lessons as if they were in the classroom. Problems began to emerge as the first remote exams arrived. Taking written exams from home, while guaranteeing the same seriousness as before, is a very difficult challenge. my university has been equipped with proctoring programs and Microsoft teams, overcoming the video surveillance problems that characterize an online exam. However, when we took the first exams we noticed a higher level of difficulty than before. Most likely, the professors’ concerns about the possibility of finding a way to be able to interact with each other or copy from the notes, pushed us to take exams (the setting of the exams already different from what should have been following “technical” needs) much more complicated than it should have been. In this way, the situation of the students has worsened.

Angela (Milan)

Sara, terzo anno di triennale (Brescia)

Quando il 2 febbraio vennero scoperti i primi casi italiani di COVID-19 a Codogno andavo ancora in università in attesa di ultimare le lezioni prima della sessione invernale. Ero ignara di quello che da lì a poco sarebbe accaduto. La sera del 9 marzo il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato il lockdown totale. Tra gli esami dell’ultimo anno da dare, la distanza da casa e l’incertezza sul futuro non è stato facile. Inizialmente gli esami sono stati rimandati: vi lascio immaginare la mia ansia all’idea di dover dare tutti gli esami tra la sessione di luglio e quella di settembre, e allo stesso tempo riuscirmi a laureare. Per fortuna, a differenza di molte università, non abbiamo perso molte ore di lezione perchè nel momento in cui sono state chiuse le università ero a casa per la settimana di pausa, in attesa di iniziare la sessione invernale. Dopo un primo momento di incertezza e titubanza sulle modalità in cui si sarebbero dovuti svolgere gli esami, la mia università è riuscita ad organizzarsi al meglio e ad avviare gli esami via telematica. Conclusa la sessione sono subito iniziate le lezioni a distanza. Il semestre è stato, ed è tutt’ora, molto pieno di ore per cui non è stato facile passare giornate intere davanti al computer. Inizialmente ho trovato difficoltà a seguire le lezioni a distanza. Tralasciando i problemi di connessione, il livello d’attenzione – che fisiologicamente nell’uomo non supera i 20 minuti – sembrava diminuire: mi distraevo continuamente tra internet e tutto ciò che avevo in camera. I pregi della didattica a distanza però sono, ovviamente, molti: la comodità di poter gestire autonomamente lo studio e un maggiore controllo sul tempo a disposizione. Ciononostante, sento molto la mancanza della normalità, delle aule di università, dei compagni e perfino degli insegnanti. D’altronde, il buon vecchio metodo di studio ha funzionato per secoli interi e non c’è, a mio parere, tecnologia che regga il confronto con le lezioni tradizionali.

Sara (Brescia)

When the first Italian cases of COVID-19 in Codogno were discovered on February 2nd I was still going to university waiting to finish classes before the winter session. I was unaware of what would happen shortly thereafter. On the evening of March 9th the Prime Minister, Giuseppe Conte, announced the total lockdown. Among the exams of the last year to be given, the distance from home and the uncertainty of the future, it was not easy. Initially the exams were postponed: I let you imagine my anxiety at the idea of having to take all exams between the July and September sessions, and at the same time be able to graduate. Fortunately, unlike many universities, we didn’t miss many hours of lessons
because at the time when the universities were closed I was at home for the week of break, waiting to start the winter session. After a first moment of uncertainty and hesitation about how they would be had to take the exams, my university managed to get organized and get started the telematic exams. After the session, the telematic lessons began immediately. The semester was, and still is, very full of hours so it was not easy to spend whole days in front of the computer. Initially I found it difficult to follow telematic lessons. Leaving aside the problems of connection, the level of attention – which physiologically in humans does not exceed 20 minutes – seemed to decrease: I was constantly distracted between the internet and everything I had in the room. The advantages of distance learning, however, are obviously many: the convenience of being able to manage independently the study and a greater control over the time available. Nevertheless, I really miss the normality, the university classrooms, the classmates and even the teachers. Infact, the good old study method has worked for whole centuries and there is, in my opinion, no technology that can compare with traditional lessons.

Sara (Brescia)

Arianna, secondo anno di magistrale (Pisa)

Sono una studentessa e studio a Pisa e, come per tutti, la mia vita quotidiana è stata stravolta negli ultimi mesi. Quando si è diffusa la notizia che l’ateneo sarebbe rimasto chiuso in favore di lezioni telematiche, sono rimasta onestamente molto scettica sulla loro possibile riuscita, ma dopo mesi devo dire che mi sono dovuta ricredere. I professori e tutto l’ateneo si sono efficientemente organizzati per poterci proporre lezioni e supporto al meglio delle possibilità e i programmi, tirando le somme di fine semestre, sono stati tutti grossomodo rispettati. Superando alcune piccole difficoltà come la lentezza di connessione, i video in tempo reale che di tanto in tanto si vedevano a scatti, le lezioni sono state ben condotte. I primi tempi sono stati probabilmente quelli più impacciati, poiché c’era bisogno di un adattamento sia da parte degli studenti che da parte degli insegnanti. Alcuni di questi, infatti, non avendo un riscontro visivo sull’attenzione degli studenti, portavano avanti la lezione ad un passo talmente elevato che inizialmente era difficile star loro dietro. Dopo qualche prova, però, la situazione si è assestata per entrambe le parti.
Nonostante la pragmatica efficienza nello svolgimento delle lezioni, però, ho anche notato un senso di incompletezza durante tutti questi mesi. Per quanto i professori si sforzassero di rendere le lezioni interattive, superando le distanze fisiche e le complicazioni tecnologiche, nessuna chat, nessun messaggio vocale ha potuto eguagliare la lezione frontale. Al di là delle ovvie difficoltà dovute alla mancanza dell’interazione fisica tra docente e studente, ciò che mi è mancato di più, in realtà, va oltre le semplici lezioni universitarie. Ciò che mi è mancato di più sono state le passeggiate mattutine per la città prima di arrivare a lezione, le chiacchiere con i miei compagni mentre si aspettava che arrivasse il professore in aula, il lamento quotidiano dei pasti della mensa.
Se dovessi dare un giudizio finale su questo periodo universitario, che vada al di là del contesto difficile causato dal virus, direi che in realtà non mi sembra quasi di aver affrontato questo ultimo semestre di lezioni. Il tempo è volato, tra una video-lezione e l’altra, e io mi sento tuttora come se il semestre dovesse ancora iniziare. Ci ho pensato più di una volta e credo di sentirmi così perché per me l’università è sempre stata un’esperienza che va oltre il semplice sedersi in un’aula e assistere passivamente ad una lezione, ma ha sempre incluso in sé le amicizie, i rapporti tra compagni che condividono la tua esperienza e le tue difficoltà, le brevi pause pranzo passate a chiacchierare del più e del meno, la merenda insieme del dopo lezione.
Naturalmente il contesto in cui abbiamo vissuto gli ultimi mesi, fa passare in secondo piano questo tipo di mancanze, ma ammetto che, per quanto assistere alle lezioni dal mio comodo divano fosse allettante all’inizio, adesso mi sento di essere stata privata del mio ultimo semestre universitario e ho capito che per me l’università è un’esperienza che va oltre il mio arricchimento culturale, ma che ha sempre rappresentato un grande punto di confronto e anche di amicizia.

Arianna (Pisa)

I am a student and I study in Pisa and, as for everyone, my daily life has been turned upside down in recent months. When the news spread that the university would remain closed in favour of online lessons, I was honestly very skeptical about their possible success, but after months I have to say that I had to change my mind.
The professors and the whole university organized themselves efficiently to be able to offer us lessons and support to the best of their ability and the programs, drawing the sums at the end of the semester, were all roughly respected. Overcoming some small difficulties such as slow connection, real-time videos that were occasionally seen jerky, the lessons were well conducted. The early days were probably the most awkward ones, as there was a need for adaptation by both students and teachers. Some of these, in fact, not having a visual feedback on the attention of the students, carried on the lesson at such a high pace that initially it was difficult to keep up with them. However, after some tests the situation has settled for both sides.
Despite the pragmatic efficiency in carrying out the lessons, however, I have also noticed a sense of incompleteness during all these months. As much as the teachers tried to make the lessons interactive, overcoming physical distances and technological complications, no chat and no vocal message could match the frontal lesson. Beyond the obvious difficulties due to the lack of physical interaction between teacher and student, in reality what I missed the most goes beyond simple university lessons. What I missed the most was the morning walks around the city before I arrived in class, the small talk with my classmates while we waited for the professor to arrive in the classroom, the daily complaint of the canteen meals.
If I had to make a final judgment on this university period, which goes beyond the difficult context caused by the virus, I would say that in reality it almost seems to me that I have faced this last semester of lessons. Time has flown, between one video lesson after another, and I still feel as if the semester has yet to begin. I’ve thought about it more than once and I think I feel this way because for me the university has always been an experience that goes beyond just sitting in a classroom and passively attending a lesson, but has always included friendships in itself, the relationships between classmates who share your experience and your difficulties, the short lunch breaks spent chatting about more and less, the snack together after class.
Of course, the context in which we have lived for the last few months overshadows this type of deficiency, but I admit that, although attending the lessons from my comfortable sofa was tempting at the beginning, now I feel I have been deprived of my last university semester and I understood that for me the university is an experience that goes beyond my cultural enrichment, but that has always represented a great point of comparison and also of friendship.

Arianna (Pisa)
 
Traduzioni di Irene Burricco e Vittorio Nastri

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