(🇮🇹/🇬🇧)Didattica a distanza: l’opinione dei liceali

🇮🇹 Negli ultimi mesi, i nostri telegiornali hanno parlato moltissimo di didattica a distanza, unica soluzione possibile per preservare l’educazione scolastica in un periodo di emergenza sanitaria, come quello che abbiamo e stiamo continuando a vivere a causa del Coronavirus. I ragazzi di FreedArte hanno avuto l’opportunità di intervistare alcuni studenti liceali, gli allievi della Scuola Maria Ausiliatrice di Roma, per capire cosa vivono e provano i diretti interessati di tale cambiamento: gli alunni. Come stanno vivendo la didattica a distanza? Ecco quattro testimonianze di giovani ragazzi e ragazze iscritti al secondo anno di scuola superiore.

🇬🇧 In the last few months, the news has been talking a lot about distance teaching, the only possible solution to preserve school education in a period of health emergency, like the one we have been and are continuing to live because of Coronavirus. The people of Freedarte had the opportunity to interview some high school students of the Maria Ausiliatrice School in Rome, in order to understand how the young people directly involved in this shift of education are living and are affected by the situation. How are they experiencing distance learning? Here are four testimonials of young boys and girls enrolled in the second year of high school.

compressoooo

Riccardo 

🇮🇹 Quest’emergenza sanitaria ha decisamente influenzato le abitudini di tutti i giorni, negandoci le cose più semplici della quotidianità. Cose e abitudini di cui oggi sentiamo un po’ tutti la mancanza. La didattica a distanza, fortunatamente, sta dimostrando di essere un ottimo metodo per proseguire il percorso scolastico. Ci tiene occupati nelle lunghe giornate che hanno caratterizzato gli ultimi mesi e ci permette di trascorrere un po’ del nostro tempo con i compagni di classe, anche se il rapporto non è paragonabile allo stare insieme nella stessa aula…Prima che scoppiasse la pandemia, stare con i propri compagni e vedersi quasi tutti i giorni, sembrava una normalità, una di quelle poche cose che mai ci si saremmo aspettati di vedere negata. Le lezioni in classe ci permettevano di interagire tra di noi, alcune volte anche contro le regole dei professori! Con questo nuovo metodo non è più come prima, non si ha più la possibilità di condividere le proprie opinioni tra compagni come avveniva faccia a faccia, o di poter condividere un sorriso e né di poter assistere alla staffetta che avveniva tutti i giorni durante l’intervallo, per raggiungere al più presto il banco delle merende, oppure ai rimproveri di Eva, la nostra sorvegliante di piano, verso coloro che entravano in classe prima della campanella! Così come il virus ha influenzato l’aspetto didattico della nostra quotidianità, lo stesso è accaduto tra le mura di casa, si può dire che, prima tutti andavano un po’ di fretta, ognuno era impegnato a dover perseguire i propri doveri, ma di questi tempi siamo stati costretti a casa, portandoci ad assistere, almeno per molti, ad un notevole rallentamento della nostra vita. Questo virus ci ha portato a trascorrere più tempo all’interno del nucleo familiare e, quindi, può essere considerato un fattore positivo, contemporaneamente ci ha anche allontanati dai parenti meno stretti ma non meno importanti, causando una grande mancanza. Nel mio caso è da molto tempo che non vado a Napoli, la mia città, di cui sento una grande mancanza, in particolare, della mia casa e dei miei nonni.

🇬🇧 This medical emergency has definitely influenced our everyday habits, denying us the simplest things of everyday life. Things and habits that we all miss today. Distance teaching is luckily proving to be an excellent method to carry on schooling. It keeps us busy in the long days that have characterized the last few months and allows us to spend some of our time with our classmates, even though the relationship is not comparable with being together in the same classroom. Before the pandemic broke out, being with classmates and seeing each other almost every day seemed normal, one of those few things we never expected to see denied. Class lessons gave us the chance to interact with each other, sometimes even when our teachers weren’t so thrilled about it! With this new method it is no longer the same, you no longer have the opportunity to share your opinions with your classmates as you could do face to face, or to be able to share a smile, or see your friends rushing to the snack table during breaks, or hear our floor supervisor Eva’s rebukes to those who dared to come back to the classroom before the bell ringed! Just as the virus influenced the didactic dimension of our daily life, the same happened within the walls of the house, and one could say that everyone was in a hurry before, busy with our daily duties, but now that we’ve forced to stay home, we are all witnessing to a significant slowdown in our lives. This virus has made us spend more time with our families and that could be considered a positive factor, but at the same time it has also alienated us from less close but no less important relatives, causing great sufferance. In my case, it has been a long time since I went to Naples, my city, which I really miss, also because my grandparents live there too.

Lavinia

🇮🇹 Forse non ci credevo? O forse non me lo sarei mai aspettato? Non lo so ma di una cosa sono sicura: è accaduto e mi sono sentita come quando all’improvviso va via luce e, per qualche istante, rimani immobile e non sai cosa fare perché ti senti solo e disorientato. Cosi è stato….era pomeriggio ed ero in piazzetta con le mie amiche, mia mamma mi ha avvertito che dovevo rientrare; e se anche lei non me lo ha detto direttamente ho capito che fare quello che facevo tutti i giorni (cioè uscire con gli amici, andare a scuola ed anche in palestra) all’indomani non sarebbe stato più possibile per un po’ di tempo. Rientravo a casa con la tristezza nel cuore e via via che percorrevo la strada del ritorno intorno a me tutti i negozi ed i locali stavano chiudendo…a testa bassa tutti si preparavano a un periodo buio così come troppo buia mi appariva la strada che percorrevo con un nodo in gola. Dobbiamo proteggere noi e gli altri, questo ci hanno detto; vi chiederemo dei sacrifici, vi chiederemo di cambiare le vostre abitudini, ma per me è stato come se mi chiedessero di rinunciare a vivere. I primi giorni è stato un vero choc e le ore sembravano eterne, poi piano piano ho cominciato ad abituarmi anche se l’incertezza di quel che sarebbe stato mi metteva timore. Mi ha molto aiutato e rasserenato riprendere l’attività scolastica seppure a distanza perché in questo modo mi è sembrato di poter riprendere le mie abitudini quotidiane. La mia Scuola ed i miei insegnanti sono stati eccezionali, veramente grandi e sempre presenti. Sin dalla prima settimana di quarantena abbiamo iniziato le lezioni tutte le mattine per cinque ore e rivedere i miei professori ed i miei compagni di classe, seppure in piattaforma on line, mi ha comunque dato gran gioia e fiducia in una ripresa di vita normale per quanto diversa e mi ha riempito il cuore. Certo i primi giorni abituarmi alla video camera e al rapporto a distanza non è stato facile; ci siamo dovuti abituare ma con l’aiuto della Preside e dei nostri professori siamo riusciti ad avere quel contatto giornaliero che apprezzo ogni giorno di più e di cui sono grata alla mia scuola. Certo devo dire che il rapporto personale e la frequenza quotidiana in Istituto per me sono insostituibili; mi trovo bene con le lezioni on line perché sono molto ben organizzate e – tranne qualche difficoltà di collegamento – si riesce a seguire bene, ma non cambierei mai la scuola tradizionale con le lezioni su piattaforma on line poiché preferisco senza dubbio avere un rapporto diretto con le persone. È vero che siamo comunque fortunati di poterci vedere quotidianamente anche con i compagni di classe con i quali mi sembra il rapporto si sia in qualche modo rafforzato quasi ci sentissimo tutti parte di una stessa squadra pronta a combattere questo “mostro” che ci ha privato del nostro diritto alla libertà e che sicuramente sconfiggeremo. Sembra quasi che il legame tra noi si sia rafforzato pur stando lontani e non vediamo l’ora di poterci finalmente riabbracciare e poter di nuovo riempire le nostre giornate di risate e gioia e delle tante chiacchiere che facevano impazzire i nostri professori. In ogni caso in questo periodo da trascorrere in casa ho cercato di riorganizzare le mie giornate al meglio possibile e di utilizzare il molto tempo a disposizione per dedicarmi alle cose su cui non riuscivo mai a soffermarmi. Riordino la mia libreria, rivoluziono la mia stanza, guardo continuamente le foto piene di bellissimi ricordi, faccio sport in casa, vedo serie TV, leggo e mi dedico alla preparazione di dolci. Devo dire che, se pure inaspettatamente, ho apprezzato questo periodo perché ho assaporato il piacere di godermi l’affetto della mia famiglia e dello stare in casa dedicandomi a tante cose diverse; ho capito che seppure mi sono sentita molto limitata nella mia libertà, fuori c’era qualcuno che soffriva e che il mio stare in casa era un qualcosa di prezioso per chi allo stesso tempo stava cercando di curare tante persone malate e di evitare che questo brutto virus attaccasse i più deboli. Ho capito che devo godere di ogni momento della mia vita e che questo lo potrò fare se di volta in volta saprò adattarmi alle diverse situazioni che mi si presenteranno. All’inizio ero molto arrabbiata, vedevo solo buio intorno a me; ora so che il mio impegno e sacrificio sono serviti a qualcosa…anzi a molto perché le persone si ammalano di meno e chi stava male sta guarendo. Porteremo sempre nel cuore e nelle nostre preghiere coloro che purtroppo non ce la hanno fatta e che saranno per sempre i nostri EROI; noi adesso, anche per onorare il loro sacrificio, abbiamo il compito preciso di impegnarci a costruire un mondo più sicuro per tutti e cominciare a correre tutti insieme sempre con amore e con il sorriso per mano verso quella luce che se ne era andata all’improvviso ma che adesso vedo si sta pian piano riaccendendo.

🇬🇧 Maybe I didn’t believe it? Or maybe I would’ve never expected it? I don’t know, but there’s one thing I’m sure of: it happened and I felt like when suddenly the light goes out, and for a few moments you stay still and you don’t know what to do because you feel alone and disoriented. It was like that… it was afternoon and I was chatting with my friends in a small piazza, when my mom warned me that I had to come back; and even though she didn’t tell me clearly, I understood that doing what I was doing every day (like going out with my friends, going to school and also to the gym) wouldn’t have been possible for some time. I was coming back home with a heavy heart, seeing all the shops and the bars around me closing… their owners kept their head down, getting ready to face a future as dark as the street I was walking down with a lump in the throat. We must protect ourselves and others, that’s what they told us; we’ll ask you to make sacrifices, we’ll ask you to change your habits – but for me it was as if they asked me to give up living. The first few days were a real shock and the hours seemed eternal, then I slowly got used to it, even though the uncertainty of what would have been scared me. Going back to school – even just through online lessons – helped me and lifted my mood, because this way I felt like I could get back to my daily routine. My school and my teachers have been exceptional, really great and ever present. We’ve been having five hours of lessons every morning, since the first week of quarantine, and seeing my professors and classmates again, even though on the online platform, still gave me great joy and hope for a return to normality, even in a different way. It really filled my heart. Of course, the first few days it hasn’t been easy getting used to the camera and to long distance relationships; we had to get used to it but with the help our headmaster and our professors we managed to keep that daily contact, that I appreciate every day more and for which I am grateful to my school. Of course I’ve to say that the personal relationships and daily attendance at school are irreplaceable for me; online lessons make me feel at ease because they are well organized and – except for trouble connecting – you can keep up with it, but I would never trade traditional school with online lessons since I undoubtedly prefer to have a direct relationship with people. It’s true that we are still lucky to be able to see each other on a daily basis: I feel like we are even a closer class group, because it almost feel like we are part of the same team, ready to fight this “monster” that took our right to freedom away and that we’ll surely defeat. It feels like the bond between us has strengthened while staying away and we can’t wait to finally hug each other and be able to fill our days again with laughter and joy and all the chitchat that drove our teachers crazy. Anyway, during this period at home, I tried to rearrange my days as best as I could and to use my time to do things I haven’t had the chance to do before. I rearrange my bookshelves, give my bedroom a makeover, I keep watching photos full of beautiful memories, do sports at home, watch TV series, read and try to bake. I must say that I unexpectedly enjoyed this period, because I enjoyed spending quality time with my family and being at home trying many different things; I understood that even though I felt that my freedom was being limited, outside there was someone who was suffering and that my being at home was important for those who, at the same time, were trying to cure many sick people and prevent this horrible virus to attack the most vulnerable. I realized that I must enjoy every moment of my life and that I’ll be able to do this if from time to time I will adapt to the different situations that will arise. At the beginning I was very angry, I only saw darkness around me; now I know that my commitment and sacrifice mattered… they truly mattered because less people are getting sick, and those who were sick are finally recovering. We will always carry in our hearts and in our prayers those who unfortunately didn’t make it and who will forever be our HEROES; now, also to honor their sacrifice, we have the precise task of committing ourselves to building a safer world for everyone, and to start running – smiling and holding hands and feeling filled with love – all together into the light. The same light that suddenly has gone out, but which I now see slowly reigniting.

Andrea

🇮🇹La situazione eccezionale che stiamo vivendo, dovuta all’attuale emergenza sanitaria per il Coronavirus, ha modificato repentinamente le nostre vite costringendoci a cambiare abitudini e a limitare forzatamente le nostre libertà. Ovviamente la prima conseguenza del lockdown, che ha rivoluzionato la mia routine è stata la chiusura delle scuole. La necessità di ricorrere alla didattica a distanza però non ha trovato impreparato il nostro Istituto, infatti dopo appena due giorni eravamo già attivi sulla nostra piattaforma online. I nostri professori si sono dati subito molto da fare per riorganizzare i programmi scolastici in chiave telematica, caricando file, dispense e link con video di approfondimento per aiutare noi studenti a capire meglio gli argomenti del programma di studio. Riesco a seguire con attenzione le lezioni e in definitiva mi sto trovando molto bene. A volte sorrido pensando che, fino a qualche mese fa, il sogno di ogni studente o della maggior parte di essi era stare a casa sul divano a fare lezione e ora tutto questo si è tramutato in realtà. Una realtà ben diversa: si sente la mancanza della scuola tradizionale, fatta di contatto fisico e visivo, di risate e di ricreazione. Il rapporto con i miei compagni di classe è in qualche modo cambiato, si è persa quella complicità che una videochiamata non permette di avere, ma sono sicuro che, tornati a scuola, saremo tutti più uniti ed apprezzeremo sicuramente di più lo stare insieme. Ovviamente anche il rapporto con la mia famiglia ha subito dei cambiamenti. Qualche volta gli equilibri possono diventare precari, perché non siamo abituati a questa convivenza forzata, ma ho ritrovato il piacere di condividere quotidianamente sia con i miei genitori che con i miei fratelli momenti di confronto che prima, a causa dei vari impegni, forse si erano un po’ persi. Ci stiamo riscoprendo l’un l’altro. Tutto sommato sto affrontando abbastanza bene questo momento anche se devo ammettere che, con il passare del tempo, comincio a sentire il peso di questa “reclusione” prolungata! Il primo mese di quarantena mi ha permesso di dedicare più tempo allo svolgere con costanza attività fisica, cosa che mi riusciva saltuariamente.  Ma ora, soprattutto con l’avvicinarsi della bella stagione, sento la nostalgia delle passeggiate in centro con gli amici, delle partite a pallone a Villa Ada, della possibilità di chiamare un compagno e dirgli: “Ci vediamo tra dieci minuti”. Adesso diventa tutto più difficile. Però è adesso che bisogna essere più responsabili. Stiamo diventando più coscienti della nostra vulnerabilità, ma dopo aver sperimentato questo senso di fragilità avremo l’opportunità di apprezzare di più la vita.

🇬🇧 The exceptional situation we are experiencing, due to the current health emergency for Coronavirus, has suddenly changed our lives forcing us to change habits and limit our freedoms. Obviously the first consequence of the lockdown, which revolutionised my routine, was the closure of schools. However, the need to use distance learning did not find our Institute unprepared, as a matter of fact, after just two days we were already active on our online platform. Our professors immediately worked hard to reorganise the school programs online, uploading files, handouts and links with in-depth videos to help us students better understand the topics of the study program. I can follow the lessons carefully and ultimately I am feeling very well. Sometimes I smile thinking that, until a few months ago, the dream of every student or of most of them was to be at home on the sofa to give lessons and now all this has turned into reality. A very different reality: we miss the traditional school, made up of physical and visual contact, laughter and recess. The relationship with my classmates has somewhat changed, a video call does not allow to have the complicity that you would have in person but I am sure that when we return to school, we will all be more united and we will certainly appreciate being together more. Of course, the relationship with my family has also changed. Sometimes the balance can become precarious, because we are not used to this forced coexistence, but I have found the pleasure of sharing daily moments of confrontation with my parents and my brothers that before, due to the various commitments, perhaps we had lost a little. We are rediscovering each other. All in all I am facing this moment quite well even though I must admit that, with the passage of time, I begin to feel the weight of this prolonged “imprisonment”! The first month of quarantine allowed me to spend more time doing constant physical activity, which I used to only do on occasion. But now, especially as the warm season approaches, I feel the nostalgia of walking downtown with friends, playing football at Villa Ada, the possibility of calling a friend and saying, “See you in ten minutes”. Now everything becomes more difficult. But it is now that we need to be more responsible. We are becoming more aware of our vulnerability, and after experiencing this sense of fragility, we will have the opportunity to appreciate life more.

Sofia

🇮🇹 Lo scoppio dell’emergenza sanitaria di questo periodo, causata dal coronavirus, ha radicalmente cambiato le dinamiche di vita di ognuno di noi costringendoci in casa e privandoci di intrattenere relazioni umane a meno che non siano a distanza. Come molte altre scuole, anche la nostra, ha ricorso al metodo della “didattica a distanza” così da far rimanere noi studenti concentrati sullo studio e dimostrare che, nonostante il grande ostacolo da superare, l’importante è rimanere uniti e non demordere anche se, per ovvi motivi, le lezioni online non potranno mai sostituire la didattica tradizionale. Sotto alcuni punti di vista le video-lezioni possiedono dei vantaggi, infatti i professori hanno la possibilità di spiegare senza essere interrotti e di proporre interrogazioni programmate. Purtroppo però, la scuola digitale, non consente a noi alunni di svolgere compiti scritti, ai docenti di verificare la nostra onestà mentre si svolgono le interrogazioni, e naturalmente di avere contatti tra di noi, soprattutto tra compagni di classe. Com’è giusto che sia, ciò di cui sento più la mancanza sono i miei amici: mi manca lamentarmi del fatto che la componente maschile del gruppo sia infantile e debba crescere, mi mancano i loro sorrisi e le loro battute, mi mancano gli aperitivi nel nostro bar preferito, mi mancano le lacrime a causa delle troppe risate, mi manca giocare a palla al parco, mi mancano persino le arrabbiature a causa delle penne che presto e non mi vengono mai restituite, mi manca cantare a squarciagola canzoni italiane ad un volume assordante, mi manca vagare per i corridoi della mia scuola e accennare a chiunque un sorriso, mi manca salutare tutti la mattina presto, mi manca la quotidianità e solo adesso mi rendo conto di quanto dessi tutto questo per scontato. Questa quarantena, arrivati al cinquantesimo giorno e poco più, mi sembra una grossa parentesi di riflessione all’interno della mia vita, un’opportunità che ci è stata regalata per ridimensionarci, renderci conto delle cose che possiamo lasciar andare e di quelle delle quali non possiamo fare a meno, una possibilità di pensare ai nostri errori e a come rimediare, perché è proprio nei momenti in cui non si vorrebbe riflettere e ricordare che la nostra mente genera pensieri che possono arrivare ad angosciarci, ferirci o a volte farci raggiungere soluzioni ai nostri problemi. In famiglia non si respira più l’aria di paura del mese di marzo, quella che ci faceva tremare ogni giorno quando all’ora di pranzo e di cena accendevamo la televisione per scoprire che il virus si stava portando via sempre più persone innocenti, che il numero dei contagi in Italia era il più alto nel mondo; di certo stando intere giornate sotto lo stesso tetto, avendo sospeso quasi tutte le attività sportive, didattiche e lavorative è stata dura resistere a crolli emotivi, scoraggiamenti, brutte sensazioni e paure ma per fortuna siamo stati uniti e tuttora cerchiamo di tenerci occupati svolgendo attività che nella vita monotona di sempre non abbiamo mai avuto la possibilità e il tempo di praticare. Stando in casa mi sento persa in un grande labirinto dal quale si può uscire solo facendo pace con se stessi, accettando il fatto che la nostra vita per il momento è in stand-by e cercando di soffermarsi il meno possibile sulla libertà della quale siamo stati privati ma facendo caso a come siano già passati circa due mesi e a quanto noi tutti siamo stati forti nel non cedere e crollare, a quanto sarebbe inutile sprecare i sacrifici fatti fino ad ora uscendo prematuramente. L’unico augurio che porgo a me stessa è quello di rimanere stabile, solida e forte come una roccia, come ho fatto finora, di non scoraggiarmi adesso dopo aver trascorso giorni e giorni a sperare in un miglioramento ed ora che ciò in cui ho sperato si sta avverando, di non vedere tutti gli sforzi fatti andare in fumo per colpa di persone ignoranti che non rispettano il prossimo e le restrizioni della quarantena, mi auguro e ci auguro con tutto il cuore di credere ancora, nonostante tutto, nella vita.

🇬🇧 The recent outbreak of the medical emergency caused by the coronavirus has radically changed the dynamics of our lives, forcing us to stay home and depriving us of human relationships, unless at a distance. Our school, like many others, has resorted to the “distance teaching method, to keep us students focused on studying and to prove that, despite this great obstacle, the important is to stick together and not give up – even though, for obvious reasons, online lessons could never replace traditional teaching. On some level video lessons have advantages, in fact professors have the chance to lecture without being interrupted and to set scheduled oral tests. Unfortunately, digital school does not allow us students to be tested on essays, the teachers cannot be 100% sure of our honesty during oral tests, and of course we can’t have a face to face relationship, especially between classmates. As it should be, my friends are what I miss the most: I miss complaining that the male component of our class is childish and needs to grow up, I miss their smiles and their jokes, I miss the appetizers in our favorite bar, I miss crying from laughter, I miss playing ball in the park, I even miss getting angry because the pens I lend are never given back to me, I miss singing at the top of my lungs italian songs at a deafening volume, I miss wandering the school hallways and smiling to everyone, I miss greeting everyone early in the morning, I miss my everyday life and just now do I realize how much I’ve taken all for granted. Now that the fiftieth day of lockdown has passed, I feel like this quarantine has been like a big pause for reflection within my life, a chance that has been given to us to resize us, to realize which are the things we can let go of and which are those we can’t do without, a chance to think about our mistakes and how to fix them, because it’s precisely when we don’t want to reflect and remember that our mind dwells on distressing, hurtful but sometimes decisive thoughts. The atmosphere at home is no longer filled with dread, like it was in March, the kind of atmosphere that made us tremble every day when while eating we turned the television on to find out that the virus was killing more and more innocent people, that the number of infections in Italy was the highest in the world; certainly staying whole days under the same roof, with all the sports, educational and work activities suspended, made it hard to not give up to emotional breakdowns, discouragement, bad feelings and fears, but luckily we were united and still now we try to keep ourselves busy by doing things that in our ordinary life we never had the chance and time to practice. Staying at home, I feel lost in a large maze from which one can only exit by making peace with oneself, accepting the fact that our life is currently on stand-by, and trying to dwell as little as possible on the freedom that’s been taken from us – focusing on how two months have already gone by and how strong we all have been in not giving in and collapsing, how useless it would be to waste the sacrifices made so far by leaving our homes prematurely. The only wish I make for myself is to remain stable, solid and as strong as a rock, as I’ve done so far. I wish not to be discouraged now, not after having spent days and days hoping for an improvement. Now that what I hoped for it’s finally coming true, I wish not to see all the efforts made going up in smoke because of ignorant people who don’t respect their neighbor and the quarantine restrictions, I hope and I wish with all my heart to still believe, in spite of everything, in life.

Traduzioni di Beatrice Toscano e Riccardo De Meo

2 pensieri su “(🇮🇹/🇬🇧)Didattica a distanza: l’opinione dei liceali

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