(🇮🇹/🇬🇧) Ovidio e il Revenge porn: gli ultimi casi di misoginia sul web

🇮🇹 Non sono di molto tempo fa gli episodi di revenge porn sui gruppi Telegram che hanno indignato il web. Ebbene, sembra che questo sia solo un episodio di un movimento misogino più ampio, già noto in America. Gli appartenenti a questi gruppi cercano di trovare una giustificazione storica alla loro ideologia, andando così a scomodare Ovidio e altri autori classici, dimenticando la totale diversità delle due culture.

🇬🇧 Not long ago, revenge porn on Telegram group chats outraged the web. Well, it seems that this is just one episode of a larger misogynist movement, already known in America. The members of these groups try to find an historical justification for their ideology, thus going to bother Ovid and other classical authors, forgetting the total diversity of the two cultures.

🇮🇹 Maschilisti del ventunesimo secolo, lasciate stare Ovidio!

Blog, video, pagine Facebook e post su Instagram sono ormai parte del modo in cui l’uomo esprime se stesso liberamente e in cui stabilisce connessioni interpersonali.
Un tweet in due righe lapidarie ci mette al corrente dell’opinione del politico di turno, una banalissima storia su Instagram può recapitare, in un secondo e a tutto il mondo, il messaggio di cui vogliamo farci portavoce. Il problema sta proprio qui, nell’impossibilità di filtrare e controllare in qualche maniera la totalità dei commenti e delle opinioni che il web consente di condividere. Molti storceranno il naso: perché dovremmo filtrare delle libere considerazioni e mettere un limite a ciò che è ‘condivisibile’?

Una risposta può essere fornita dalla recentissima notizia di gruppi Telegram italiani i cui membri, uomini di ogni estrazione sociale e di ogni età, condividono, insieme a frasi offensive e sessiste, immagini e video sensibili di donne, anche minorenni, con lo scopo di mettere in atto revenge porn, ossia di vendicarsi nei confronti di una propria ex rendendo fruibili ad altri utenti immagini personali ed intime della donna in questione. Questo è solo la punta di un iceberg virtuale, di una community online nota in America con il nome di manosphere e comprendente blog, gruppi e pagine su piattaforme di ogni tipo il cui scopo fondamentale è quello di condividere un’ideologia di tipo maschilista, machista, e profondamente anti-femminista. Da utenti che rivendicano ‘diritti per uomini’ ad altri che si schierano contro una struttura sociale che definiscono ‘misandrica’, fino ad arrivare ad individui misogini che insegnano ad altri uomini come ‘giocare’, come prendersi gioco delle donne per scopi sessuali (i cosiddetti pick-up artist).

Lungi da esprimere semplicemente opinioni personali, questi blogger rivendicano, in veste pseudo-filosofica o pseudo-scientifica, la superiorità maschile sull’identità femminile, ed individuano nell’andamento storico prove tangibili di questa presunta superiorità. Un esempio? Il mondo classico, con tutte le sue voci e le sue tracce, è chiamato da questi individui misogini a testimoniare a favore della loro tesi della sostanziale differenza universale, astorica, fra uomo e donna e delle dinamiche fra i sessi. Donna Zuckerberg, sorella dell’altro forse più noto Mark Zuckerberg, parla della manipolazione della letteratura classica da parte di questa community nel suo libro Not All Dead White Men, e questo articolo riporta le sue considerazioni nel capitolo The Ovid method (Il metodo Ovidio). Membri di questa community – spiega la Zuckerberg – in particolar modo tra le file dei pick-up artist, interessati a ‘giocare’ con le donne e a diventare abili seduttori, non hanno perso la possibilità di sostanziare il loro credo attraverso la testimonianza di Ovidio, poeta latino vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Profondo innovatore della poesia e conosciuto, oltre che per le sue Metamorfosi, per la sua poesia d’amore, Ovidio si presta particolarmente all’interpretazione della community maschilista per la sua Ars Amatoria, poema elegiaco in tre libri il cui scopo è quello di insegnare agli uomini come diventare abili seduttori (ma non mancando di dispensare consigli alle donne). Per Neil Strauss, uno di loro, Ovidio è il pick-up artist per eccellenza, il primo proto-seduttore che ha insegnato ad altri uomini come prendersi gioco delle donne.

Neanche Valizadeh, fondatore di un noto blog a favore dei ‘diritti degli uomini’, Return of Kings, ha ignorato il poeta latino, dedicando all’Ars Amatoria una sua recensione stranamente attenta ai dettagli più violenti, misogini e conturbanti del poema ovidiano. C’è da dire che un approccio del genere rimarrebbe essenzialmente innocuo, se solo Valizadeh e molti altri (quale Galbi) non proponessero una attualizzazione di Ovidio. Spiega la Zuckerberg che per loro “Ovidio non è solo simile ai moderni pick-up artist, ma è uno di loro”. Galbi, addirittura, rispondendo alla studiosa e classicista Sharon James, la quale aveva protestato contro un uso improprio dei suoi studi nel blog misogino di Galbi, ha ribadito che solo leggendo il testo di Ovidio insieme ai moderni articoli e blog di pick-up artist si può effettivamente comprendere l’autore.

Non si può dire che questi individui misogini abbiano travisato Ovidio. L’Ars Amatoria è esattamente quello che il titolo propone: una guida (molto letteraria, artificiosa, ed ironica, ma comunque una guida) rivolta agli amatores (amanti, con un’accezione attiva e quindi essenzialmente maschile) per sviluppare un’ars, ossia una tecnica seduttoria. Secondo la Zuckerberg, due fattori sono effettivamente in comune fra l’opera ovidiana e i testi dei pick-up artist: la supremazia della prospettiva maschile su quella femminile e una sempre più intensa violazione degli spazi e dei limiti delle donne. Ovidio consigliava all’amator, ad esempio, di seguire quasi ossessivamente la donna-oggetto del desiderio: “Quel che lei chiede teme, quel che non chiede desidera:/ cioè che tu insista. Inseguila, tra poco vincerai” (Ars 1.483-484).

Nel 2016, parallelamente, un articolo del The Modern Man spiegava agli uomini come approcciare una ragazza se quest’ultima aveva la cuffiette nelle orecchie e consigliava l’insistenza. Per la Zuckerberg questo è tutt’altro che innocuo: è solo la prima delle violazioni contro la volontà femminile, la prima delle esortazioni rivolte all’uomo a trascurare i segnali e le indicazioni che la donna comunica esplicitamente o implicitamente. Tale climax conduce, sia in Ovidio che su queste piattaforme, a forme estreme quali la giustificazione della violenza sessuale, e persino l’incitazione alla stessa. Di certo non possiamo negare che la società romana fosse misogina. Lo era, e con essa Ovidio. Che intendesse ciò che ha scritto è più che plausibile. Ma dobbiamo fare delle precisazioni. Innanzitutto, l’interpretazione ovidiana che la community maschilista fornisce è riduttiva e banalizzante. Da una parte essa non tiene conto che il poema di Ovidio ha un intento di provocazione politica molto evidente: all’interno del regime di Augusto, atto a promuovere con le sue leges Iuliae un ritorno ad una istituzionalizzazione del matrimonio, dispensare consigli su come sedurre fuori dal matrimonio era in primis un gesto politico. Chiunque legga i tre libri come semplice e indecente guida erotica, sostiene Barchiesi, commette un grave errore. L’Ars era deliberatamente politica e provocatoria: e infatti, com’è noto, sembrerebbe che sia stata proprio quest’opera a provocare l’ira di Augusto e a causare la relegatio (ossia, l’esilio) di Ovidio sul Mar Nero.

Dall’altra parte, queste interpretazioni, evidentemente scevre e povere di ricerca classica, ignorano totalmente che Ovidio giochi dall’inizio della sua produzione con le convenzioni della poesia elegiaca. Vari critici hanno notato, ad esempio, che se negli Amores 1.5 il poeta descrive un incontro sessuale con la sua Corinna in cui l’oggettivazione del corpo della donna rende la scena squallida, ciò è da mettere a paragone con la tendenza dei precedenti elegisti a raccontare dei loro rendez-vous amorosi. Ovidio sembrerebbe essere ironico, portando all’estremo le convenzioni letterarie dell’elegia erotica al punto tale da renderle ridicole. Lo stesso fa in Amores 1.7, in cui la scena di violenza domestica rappresenta un’esagerazione di quello che era il desiderio di violenza espresso da Properzio nel mezzo della frustrazione, e subito ricusato dallo stesso Properzio. Non intendo con questo dire che questi elementi non siano realmente presenti nell’opera di Ovidio: dico solo che non sono il fulcro della sua poesia, e che in ogni caso, anche se fossero il fulcro, non potremmo aspettarci realismo da un poeta che, per un lettore attento, risulta essere scherzosamente e consapevolmente letterario.

Un ultimo punto: ogni classicista, penso, giunge ad un momento in cui si rende conto che proiettare la propria soggettività e la propria esperienza di uomo moderno sull’opera classica è sbagliato. Quello che fanno questi pseudo-intellettuali è proprio questo: dimostrare che la gerarchia fra sessi nel mondo moderno e le dinamiche ‘tradizionali’ fra essi siano parte di un assoluto astorico, una prova che gli uomini si sono sempre comportati in un determinato modo e le donne in un altro. Su questa convinzione basano la loro interpretazione e su questa autorizzano il loro comportamento da “uomini moderni”. Ma non è così: gli uomini del primo secolo a.C. non vivevano le stesse dinamiche fra sessi che noi viviamo. Foucault, anzi, partendo proprio dall’analisi delle civiltà classiche, ha infatti dimostrato l’arbitrarietà del nostro concetto di sessualità, pregiudicando così qualsiasi parallelo diretto fra il modo in cui concepiamo la sessualità e la maniera in cui i Romani lo facevano. Credo che un simile procedimento, quello volto a identificare le differenze del passato con il nostro presente per evidenziare l’arbitrarietà delle nostre “strutture” mentali e sociali, sia applicabile per il genere stesso e per il rapporto fra i due sessi. L’analisi delle civiltà classiche risulta così tutt’altro che conservatore; è invece il punto di inizio per cambiare radicalmente.

Valentino Gargano

🇬🇧 21stcentury misogynists, leave Ovid alone

Blogs, youtube videos, facebook pages and instagram posts have now become a substantial part of the way in which we express our identity and reach the others. Two lapidary lines of a tweet can inform us of the opinions of our politicians, while the simplest insta story is able to convey, in just one second and to the whole world, the message that we want to communicate.  Yet here lies the problem, in the impossibility to somehow filter and control all the comments and opinions that the internet allows people to share.  Many will frown upon this last sentence: why should we filter opinions, why should we set a limit for what is ‘sharable’ and what is not?

An answer can be furnished by the recent news about Italian telegram group chats whose members, men from all social backgrounds and of all ages, share along with offensive and sexist comments intimate images and videos of women (even underage girls), aiming to inflict on the victims social derision and  collective shaming in a process that is now usually referenced to as ‘revenge porn’.  Yet this is just the summit of a virtual iceberg, of an online community known in the US as ‘manosphere’ and consisting of blogs, facebook groups, instagram pages and others, whose fundamental aim is that to share a sexist, misogynistic and profoundly anti-feminist ideology.

The community intended here covers a wide spectrum of misogynistic typologies, from men that claim more rights for men to others that are allegedly fighting against a social structure which they define as misandric, up to some others that teach other men how to ‘play’ with women, that is how to deceive them so as to satisfy their sexual purposes (the so-called pick-up artists). Far from simply expressing personal opinions, these bloggers claim in a pseudo-intellectual or pseudo-philosophical guise that men, biologically and culturally, are superior to women, bringing forth evidence from history to back up such claims of superiority. An example is that of the classical world, which is summoned, with all its voices and traces, to testify on the behalf of their thesis of a substantially universal difference, a-historical, between man and woman and of the dynamics established between them. Donna Zuckerberg, sister of the other perhaps more famous Mark Zuckerberg, deals with such manipulation of classical literature effected by the manosphere in her book ‘Not All Dead White Men’,  and this article sums up her considerations in the chapter called ‘the Ovid method’.

Members of this community – explains Zuckerberg – particularly from the ranks of pick-up artists, interested in ‘playing’ with women and in becoming expert seducers, have not missed the possibility to substantiate their beliefs through Ovid, a Latin poet who lived between I century BCE and the I century CE. Known as a love poet, Ovid is particularly fitting for the interpretations of the sexist community of the internet due to his Ars Amatoria, a 3-books elegiac poem whose aim is that of teaching men how to become expert womanisers (yet not refraining from providing women with advice too). According to Neil Strauss, one of these men, Ovid is the pick-up artist par excellence, the first proto-womaniser that taught other men how to play with women.

Nor did Ovid escape notice from Valizadeh, founder of a famous blog supporting ‘men rights’, Return of Kings, who dedicated one of his reviews to the Ars Amatoria, strangely lingering on the most violent and disquieting particulars of the Ovidian poem. Such an approach, we may assert, would be essentially harmless, if only Valizadeh and many others (like Galbi) did not project Ovid on today’s society. Zuckerberg explains that for the community Ovid is not simply like them, he is one of them. Galbi even replied to the scholar and classicist Sharon James, who had protested against the distortion of one of her studies on the misogynistic blog of Galbi, responding that only by reading Ovid alongside with modern articles and pick-up blogs could one efficiently understand the author.

We cannot affirm that these individuals have completely mistaken Ovid.  The Ars Amatoria is exactly what the title adumbrates: a handbook (very literary, artificial, ironic, yet still a handbook) addressed to amatores (lovers, with an active and essentially masculine nuance) to develop an ars, i.e. a pick-up technique. According to Zuckerberg, two factors are essentially in common between the Ovidian work and the posts of modern pick-up artists: the ‘prizing of male subjectivity over female subjectivity, and a project of gradually intensifying the violation of women’s boundaries’.

Ovid advised the amator, for instance, to almost obsessively follow the woman who has the object of his desire: ‘Fears what she asks, and craves the vetoed suit;/ press on: in time you’ll reap the sought-for fruit’ (Ars 1.483-483, translation by A.D. Melville). In 2016, similarly, an article on The Modern Man explained to men how to pick up a girl if she’s wearing headphones, suggesting to persist. This is not harmless at all, according to Zuckerberg: it is just the first of the violations against female subjectivity, the first of the exhortations addressed to men to neglect the signs and the indications that women communicate, either explicitly or implicitly. This climax leads both in Ovid and on these websites to extremes such as justification of sexual offences, and even incitement to rape.

Surely we cannot deny that Roman society was misogynistic. It was, and Ovid too. It is more than plausible that he meant what he wrote. But we need to clarify something. First, the Ovidian reading that the manosphere provides is reductive and trivialising. On one side it does not account for the fact that Ovid’s poem has a politically provocative intent  which is particularly manifest to scholars. The Augustan regime was endeavouring with its Leges Iuliae to promote the institutionalisation of monogamous marriage, and writing to teach men how to pick-up women out of wedlock was first and foremost  a political act. Anyone who reads the three books as a simple and trivial erotic handbook – Barchiesi states– is mistaking Ovid’s work. The Ars was deliberately political and provocative, and indeed it was this piece of writing which provoked the wrath of Augustus and caused the relegation (i.e. exile) of Ovid to East Europe.

On the other side these considerations, evidently superficial and bereft of classical research, virtually ignore that Ovid plays with the conventions of elegy from the beginning of his literary production. Many critics have noticed, for instance, that if in Amores 1.5 the poet describes a sexual encounter with Corinna which the objectification of her body makes squalid, this has to be compared with the tendency of elegiac poets to narrate their romantic rendezvous. Ovid then seems to be ironic, exacerbating the literary conventions of love elegy to the extent that he trivialises them. He does the same in Amores 1.7, whose scene of domestic violence represents an exaggeration of Propertius’ desire to be violent against his beloved (desire that he immediately resists and repels).  I by no means intend to claim that these elements are not present in Ovid’s poetry: I just think that they are not the core of his poetry, and that even if they were we could not expect to detect realism in the poetry of Ovid, who appears to be playfully and willingly literary.

One last point: every classicist, I think, reaches a stage of his iter in which he realises that projecting his own subjectivity and experience as a modern person on classical works is incorrect. What these pseudo-intellectuals are doing is exactly that: they are trying to demonstrate that the gender hierarchy the endorse in the modern world and the traditional dynamics between sexes are part of an a-historical absolute, a proof that men have always behaved in a certain way and women in another one. On this belief they establish their reading and on these grounds they validate their behaviour as ‘modern men’. But that is inaccurate: the men who lived in the first century BCE did not live through the same dynamics that we experience. Foucault, in fact, beginning from the analysis of ancient civilisations, has indeed demonstrated the arbitrariness of our concept of sexuality, thus undermining any direct parallel between the way we conceive sexuality and the way Romans used to. I think that a similar procedure, apt to identify the differences between our past and our present to identify the arbitrariness of our mental and social ‘structures’ could be easily applied to gender itself and to gender dynamics. The analysis of ancient civilisations, then, appears as anything but conservative: it is instead the starting point to radically innovate.

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