(🇮🇹/🇬🇧)QUARTA PUNTATA – Libertà nel mondo ai tempi del Coronavirus: l’opinione dei ragazzi sulla quarantena

🇮🇹 Nelle tre puntate precedenti di “Libertà nel mondo ai tempi del Coronavirus”, abbiamo girato l’Italia da nord a sud, partendo dalle aree più colpite, chiedendo a ragazzi e ragazze come stessero vivendo questa quarantena da Coronavirus e cosa fosse per loro la libertà. Se non hai ancora letto i tre articoli precedenti di questa serie, FreedArte ti lascia qui i link: Prima puntata, Seconda puntata, Terza puntata. In questa quarta puntata, vi proponiamo sei riflessioni, scritte da altrettanti giovani che vivono stabilmente all’estero o che vi si sono rimasti bloccati, a causa dell’emergenza sanitaria. Come è vissuta la quarantena al di fuori della nostra penisola?

🇬🇧 In the three previous episodes of “Freedom in the World at the time of the Coronavirus”, we toured Italy from north to south, starting from the most affected areas, asking boys and girls how they were experiencing this Coronavirus quarantine and what freedom meant for them. If you haven’t read the previous three articles in this series, Freedarte will leave you here the links: First Installment, Second Installment, Third Installment. In this fourth episode, we propose six reflections, written by many young people who live permanently abroad or who have been stuck there, due to the health emergency. How is the quarantine experienced outside our peninsula?

Sketch di Annamaria Ghiroldi

Mariacristina, 26 anni, Francoforte (Germania)

Ci siamo ritrovati a stare chiusi in casa senza poter uscire, ci è stato negato ogni contatto con le altre persone: non più abbracci, non più baci… per un attimo, ho avuto paura di non poter più rivedere la mia famiglia che vive in Italia. Le frontiere sono chiuse, gli aeroporti sono bloccati e quasi il 90% dei voli da e per l’Italia sono stati cancellati; come se non bastasse, non è solo l’Italia ad essere ferma, l’interno mondo si è fermato.

Ecco. La libertà durante il COVID-19 significa restare al chiuso… fuori c’è il virus e dentro di me c’è una bambina. I miei genitori per un po’ non potranno stringerle la mano. Ci siamo ritrovati in un mondo in cui devi assolutamente indossare mascherina e guanti per poter fare la spesa. Vivere in questo periodo significa vivere con la paura, senza poter respirare la libertà, senza poter pianificare di tornare nella mia cara Italia e far conoscere la mia bambina ai suoi nonni e ai miei amici. Ecco. Questa è la ‘libertà’ oggi. Dobbiamo solo sperare che tutto questo finisca il prima possibile per riabbracciare i nostri cari.

Mariacristina (Francoforte, Germany)

We ended up with being forced to stay in without the chance to go out, without any possibility to be in contact with the others : no more hugs, no more kisses…
For a moment, I was afraid of not being able to see my family in Italy anymore. Closed borders, locked airports and almost 90% of flights to and from Italy have been cancelled. On the top of that, it’s not just about Italy but the entire world. Here’s the thing. At the time of Coronavirus, freedom is staying in…the virus outside and a baby inside of me. My parents won’t be able to hold the baby’s hand for a while.
We ended up in a world where wearing masks and gloves is absolutely necessary before going grocery shopping. During such a rough time, living means being always scared. Neither the chance to breathe the freedom nor the opportunity to plan the return to my beloved Italy and introduce my child to her grandparents and my friends.
This is what freedom is nowadays. We just have to hope this whole thing will end soon so as to hug our beloved once again.

Mariacristina (Frankfurt, Germany)

Melissa, 25 anni, New York

Questa quarantena sarà ricordata per molti anni, non solo per la grande quantità di lutti causati dal COVID-19, ma soprattutto per ciò che tutti stiamo vivendo da più di un mese. Siamo costretti a restare chiusi in casa. Molti vivono in solitudine, altri vivono con i propri cari. Io vivo così lontano dai miei familiari, che non so neanche quando li rivedrò. Vorrei che la mia famiglia vivesse con me per poter stare più serena e passare questa quarantena ‘in pace’. Vivo da anni negli Stati Uniti e se solo ci fossero anche i miei cari, sarei la persona più felice del mondo. Sono grata di vivere in un’epoca dove esistono i social media, perché mi permettono di accorciare le distanze. Sono anche grata del fatto che la mia famiglia sia semplicemente viva Il periodo che stiamo vivendo mi ha insegnato a dare un ulteriore valore alla vita.

Melissa (New York)

This quarantine will be remembered for many years to come, not only for the shear quantity of deaths caused by COVID-19, but especially for the way in which all of us are living for the better part of a month now. We are forced to stay loved in our homes. Many live in solitude, others live with loved ones. I, personally, live so far away from my family, that I don’t even know when I will see them again. I wish my family lived with me so I would be more serene and pass this quarantine “in peace”. I’ve been living in the States for years and if only there were my loved ones here, I would be the happiest girl in the world. I am grateful to live in an era where social media exist, since they allow me to shorten distances with my family. But I am also grateful simply for my family to be alive and safe. This period we’re living has taught to give more meaning to life.

Melissa (New York)

Riccardo, 23 anni, Londra (Regno Unito)

Dire che questi sono tempi tumultuosi è dir poco. L’umanità ha subito nella sua storia, e a più riprese, l’interruzione dei diritti umani. Proviamo disperazione, paura e speranza, come i nostri nonni all’inizio degli anni ’40, Un 2020 infernale, dall’inizio apocalittico. Esso ha visto locuste devastare l’est dell’Africa, incendi bruciare all’incirca 18.6 miliardi di ettari di flora e fauna nel sud-est dell’Australia, e il presidente degli Stati Uniti bombardare l’Iraq. Il tutto coronato dall’ascesa di un nuovo pericolo: il COVID-19.

Non è solo l’economia globale a sentirne le ripercussioni della pandemia, ma tutta l’umanità. Intere popolazioni sono state confinate nelle mura delle proprie case in modo da contenere la propagazione del virus. Ciò non vuol dire solo che le persone sono impossibilitate a viaggiare e che gli studenti non ricevono la giusta formazione educativa, ma anche che molte persone, soprattutto i ‘giovani’, sono stati privati del proprio lavoro. Io sono un ragazzo di origine italo-inglese e la mia famiglia, a causa del virus, non è riuscita a rientrare a Londra dall’Italia. Il mondo non rivedeva una catastrofe del genere dal 1918. Io credo che bisogni vedere questa situazione come un invito a prendere le giuste precauzioni per il futuro. Piuttosto che lamentarsi di non poter vedere i propri amici al bar, o cose del genere, bisogna ricordarsi che in questo momento il mondo ha bisogno del sacrificio della nostra ‘libertà’ per il bene della collettività.

Riccardo (London, UK)

To say that these are tumultuous times seems almost an understatement. Not since the global conflict of World War II, more than half a century ago, has the human race seen such a widespread interruption of fundamental human rights for people of all backgrounds, religions, ages, and social status. This apocalyptical start to the year (which if you haven’t heard has seen locusts wreaking havoc in east Africa, wildfires burning down an estimated 18.6 million hectares of vegetation in south-east Australia, and the President of the U.S. leading an air-drone strike in Iraq) has taken a turn for the worse, now with the rise of a new viral threat: COVID-19.

This pandemic has dealt the greatest blow on all frontiers of liberty in the 21st century. Not only has the global economy been greatly shook by it, but people’s lives all over the world are under threat, therefore entire populations have been constrained to their houses in order to contain the propagation of the virus. Countless people are not able to leave their homes if not for grocery shopping or urgent matters; so not only it has denied people the chance to travel for the Easter holidays or students to get the proper education that is expected for them, but more importantly many people, especially within my generation, have seen their jobs and their main source of income, be stripped away right from under their nose. What’s also worrying, is how this situation has affected many families across the world, my own included. Being of both Italian and British descent, my family got caught off guard when toward the end of their holiday in Italy in early March they were told that the entire country would be on lockdown and they would not able to come back home to the U.K. While at first it might seem immoral to deny the liberty to simply step out one’s door, we must remember that these are unprecedented times for many of us. Not since 1918 with the Spanish Flu has the world seen such a large scale catastrophe and, if anything, this has shed light on our weaknesses as a collective, and we must take it as a wake-up call. We therefore must not complain about not being able to see friends or things of the sort, rather we must understand that this is a time where the world needs us to sacrifice temporarily our liberty to go out for the collective good.

Riccardo (London, UK)

Damiano, 26 anni, Lisbona (Portogallo)

L’anno scorso ho deciso di fare richiesta per il progetto Erasmus con la mia università. Dopo mesi di organizzazione con gli esami e le varie carte da firmare finalmente è arrivato il gran giorno: stavo partendo per Lisbona. Avevo molta paura di iniziare questa nuova avventura. Non sapevo che persone avrei incontrato e come sarebbe cambiata la mia vita. I primi giorni ero un po’ spaesato ma si respirava un’altra aria. Non ero intrappolato in una capitale come le altre. Mi sentivo libero e spensierato. Giravo per le varie strade del centro per scoprire nuovi posti e panorami. Tutto era molto bello e lo erano soprattutto le persone con cui facevo conoscenze. C’erano un sacco di studenti di diversi paesi. Ognuno con i suoi modi di fare ma tutti molto simpatici e disponibili. Ogni giorno era un’esperienza nuova perché avevi modo di imparare molto da questa città. Si stavano creando grandi gruppi di amicizie con cui organizzarsi per uscire il pomeriggio e la sera anche solo per una birra. Il punto di ritrovo era sempre lo stesso “Bairro Alto”. Qui ci incontravamo con tutti. Ognuno con la sua birra in mano fuori dai locali a chiacchierare. Folle e folle di studenti di ogni età e nazionalità. Nessuno si sarebbe mai aspettato che tutto questo sarebbe cambiato da li a un mese e mezzo. Ed infatti dopo un mese iniziavano a circolare voci sulla diffusione del Covid anche in Italia e nei paesi vicini. Molti non davano importanza alla cosa. Si pensava che fosse una cosa da niente che si sarebbe risolta da lì a qualche settimana ma ogni giorno che passava, la gente in giro cominciava a diminuire fino a quando anche il governo portoghese ha deciso di porre dei paletti e di controllare la diffusione del Covid anche qui. Dopo quasi due mesi ci ritroviamo ancora chiusi in casa potendo uscire per le cose strettamente necessarie ma sempre con le dovute distanze e l’equipaggiamento giusto. Una situazione molto strana soprattutto per noi ragazzi che amiamo uscire e stare nel pieno della movida. È stato quindi un fulmine a ciel sereno perché ero partito per esplorare nuove cose e per iniziare una nuova avventura in piena libertà e mi ritrovo a passare le mie giornate chiuso in casa. Ora questa libertà la viviamo semplicemente con l’uscire per fare la spesa e con il sentire gli amici via social ripensando ai vecchi momenti. Purtroppo, questa è la situazione di oggi e possiamo solamente rispettare queste decisioni per non mettere a rischio le altre persone, soprattutto i nostri cari. È una scelta molto dura ma l’unica possibile per sperare di tornare a respirare quel senso di libertà e di avventura che ogni persona dovrebbe provare nel viaggiare e scoprire nuovi posti e nuove culture. “… Tempi difficili, a volte tragici. Bisogna crederci e non arrendersi…..Viva la libertà”

Damiano (Lisbona, Portogallo)

Last year I decided to apply for the Erasmus project with my university. After months of organization with the exams and the various papers to sign finally came the big day: I was leaving for Lisbon. I was very afraid to start this new adventure. I did not know what people I would meet and how it would change my life. The first few days I was a bit lost but I was able to breathe another air. I was not trapped in a capital like the others. I felt free and carefree. I wandered the various streets of the centre to discover new places and views. Everything was very nice and especially the people whom I met. There were a lot of students from different countries. Each with their own ways of doing but all very nice and helpful. Every day was a new experience because you could learn a lot from this city. I was creating great groups of friends to go out with in the afternoon and evening just for a beer. The meeting point was always the same “Bairro Alto”. Here everyone met. Each with their beer in hand outside the bars to chat. Crowds and crowds of students of all ages and nationalities. No one ever expected this to change from there to a month and a half. And in fact, after a month, rumours began to circulate about the spread of Covid in Italy and neighbouring countries. Most people didn’t care. It was thought to be a small thing that would be resolved by a few weeks but every day that passed, people began to stay home until even the Portuguese government decided to set stakes and to control the spread of the Covid. After almost two months, we are still locked in the house, only being able to go out for strictly necessary things but always with the due distances and the right measures. This is a very strange situation especially for us guys who love to go out and be in the middle of the nightlife. It was therefore a bolt from the blue because I had left to explore new things and to start a new adventure in complete freedom and I find myself spending my days locked in a house. Now we live this freedom simply by going out to do grocery shopping and by hearing friends via social media, reminiscing about the ‘old times’. Unfortunately, this is the situation today and we can only respect these decisions so as not to endanger other people, especially our loved ones. It is a very hard choice but the only one possible in order to breathe again that sense of freedom and adventure that every person should try in traveling and discovering new places and new cultures. “… Difficult times, at times tragic. You must believe it and not give up… Long live freedom”

Damiano (Lisbon, Portugal)

Bruno, 24 anni, Mulhouse (Francia)

Partendo dal presupposto che Libertà è un concetto che considero molto complicato da esprimere, penso che la libertà legata soprattutto alla mobilità personale, collettiva e sociale sia alla base del nostro essere umani che necessitano di relazioni e di momenti di condivisione. In particolare, avere la possibilità di uscire dalle proprie case e poter avere la libertà di andare dove si vuole, è una delle questioni fondamentali e di maggior importanza per me, ma penso anche per la maggior parte delle persone.
Come è cambiata la vita durante il Covid-19? Io sono in Francia, a Mulhouse, da gennaio, perciò prima che questa pandemia scoppiasse in Europa, ma già si cominciava a parlarne in Cina. Mi trovo a fare un’esperienza di volontariato europeo, ex SVE (Servizio di Volontariato Europeo), presso una associazione che si occupa di seguire e
accompagnare, soprattutto nelle pratiche amministrative, ragazzi minorenni che arrivano in Francia da rifugiati e/o immigrati. Lavorando con giovani minorenni, ed in particolare, occupandomi del giardino e orto dell’associazione (l’obiettivo è quello di raggiungere l’autosufficienza alimentare), ho continuato a fare la mia routine giornaliera abbastanza normalmente. Ho ricevuto dall’associazione un permesso che mi permette di muovermi da casa al luogo di lavoro (15 minuti in macchina) ed è un mese che non faccio altri tragitti. Talvolta qualche sosta al supermercato, che si trova di strada. La situazione francese è simile in alcuni aspetti a quella italiana: sono state messe in atto tutte le misure, ma con uno scarto di circa dieci giorni (la fine del confinamento qua è prevista per l’11 maggio) e si ha la possibilità comunque di andare a correre, da soli, e di fare attività fisica all’esterno per un massimo di un’ora.

Per quanto riguarda la libertà e in particolare la possibilità di muoversi, la situazione è sicuramente precipitata: i controlli si fanno sempre più presenti, anche se per ora non sono esagerati, e soprattutto si nota una generale diffidenza degli uni verso gli altri. Si ha molta paura di questo virus, e ciò blocca le persone e i loro spostamenti. Per quanto mi riguarda mi sono trovato a dover rinunciare a numerosi viaggi che avevo pianificato però in generale mi ritengo molto fortunato ad avere la possibilità almeno di poter uscire e andare a lavorare perché mi permette di trascorrere una buona parte del mio tempo fuori a contatto con la natura. In generale però la vita è cambiata parecchio e penso sia destinata a mutare ancor di più quando saremo usciti da questa situazione. La solitudine non fa mai bene e in una situazione come questa si cerca e di cercherà ancora per un po’ di tempo di mantenere le persone il più divise possibile. La nota bella che trovo io, forse un po’ cinica, è che la natura continua a fare il suo corso e che continuerà a farlo.

Bruno (Mulhouse, Francia)

Starting from the premise that Freedom is a concept that I consider very complicated to express, I think that freedom linked to personal, collective and social mobility is the basis of our nature which needs relationships and shared moments. In particular, having the opportunity to get out of one’s own home and have the freedom to go where one wants to, is one of the fundamental and most important issues for me, but I also think for most people.

How did life change during Covid-19? I have been in France, in Mulhouse, since January, so before this pandemic broke out in Europe, but we were already beginning to talk about it in China. I find myself here volunteering for what was formerly known as EVS (European Volunteering Service), at an association that deals with following and accompanying, especially in administrative practices, minors arriving in France as refugees and/or immigrants. Working with young minors, and in particular, taking care of the produce garden of the association (the goal is to achieve food self-sufficiency), I continued to do my daily routine quite normally. I received from the association a permit that allows me to move from home to work (15 minutes by car) and it’s been a month that I do not do other journeys. Sometimes a few stops at the supermarket, which is on the way. The French situation is similar in some respects to the Italian one: all the measures have been put in place, but with a delay of about ten days (the end of the confinement here is scheduled for 11 May) and you have the possibility to go running, alone, and do physical activity outside for up to an hour.

As far as freedom and, in particular, the possibility of movement are concerned, the situation has certainly deteriorated: the controls are becoming more and more present, even if they are not exaggerated at the moment, but above all there is a general distrust of one another. You’re very afraid of this virus, and it blocks people and their movements. As for me I found myself having to give up many trips that I had planned but in general I consider myself very lucky to have the chance at least to go out and go to work because it allows me to spend a good chunk of my time outside in direct contact with nature. In general, however, life has changed a lot and I think it is destined to change even more when we are out of this situation. Loneliness is never good and in a situation like this it makes sense to keep people as divided as possible. The beautiful note that I find, perhaps a bit cynical, is that nature continues to take its course and that it will continue to do so.

Bruno (Mulhouse, France)

Vanessa, 24 anni, Leeds (Inghilterra)

Siamo a quasi cinque settimane di quarantena qui in Inghilterra e devo dire che non mi stanno pesando affatto. Il Governo fortunatamente sta aiutando i lavoratori, sia indipendenti che dipendenti, fornendo loro l’80% dello stipendio, a patto che rispettino le restrizioni e si può uscire per fare attività fisica pressoché regolarmente. Per quanto mi riguarda, devo ammettere che non sono stata così fortunata da ricevere aiuti economici dal governo, io come pochi altri, ma devo dire che in generale si respira un’aria di positività.

La cosa più difficile per me è stata decidere se tornare a casa o rimanere qui in Inghilterra. Provo spesso quel senso di “non essere completamente a casa” e penso lo provino tutti gli italiani rimasti all’estero, però mi sono assunta la responsabilità di rimanere nella “casa” che mi sono scelta, tenendomi comunque in contatto con i miei familiari e i miei cari in Italia. Ad oggi non ho paura, so di poter sfruttare il tempo libero per costruire le basi per un futuro migliore.

Vanessa (Leeds, Inghilterra)

We are almost five weeks into quarantine here in England and I have to say they are not weighing me down at all. Fortunately, the government is helping workers, both self-employed and employees, providing them with 80% of the salary, provided they respect the restrictions and you can go out for physical activity almost regularly. As far as I am concerned, I must admit that I was not lucky enough to receive financial aid from the government, myself like a few others, but I must say that in general there is an air of positivity.

The hardest thing for me was deciding whether to go home or stay here in England. I often feel that sense of “not being completely at home” and I think it is the same for all the Italians who are abroad, but I took the responsibility to stay in the “home” that I chose, keeping in touch with my family and loved ones in Italy. I’m not afraid today, I know I can use my free time to build the foundation for a better future.

Vanessa (Leeds, England)

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