(🇮🇹/🇬🇧)Game Changer di Banksy: descrizione e recensione dell’opera

🇮🇹 Game Changer: più solidarietà o più visibilità?

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. . Game Changer

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Banksy è uno degli artisti contemporanei piĂą famosi. Capace di stupire ed avere successo con qualunque nuova opera faccia apparire sui muri di una cittĂ  come nessun altro artista di quest’epoca. Famoso per la sua street art, l’ultima sua creazione è stata Game Changer, un disegno in bianco e nero esposto vicino all’ospedale di Southampton (Inghilterra meridionale), accompagnato dalla seguente dedica: “Grazie per tutto il lavoro che state facendo. Spero che questo lavoro porti un po’ di luce, anche se è solo in bianco e nero”. Protagonista del quadro è un bambino che gioca con una bambola raffigurante un’infermiera con tanto di mantello e braccio alzato che richiamano l’iconografia tipica di Superman. I comuni eroi con cui sono soliti giocare i bambini, ovvero Batman e Spiderman, sono riposti sullo sfondo in un cesto.

L’opera è stata accolta come un grande gesto di umanità e di solidarietà verso il personale sanitario che ormai da più di due mesi è impegnato nella lotta contro il Coronavirus. Ma perché Banksy ha scelto questo tema? La figura del medico/infermiere come eroe è molto usata in questi ultimi mesi, forse quasi abusata. Sui diversi media campeggiano continuamente scritte e foto di medici visti come eroi nazionali, strano che per rendersene conto doveva capitare una calamità come una pandemia. Quindi il punto è il seguente: Banksy voleva davvero celebrare il personale sanitario o semplicemente si è unito al coro? Banksy è solito raffigurare sui muri delle città il personaggio o il tema in quel momento più discusso cercando, alcune volte, di far riflettere con leggerezza e ironia sulle grandi tematiche sociali. Nello specifico caso di Game Changer penso però sia ricaduto nel banale: non c’è a mio avviso un tentativo di far riflettere, o ancor di più, di denunciare una problematica sociale.

Banksy incarna un po’ la figura dell’unartist, come si definì Allan Kaprow, che caratterizza gran parte degli artisti del 900: una figura estranea al consumismo della societĂ  e che si oppone ad esso, che mira a trasgredire forme, stili, estetica e ruoli artistici tradizionali, un artista che produce arte ma allo stesso tempo nega sia il fatto che produca arte e il suo stesso essere artista. Egli si presenta al mondo con uno pseudonimo nascondendo la sua vera identitĂ , quasi a voler negare di essere proprio lui il creatore delle opere e sostiene anche di non voler esporre in una tradizionale mostra e di non sostenere ufficialmente tutte quelle organizzate su di lui, nonostante le sue opere all’asta siano poi valutate milioni di dollari.

Una prima riflessione può essere la seguente. Banksy per quanto possa disdegnare la classica modalità di presentazione di un’opera artistica, ovvero un museo o una galleria, ha capito perfettamente la nuova modalità per avere successo nel 21esimo secolo: Instagram. Banksy infatti ha su questo social network più di 8 milioni di follower e infiniti like ad ogni post, anche l’opera Game Changer è stata pubblicata su questa piattaforma e conta più di 30mila commenti. La presentazione stessa dell’artista sul suo profilo social è particolarmente emblematica: ogni foto ha come descrizione solo il titolo dell’opera, come nel caso di Game Changer, o spesso nemmeno quella. La foto profilo è ambigua e come descrizione del profilo ha semplicemente la scritta “not on facebook, not on twitter”. Insomma, niente che possa ricondurre alla sua identità. Tutto questo contribuisce ad aumentare l’alone di mistero e di conseguenza la curiosità di sapere chi si celi dietro a questa personalità così controversa e poco chiara. Questo non sapere sicuramente fa ancora più parlare di lui.

Ecco dunque la seconda riflessione. Ci troviamo di fronte al concetto che sta alla base di tutta l’arte contemporanea: l’opera diventa essa stessa evento mediale. Quindi non importa tanto cosa abbia rappresentato Banksy, importa il come l’abbia fatto. Nel caso di Game Changer, importa che sia visibile sia in un punto sensibile come un ospedale e che sia in una piattaforma che gli assicuri miliardi di views come Instagram. Il soggetto dell’infermiera quindi può essere solo un pretesto, un’immagine utilizzata per costruirsi una buona reputazione e molta visibilità, ma che comunque perde il suo vero significato.

Game Changer quindi è arte? Qualunque cosa può diventare arte ed essere dotata di aura se è provvista solo di valore di scambio e non di uso. L’aura è l’effetto che produce l’opera sullo spettatore e questo effetto muta a seconda della natura dell’opera e delle persone che la fruiscono. L’aura di un oggetto scaturisce dalla sua unicità e dall’unicità della relazione tra artista e opera. Partendo da questo presupposto, anche un graffito o uno stencil sul muro possono avere aura in quanto quell’opera è autentica perché tale era l’intenzione dell’artista e nell’osservarla lo spettatore entra in qualche modo in relazione con la volontà dell’autore. Ma se Game Changer può essere dotata di aura nel suo essere un disegno collocato su un muro, dove l’ha disegnato l’artista, lo è ancora una volta che è postata su un social network? Forse la sua perdita d’aura scaturisce per il numero infinito e costante di contenuti della piattaforma che ci fa perdere di unicità ogni momento in cui vediamo un post, che contenga o meno un’opera d’arte. La nostra fruizione è distratta e frettolosa. Penso quindi che Banksy non l’abbia postata per la diretta fruizione della stessa in quanto arte ma solo per ottenere pura visibilità.

A quale conclusione si può giungere? Bisogna tener conto del fatto che l’utilizzo dell’arte come strumento di visibilità sia sempre avvenuto, a partire dai committenti degli artisti del Rinascimento che si facevano ritrarre per accrescere la loro fama. Dal Novecento poi le logiche economiche sono le vere protagoniste dell’arte: i critici decretano ciò che è arte a seconda di quello che può piacere al mercato e allo stesso modo un acquirente compra una certa opera perché pensa sia un buon investimento. L’arte è l’espressione culturale del capitalismo perché è semplicemente specchio del nostro mondo ma questo fa la differenza nel momento in cui andiamo a fruire di un’opera artistica? Anche se teniamo presente queste logiche di mercato sottostanti l’arte, non possiamo non ammettere di emozionarci di fronte ad una certa opera che in qualche modo ci trasmette qualcosa. L’aura che l’accompagna è comunque presente, è solo ricollocata in una dimensione spettacolare. Se un’opera in certo momento, anche solo ad uno spettatore, riesce a trasmettere un’emozione, quella è da considerarsi senza dubbio arte, che sia un dipinto, una performance, un oggetto ready-made o un disegno come nel caso di Game Changer.

Evelyn Novello

Game Changer di Banksy vicino all'ospedale di Southampton

🇬🇧 Game Changer: more solidarity or more visibility?

Banksy is one of the most famous contemporary artists. Able to amaze and succeed with any new work he makes appear on the walls of a city like no other artist of this era. Famous for his street art, his last creation was Game Changer, a black and white drawing exhibited near the hospital in Southampton (southern England), accompanied by the following note: “Thanks for all the work you are doing. I hope this work brings some light, even if it is only in black and white.” The protagonist of the painting is a child playing with a nurse doll with a cape and raised arm that recalls the typical Superman iconography. The common heroes with which children usually play, such as Batman and Spiderman, are placed in the background in a basket.

The work was welcomed as a great gesture of humanity and solidarity towards the health personnel who for more than two months have been engaged in the fight against Coronavirus. But why did Banksy choose this theme? The figure of the doctor / nurse as a hero has been widely used in recent months, perhaps almost abused. Writings and photos of doctors seen as national heroes are constantly circulating in the various media; what is strange is that to realize this, a calamity such as a pandemic had to happen. So the point is this: Did Banksy really want to celebrate the healthcare professional or did he simply join the choir? Banksy usually portrays the most discussed character or theme on the walls of the city, sometimes trying to make people think lightly and ironically on the great social issues. In the specific case of Game Changer, however, I find it to be banal: in my opinion there is no attempt to make people think, or even more, to denounce a social problem.

Banksy somewhat embodies the figure of the unartist, as Allan Kaprow defined himself, which characterises most of the artists of the twentieth century: a figure detached from and opposed to the society of consumerism, who aims to transgress forms, styles, aesthetics and traditional artistic roles; an artist who produces art but at the same time denies both the fact that he produces art and he is being an artist. He presents himself to the world under a pseudonym hiding his true identity, as if to deny that he is the creator of the works and also claims that he does not want to exhibit his work in a traditional exhibition and does not officially support all of those organised in his honour, despite his works will then be valued at millions of dollars.

A first reflection can be the following. Banksy as much as he can disdain the classic way of presenting a work of art, such as a museum or a gallery, he has perfectly understood the new way to be successful in the 21st century: Instagram. As a matter of fact, Banksy has more than 8 million followers on this social network and infinite likes for each post, the Game Changer work has also been published on this platform and has more than 28 thousand comments. The appearance of the artist on his social profile is particularly emblematic: each photo has only the title of the work as description, as in the case of Game Changer, or often not even that. The profile photo is ambiguous and as a profile description it simply has the words “not on Facebook, not on Twitter”. In short, nothing that can be traced back to its identity. All this contributes to increase the aura of mystery and consequently the curiosity to know who is behind this so controversial and unclear personality. This unknown identity clealry makes him even more renowned.

Thus here is the second reflection. We are faced with the concept that underlies all contemporary art: the work itself becomes a media event. That’s to say that no matter what Banksy represented, it matters how he did it. In the case of Game Changer, it matters that it is visible both in a sensitive point such as a hospital and in a platform that ensures billions of views like Instagram. Therefore, the subject of the healthcare worker can only be a pretext, an image used to build a good reputation and a lot of visibility, but which loses its true meaning.

So is Game Changer art? Anything can become art and be endowed with an aura if it has only exchange value and not use. The aura is the effect that the work produces on the viewer and this effect changes according to the nature of the work and the people who experience it. The aura of an object comes from its uniqueness and the uniqueness of the relationship between artist and work. Starting from this assumption, even a graffiti or a stencil on the wall can have aura as that work is authentic because this was the intention of the artist, and in observing it the viewer somehow enters into a relationship with the author’s will. But if Game Changer can be endowed with an aura in its being a drawing placed on a wall, where the artist designed it, does it then lose its purpose when posted on a social network? Perhaps its loss of aura stems from the infinite and constant number of content on the platform which makes it lose uniqueness every moment we see a post, whether or not it contains a work of art. Our enjoyment is distracted and hasty. So I think Banksy didn’t post it for the direct use of it as an art but only for pure visibility.

What conclusion can be reached? It must be taken into account that the use of art as an instrument of visibility has always taken place, starting from the patrons of the Renaissance artists who were portrayed to increase their fame. Since the twentieth century, economic logics have been the true protagonists of art: critics decree what is art according to what the market may like and in the same way a buyer buys a certain work because he thinks it is a good investment. Art is the cultural expression of capitalism because it is simply a mirror of our world but does this make the difference when we go to enjoy an artistic work? Even if we keep in mind these market logics underlying art, we cannot fail to admit that we are excited by a certain work that somehow conveys something to us. The aura that accompanies it is still present, it is only relocated to a spectacular dimension. If a work at a certain moment, even if only to a spectator, manages to convey an emotion, that is undoubtedly to be considered art, whether it is a painting, a performance, a ready-made object or a drawing as in the case of Game Changer.

Translated by Riccardo De Meo

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