(🇮🇹/🇬🇧)PARTE 1 – Didattica a distanza: l’opinione degli universitari

🇮🇹 L’istruzione telematica non è un nuovo argomento per FreedArte, abbiamo già letto le riflessioni di alcuni studenti liceali. Ma come staranno vivendo, invece, le lezioni e gli esami online gli studenti universitari di tutta Italia? FreedArte ha raccolto per voi alcune riflessioni di giovani studenti che frequentano diversi atenei in tutto il paese. Nello specifico, oggi vi presentiamo tre testimonianze di due ragazze e di un ragazzo che studiano rispettivamente presso gli atenei di Pavia, Roma e Napoli.
Le università italiane, saranno state all’altezza dell’emergenza senza precedenti, che per aspetti diversi, ha ancora oggi un peso sulla nostra vita?
La parola a Marika, Sabrina e Giovanni.

🇬🇧 Telematic education is not a new topic for FreedArte, we have already read the reflections of some high school students. But how will university students from all over Italy be experiencing online lessons and exams? FreedArte has collected some reflections for you from young students who attend different universities across the country. Specifically, today we present three testimonies of two girls and one boy studying at the universities of Pavia, Rome and Naples.
Do the Italian universities, have been up to the unprecedented emergency, which for different aspects, still has an importance on our life today?
Marika, Sabrina and Giovanni speak.

Illustrazione di Annamaria Ghiroldi

 

Marika, secondo anno di magistrale (Pavia)

In generale non ho riscontrato difficoltà perché la mia Università, nella figura del Rettore e dei suoi collaboratori, si è subito attivata per garantirci un proseguimento dei corsi previsti nell’anno accademico. Io ho seguito un corso di Diritto con un professore che ha subito reso disponibili le sue lezioni, accompagnate da slide, sulla nostra piattaforma universitaria. Ovviamente rispetto a una didattica in presenza, questa nuova modalità ha tolto a noi studenti la possibilità di interagire direttamente con il professore ponendogli eventuali quesiti e avendo subito un riscontro. Proprio per cercare di ovviare a questo problema, dopo un tot di lezioni, il docente ci ha proposto di collegarci tutti insieme sulla piattaforma Zoom per rispondere a domande e riprendere gli argomenti fin lì trattati. Al di fuori del singolo corso, lo stesso Rettore ha provveduto a inviarci aggiornamenti sulla situazione che si stava vivendo, a inviarci questionari per giudicare l’attività telematica svolta. Questo è stato sicuramente un punto a favore che non ci ha fatti sentire dimenticati ma parte integrante di tutta l’organizzazione. In questo momento difficile, devo dire che l’Università si è mostrata attenta e attiva per noi studenti, quindi il mio giudizio è positivo.

Marika (Pavia)

Overall, I didn’t find any difficulties because my University, in the figure of the rector and his collaborators, has immediately taken action to guarantee us a continuation of the courses that were scheduled for the academic year. I attended a law course with a professor who immediately made his lessons and some slides available on our university platform. Obviously, comparing it to face-to-face lectures, this new teaching modality has taken away from us students the possibility to interact directly with the professor by asking him questions and having immediately an answer. Trying to find a remedy this problem, after some lessons, one teacher suggested that we all connected together on the Zoom platform to ask questions and review the lessons’ program. Beyond the single case, the Rector himself has sent us updates on the situation we were experiencing, submitting questionnaires about the telematic activity to us. This was certainly a point in favor, because it didn’t make us feel forgotten but an integral part of the whole organization. In this difficult moment, I must say that the University has shown to be attentive and active for us students, so my opinion is positive.

Marika (Pavia)

Sabrina, quinto anno di università (Roma)

Il 2020 sembrava l’orlo di una nuova guerra mondiale: un intero continente in fiamme, le cavallette in Africa, una pandemia, le lezioni telematiche… e non finisce qui: gli esami… online. Una nuova guerra mondiale. Nessuno oserebbe paragonare il peso dei primi disastri ad un esame nella propria cameretta, davanti ad un PC e con una luce che ti rende irriconoscibile agli occhi del professore, che passerà i primi 2 o 3 minuti d’esame chiedendoti di mostrarti meglio con tanto di carta di identità alla mano. E tu sei lì. Imbarazzato, intimidito e un po’ divertito, perché non vorresti mettere in primo piano il tuo naso già “importante”. Per molti studenti ogni esame è una battaglia, diciamolo pure. Oggi come oggi si aggiunge il dover lottare con la connessione, con i professori che al trentesimo studente da interrogare ancora non afferrano il meccanismo con cui passare da una stanza Meet all’altra. E tu sei lì. Costretto ad assistere ad ogni singolo esame con la paura che venga fatto il tuo nome all’improvviso perché sì, ogni tanto i prof perdono l’elenco delle prenotazioni all’appello e iniziano a chiamare numeri a caso come il vecchio Lotto alle 8 della sera. Lotti poi con l’incertezza. Il prossimo esame è alle porte e non sai se ci sarà o no, e se sì, sarà orale o scritto? Ora serve solo una stanza che rispetti i criteri richiesti: un metro e mezzo almeno dalla parete alle mie spalle, un solo ingresso, tre pareti libere, porta chiusa e nessuno dentro. Per farla breve, nel mio appartamento non esiste una stanza così. Strano, ma capita. Ah, bisogna anche capire quanti dispositivi utilizzare. Uno, due, telefono e PC, solo PC, solo telefono, se gli va bene la mia versione o meno. Fuori c’è ancora la pandemia. Insomma, il lockdown è iniziato due giorni dopo la fine della sessione invernale (manco il tempo di festeggiare). E va bene, dopo un po’ ti rassegni, tanto hai molto da studiare e il tempo volerà. E in parte ringrazio di essere stata impegnata tanto con lo studio o credo sarei impazzita.

Sabrina (Roma)

2020 seemed the edge of a new world war: an entire continent on fire, locusts in Africa, a pandemic, telematics lessons … and it doesn’t end there: the exams … online. A new world war. Nobody would dare to compare the weight of the first disasters to an exam in their own bedroom, in front of a PC and with a light that makes you unrecognisable in the eyes of a professor who will spend the first 2 or 3 minutes of the exam asking you to show yourself better proving your identity with your ID card in hand. And you are there. Embarrassed, intimidated and a little amused, because you wouldn’t want to put your already “prominent” nose on display. For many students, every exam is a battle, let’s face it. Nowadays there is the added struggle with the connection, with the professors who, on the thirtieth student to be interrogated, do not yet grasp the process of switching from one Meeting Room to another. And you are there. Forced to witness every single exam with the fear that your name will suddenly be called next because yes, every now and then the professors lose the list of reservations and start calling random numbers like the old Lotto at 8 in the evening. You then struggle with uncertainty. The next exam date is coming and you don’t know if it will happen or not, and if so, will it be oral or written? Now you only need a room that meets the required criteria: one and a half meters at least from the wall behind me, one entrance, three empty walls, closed door and nobody inside. Frankly, there is no such room in my apartment. Strange, but it happens. Oh, you also need to understand how many devices to use. One, two, phone and PC, PC only, phone only, if my version is fine or not. There is still a pandemic outside. In short, the lockdown began two days after the end of the university’s winter session (not even enough time to celebrate). Okay, after a while you resign yourself, after all you have a lot to study and time will fly. And in part I am thankful for being so busy with studying or I think I would have gone mad.

Sabrina (Rome)

Giovanni, secondo anno di magistrale (Napoli)

Sono uno studente pendolare che frequenta una università presso la città di Napoli.
La didattica online ha dato una notevole svolta alla mia attuale sezione di corsi, poiché ha completamente eliminato tutti i problemi legati al doversi necessariamente spostare ogni qualvolta ci fosse un corso e conseguentemente, ha quindi annullato tutte le spese legate agli spostamenti (ed anche tutte le sveglie impostate 2 ore prima di qualsiasi corso universitario).
D’altro canto però, la didattica a distanza ha completamente eliminato qualsiasi contatto umano: non si ‘perde tempo’ prima, durante o dopo la lezione con i propri colleghi, non si fa più le colazione tutti insieme e non si cerca conforto, quando si è stanchi, negli occhi altrui. Siamo solo noi e lo schermo. Didatticamente parlando, le lezioni sono facili da seguire e se il professore dà anche la possibilità di registrare la lezione, il prendere appunti non è più un problema. Anche qui però, la distanza ha portato delle forti limitazioni. Durante le lezioni, dove l’obiettivo è spiegare un programma a degli studenti, diventa difficile per il professore/assistente garantire che tutti gli studenti procedano senza difficoltà a replicare tutto quello fatto in classe, poiché non possono fermare la lezione ogni qualvolta una singola persona presenta un problema. Infine data la distanza, diversi professori hanno optato per l’eliminazione delle solite prove intercorso, rendendo più pesante il carico di studio durante la sessione d’esame.
A parer mio infine, per quanto sia comodo stare a casa ed evitare il traffico e le sveglie mattutine, i contro superano i pro.

Giovanni (Napoli)

I am a commuter student who attends the university in Naples.
Online lessons have given a significant turn to my current section of courses, they have completely eliminated all the problems related to having to move every time there is a course and consequently, they have canceled all expenses related to travel (and also all alarms set 2 hours before any university course).
On the other hand, distance learning has completely eliminated any human contact: you don’t ‘waste time’ before, during or after the lesson with your colleagues, you don’t have breakfast all together and you don’t look for comfort when you are tired, in the eyes of others. It’s just us and the screen. Didactically speaking, the lessons are easy to follow and if the teacher also gives the possibility to record the lesson, taking notes is no longer a problem. Here too, however, the distance has led to strong limitations. During the lessons, where the goal is to explain a program to students, it becomes difficult for the professor / assistant to ensure that all students proceed without difficulty replicating everything done in the classroom, since they cannot stop the lesson whenever a single person presents a problem. Finally, because the distance, several professors opted for the elimination of the usual tests, making the study load heavier during the exam session.
Finally, in my opinion, however comfortable it is to stay at home and avoid traffic and morning alarms, the cons outweigh the pros.

Giovanni (Naples)

Traduzione di Vittorio Nastri e Beatrice Toscano

2 pensieri riguardo “(🇮🇹/🇬🇧)PARTE 1 – Didattica a distanza: l’opinione degli universitari

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