(🇮🇹/🇬🇧)L’Amica Geniale: trama e recensione del libro di Elena Ferrante

L'amica geniale, recensione del romanzo di Elena Ferrante

🇮🇹 L’amica geniale: trama e recensione

L’Amica geniale, negli ultimi anni, è diventato un vero e proprio caso editoriale; tutti ne hanno parlato, moltissimi lo hanno letto e ancora più persone hanno visto la serie tv Rai qualche mese fa. Nel 2016 inoltre, il New York Times ha inserito Elena Ferrante, scrittrice italiana, tra le 100 persone più influenti al mondo.

Nata e cresciuta a Napoli, la sua opera più famosa, l’Amica geniale, non avrebbe potuto essere  ambientata in nessun’altro luogo sulla faccia della Terra. La Napoli descritta dalla Ferrante nel suo libro, racconta una realtà non troppo lontana dai giorni nostri: una mentalità conservatrice, restia al cambiamento e all’evoluzione, che ha soffocato il potenziale di chissà quante anime nel passare degli anni. Questa è un po’ la tragedia che riguarda la vita di Lila, l’amica geniale di Elena, che non potrà continuare gli studi, una volta ottenuta la licenza elementare, a causa del suo essere femmina e quindi, sprecata per lo studio. È il destino che logora l’esistenza della ragazza, che tenta nel romanzo di ribellarsi al padre austero, ma senza ottenere nulla, se non pesanti punizioni: il padre infatti, in preda all’ira, la scaraventa addirittura giù da una finestra del primo piano.

Lo stile del romanzo è, nella sua concretezza e nel suo complesso, immediato, scorrevole, piacevole e soprattutto di qualità; i personaggi, inoltre, sono ben caratterizzati ed estremamente realistici. Quella che la Ferrante descrive è però un’amicizia malsana, se non addirittura completamente malata. Lila rappresenta la quinta essenza della perfezione: è incredibilmente bella, è super intelligente e studia da autodidatta, al punto da imparare meglio di Elena (che, a differenza sua, potrà frequentare la scuola superiore) tutti gli argomenti trattati a lezione.

Elena è logorata dall’intelligenza senza eguali dell’amica, che come lei stessa definirà, è geniale. Lei vive la propria esistenza in funzione di Lila. Tutte le sue azioni sono finalizzate a una malsana competizione con e contro la sua amica. Ogni esperienza che Elena vive è costantemente tormentata dall’idea che possa valere meno di quelle vissute da Lila e tenta disperatamente di imitare ogni sua azione, nella inquieta speranza di non esserle da meno in ogni cosa che fa.

Il rapporto che emerge, dunque, non è positivo né per Elena, che pur portando avanti i propri studi con buoni risultati, continua a pensare alla sua esistenza sempre in rapporto a Lila e neanche per quest’ultima, che, ferita dal suo destino inclemente, non perde occasione per rimarcare la propria superiorità intellettuale, al fine di dimostrare ad Elena, che pur non avendo conseguito il diploma, la geniale, tra le due, rimarrà comunque e per sempre lei.

Il romanzo si interrompe bruscamente, troncando una situazione a metà, quasi a voler costringere il lettore, spinto inevitabilmente dalla curiosità, a correre verso la libreria più vicina per acquistare il romanzo successivo (come sapete, l’Amica geniale è solo il primo volume di una quadrilogia).

In conclusione, non si può non ricordare che L’Amica geniale, capitolo primo, è stato definito da Il Corriere della Sera «un Grande Romanzo italiano del Sud come I Viceré di De Roberto, Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa […] e Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese» e ancora «il meglio della nostra letteratura italiana». Condividendo o meno quanto affermato dalla famosa testata giornalistica, è impossibile negare il successo e la dirompenza di questa opera, prima di un racconto ben più lungo, articolato e complesso.

Giovanna Pasciuto

 

🇬🇧 My brilliant friend: plot and review

My brilliant friend, in recent years, has become a real editorial case; everyone has talked about it, many have read it and even more people have seen the script made by Rai a few months ago. Furthermore, in 2016, the New York Times included Elena Ferrante, an Italian writer, among the 100 most influential people in the world.

Born and raised in Naples, her most famous work, my brilliant friend, could not have been set anywhere else on the face of the earth. The Naples described by Ferrante in her book, tells a reality not too far from the present day: a conservative mentality, reluctant to change and evolve, which has stifled the potential of who knows how many souls over the years. This is the sort of tragedy that concerns the life of Lila, Elena’s brilliant friend, who will not be able to continue her studies after elementary school, because of her being female and therefore, studying being a waste on her. It is the fate that wears out the girl’s existence, who tries in the novel to rebel against the austere father, but without getting anywhere, except for heavy punishment: the father in fact, in anger, even throws her out from a window of the first floor.

The style of the novel is, in its concreteness and as a whole, immediate, flowing, pleasant and above all of good quality; the characters are also well characterised and extremely realistic. However, what Ferrante describes is an unhealthy, if not completely sick friendship. Lila is the quintessential representation of perfection: she is incredibly beautiful, she is very intelligent and studies as a self-taught, to the point of learning better than Elena (who, unlike her, will be able to attend high school) all the topics covered in class.

Elena is worn out by her friend’s unrivalled intelligence, which she herself will define as brilliant. She lives her life in function of Lila. All her actions are aimed at an unhealthy competition with and against her friend. Every experience that Elena lives is constantly tormented by the idea that it may be worth less than those lived by Lila and tries desperately to imitate all her actions, in the restless hope of not being outdone in everything she does.

The relationship that emerges, therefore, is not positive neither for Elena, who although carrying on her studies with good results, continues to think of her existence always in relation to Lila and nor for the latter, who, wounded by her inclement fate, she never misses an opportunity to emphasize her intellectual superiority in order to demonstrate to Elena that despite not having obtained her diploma, she will remain the genius out of the two.

The novel stops abruptly in the middle of the predicament, as if to force the reader, inevitably driven by curiosity, to run to the nearest bookstore to buy the next novel (as you know, my brilliant friend is only the first volume of four).

In conclusion, it cannot be forgotten that my brilliant friend, chapter one, has been defined by Il Corriere della Sera as “a great Southern Italian novel such as De Roberto’s Viceroys, Tomasi di Lampedusa’s Il Gattopardo” […] and Il mare non bagna Napoli by Anna Maria Ortese” and goes on to say that is “the best of our Italian literature”. Whether or not you share what the famous newspaper has said, it is impossible to deny the success and impetuous of this complex story.

Translated by Riccardo De Meo

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