(🇮🇹/🇬🇧)La musica come patrimonio culturale: è tutelata?

🇮🇹 Musica, Patrimonio, Tutela

Quello di cui voglio parlarvi oggi riguarda il tema della musica e del patrimonio culturale. Il 15 maggio scorso è venuto a mancare Ezio Bosso, compositore, pianista e direttore d’orchestra. Lo stesso giorno il termine “musica” ha registrato un’impennata tra i Google trends.

Un attimo prima, gli italiani erano del tutto concentrati sull’ultimo modulo di autocertificazione e sul significato della parola hijab; d’improvviso la loro attenzione è stata catturata da qualcosa di cui generalmente si parla poco, ma che spesso trova spazio nella nostra quotidianità: può essere una compagna di viaggio o un lavoro, un sottofondo per tagliare i peperoni, per qualcuno può essere una passione, per altri è arte o, addirittura, vita.

Tuttavia c’è di più: avrete già sentito parlare di tutela del patrimonio storico-artistico della nostra Nazione, oppure più semplicemente di beni culturali. Sono espressioni cariche di significato, ma utilizzate troppo spesso senza cognizione di causa; vi propongo dunque qualche coordinata per comprenderle un po’ meglio. Partiamo dalla Costituzione Italiana , articolo 9: tra i principi fondamentali vi è inserita la promozione della ricerca scientifica e tecnica, insieme alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della Nazione.

In cosa consiste questo patrimonio? Una risposta dettagliata ci viene fornita dal Codice dei beni culturali e del paesaggio in cui si specifica che il patrimonio culturale è composto dai beni paesaggistici e da quelli culturali.  Per conoscere il significato di tali definizioni è necessario un progressivo approfondimento, seguendo una metodologia che ricorda il principio delle matrioske.

Andiamo allora ad aprirne un’altra: tutto ciò che può essere identificato dall’espressione “bene culturale” è elencato all’articolo 10 del Codice e, con un po’ di pazienza, al comma 4 lettera d) ritroviamo la musica. Più o meno.

Secondo l’articolo, i beni culturali sono composti dalle «cose mobili e immobili» e i beni musicali soggetti a tutela sono «gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio». Traducendo, questo significa che i beni culturali sono caratterizzati dal requisito della materialità, pertanto è dunque il supporto su cui viene impressa l’opera dell’ingegno umano ad essere tutelato e che gli unici beni musicali soggetti a tutela sono gli spartiti rari e di un certo pregio. Fingendo che sia possibile tralasciare i parametri di selezione identificati dalle parole “rarità” e “pregio” concentriamoci su ciò che il termine “spartiti” esclude: le partiture, le singole parti e tutto il panorama studiato dall’etnomusicologia che, come potrete immaginare, con la musica scritta non ha molto a che fare. Inoltre, si ripete instancabilmente il termine “tutela” ed è nella comprensione del suo significato che ne percepiamo l’importanza: intervenire preventivamente e sistematicamente sul patrimonio culturale per renderlo sicuro e consegnarlo inalterato alle generazioni future. L’intervento non deve avvenire necessariamente attraverso norme giuridiche, ma anzi può e deve partire anche da noi cittadini, che siamo parte integrante e costitutiva di quella Repubblica che “tutela”.

Provando ad esporre questi concetti, è facile essere sminuiti, poiché molti obiettano con la solita sentenza “con la cultura non si mangia” e che oggi non vi è più sensibilità verso queste “cose”. Personalmente e generalmente, io obietto nuovamente invitando a riflettere sul seguente fenomeno: le persone continuano ad affollarsi fuori ai musei per lo stesso motivo per cui ogni volta che guardiamo la Vocazione di San Matteo di Michelangelo Merisi, i nostri occhi sperano di cogliere la fonte di quel raggio di luce e per lo stesso motivo per cui ogni volta che assistiamo alle vicende di Madama Butterfly continuiamo a sperare che lei scelga la vita. In ogni opera, che sia l’Inferno dantesco o l’Odissea omerica, ritroviamo una parte di noi e nel momento in cui si viene a conoscenza di questo mondo è impossibile uscirne fuori.

Probabilmente nel periodo storico che stiamo vivendo, è vero che con la cultura “non si mangia”, ma è altrettanto vero che con la cultura si vive.  

Aurora Argenzio

🇬🇧 Music, Heritage, Protection

What I want to tell you today concerns the theme of music and cultural heritage. On May 15th, composer, pianist and conductor Ezio Bosso passed away. On the same day, the word “music” registered a surge in popularity on Google Trends.

A moment before, Italians were completely focused on the last self-certification form and on the meaning of the word hijab; suddenly their attention had been captured by something that is generally little talked about, but which often finds space in our daily lives: it can be our travel companion or our job, our background music while we cut peppers, for someone it can be a passion, for others it’s art or even life.

But there’s more: you may have already heard of the protection of the historical and artistic heritage of our country, or more simply of cultural heritage. They are very meaningful expressions, but they’re too often used without knowledge of the case; I intend to propose here some coordinates to understand them a little better. Let’s start from the Italian Constitution, article 9: among the fundamental principles there’s the promotion of scientific and technical research, along with the protection of the landscape and the historical and artistic heritage of the Nation.

What exactly is this heritage? A detailed answer is given to us by the Code of Cultural and Landscape Heritage, which specifies that the cultural heritage is composed of landscape and cultural patrimony. To understand the meaning of these definitions, it’s necessary to go a little deeper, following a methodology similar to the matryoshkas dolls’ structure.

Let’s then open another one: everything that can be identified by the expression “cultural asset” is listed in article 10 of the Code and, with a little patience, in comma 4 letter d) we find music. More or less. According to the article, cultural assets are composed of “movable and immovable things” and the musical goods subject to protection are “musical scores of a rarity and value”. That means that cultural assets are characterized by the requirement of materiality, therefore it’s the physical support where human genius is impressed that is protected and that the only musical goods that are subject to protection are the rare scores and the ones that have a certain value.

Pretending that it is possible to omit the selection parameters identified by the words “rarity” and “value”, let’s focus on what the word “sheet music” excludes: the scores, the individual parts and the whole music scene studied by ethnomusicology which, as you can imagine, doesn’t have much to do with written music. Moreover, the word “protection” is tirelessly repeated and that’s why it’s pivotal to fully understand its importance: to preventively and systematically intervene on cultural heritage to make it safe and deliver it unaltered to future generations. This intervention doesn’t necessarily have to take place through legal rules, but it rather can and also must start from us citizens, who are an integral and constitutive part of that Republic that “protects”.

Trying to expose these concepts, it’s easy to be belittled, since many people object with the usual sentence “you can’t eat culture” and that today there’s no longer sensitivity towards these “things”. Personally and generally, I object again, inviting to reflect on the following phenomenon: people keep crowding outside museums for the same reason that every time we look at Michelangelo’s The Calling of S. Matthew, our eyes hope to grasp the source of that ray of light and for the same reason that every time we witness the events of Madame Butterfly we keep hoping that she chooses life. In every work, whether it is Dante’s Hell or Homer’s Odyssey, we find a part of us and when we become aware of that world it’s impossible to get out of it.
Probably in the historical period we are living in, it’s true that “you can’t eat culture”, but it’s equally true that you can live it.

Translated by Beatrice Toscano

2 pensieri su “(🇮🇹/🇬🇧)La musica come patrimonio culturale: è tutelata?

  1. Il giorno prima che morisse Ezio, io stavo ascoltando una sua musica… questa cosa mi colpì! Ma in generale adoro le sue musiche.
    Riguardo la Costituzione italiana, se è per questo, parla anche di tutela del lavoro… parla di tante belle cose, peccato che non serva a nulla scriverne soltanto…

    Piace a 1 persona

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