(🇮🇹/🇬🇧)PARTE 2 – Cinema: le caratteristiche del neorealismo italiano

Come abbiamo anticipato nella prima parte, che potete rileggere qui, anche il cinema ha aiutato l’Italia del dopoguerra nella rinascita e nella creazione dell’identità italiana. Ecco la storia e le caratteristiche del Neorealismo.

🇮🇹 La realtà come set cinematografico: il Neorealismo italiano (Pt.2)

Stilisticamente, il neorealismo va oltre la semplice rappresentazione delle rovine di quella che, una volta, era una nazione fiorente. Un aspetto chiave del neorealismo è l’impiego di attori non professionisti. Spesso, i personaggi scelti per le storie rappresentate erano persone comuni che cercavano di riprendersi dagli effetti della Seconda guerra mondiale. Al centro dell’attenzione venivano posti uomini della classe operaia, orfani e delinquenti a causa della loro predominanza nella società dell’epoca, e ciò ha un senso dato che i registi in questione si sono impegnati nel ricercare l’autenticità. In caso contrario, esisterebbe una grande dissonanza tra performance e ambientazione. Quanto risulterebbe terribilmente ossimorico se una persona come Rossellini avesse inserito un attore professionista all’interno di un ambiente autentico come le strade fatiscenti di Roma del 1945?

La gente comune, dunque, si trova a capo di un movimento cinematografico e rappresenta il volto del neorealismo. Come spiega l’influente critico francese nel suo lavoro: “André Bazin and Italian Neorealism” (2011), il film che esemplifica davvero l’essenza del neorealismo è Ladri di Biciclette di Vittorio De Sica del 1948.

La trama è molto semplice: nell’Italia postbellica, la bicicletta di un uomo della classe operaia viene rubata. Lui e suo figlio si mettono in viaggio per trovarla. La scelta della trama si adatta molto alla visione neorealista, ma ciò che affascina è che una volta essere giunto alla conclusione di avvicinarsi a uno sconosciuto trovato per le strade di Roma e chiedergli di far parte del film, il regista decide di far seguire il protagonista da suo figlio, Bruno. All’inizio, il figlio sembra non avere un motivo specifico per comparire in quasi la metà delle scene del film, non riveste alcun ruolo vitale nel contribuire a recuperare la bicicletta, ma nonostante ciò, si adatta perfettamente alla visione neorealista. Egli si trova lì per ricordare i tanti bambini che erano stati privati di un futuro dignitoso in nome della guerra, rappresenta la generazione emergente degli italiani post-fascisti. Egli mostra non solo il suo ingegno e le sue capacità, ma anche il suo desiderio di contribuire ad aiutare suo padre, a ricostruire la loro vita. Pertanto, il film si serve di metafore e parabole per trasmettere il senso di tradimento e di disperazione dell’Italia del dopoguerra.

Tuttavia, anche il regista più neorealista sente l’impulso di allontanarsi da questo movimento cinematografico, semplicemente perché è una dimostrazione concreta di un periodo di forte disagio, sentito all’unanimità, all’interno di un paese. Ma secondo una prospettiva più positiva, è anche una manifestazione di come il cinema può intrecciarsi con la storia per creare qualcosa di potente. In breve, a differenza degli altri stili di produzione cinematografica (che offrono una realtà lavorata, dove tutto ciò che vediamo è lì per una ragione e ha un significato), il neorealismo offre una visione obiettiva dell’azione svelata, rifiutando di idolatrare illusione e finzione solo perché non sono la verità.

Tradotto da Manuela Salipante

🇬🇧 Reality as a Film Set – Italian Neorealism (Pt.2)

Stylistically, neorealism goes further than just portraying the ruins of what once was a thriving nation. A key aspect of neorealism is the employment of unprofessional actors. Often, the characters chosen for the stories portrayed were mundane people attempting to recover from the effects of World War II. Working class men, orphans and delinquents become the centre of attention because of their predominance in society at the time, and this only makes sense, given that these filmmakers strived for authenticity. Otherwise, there would be great dissonance between performance and setting: how painfully oxymoronic would it be if someone like Rossellini were to include a professional actor in an authentic setting such as the run-down streets of Rome of 1945?

The ordinary person now finds himself leading a cinematic movement and being the face of neorealism. As the influential French critic explains in his work André Bazin and Italian Neorealism (2011), the film which truly exemplifies the essence of neorealism is Vittorio De Sica’s 1948 picture, Ladri di Biciclette (Bicycle Thieves).

The plot is very simple: In post-war Italy, a working-class man’s bicycle is stolen. He and his son set out to find it. The choice of storyline is very fitting with the Neorealist view, but what is intriguing, is that once the filmmaker came to the conclusion of approaching a stranger found on the streets of Rome and asking him to be a part of the film, he decided to have the protagonist be followed by his son, Bruno. At first, the son appears to have no specific reason for being in almost more than half the scenes of the film, he plays no vital role in helping to retrieve the bicycle, but despite that he fits the neorealist view perfectly. He is there as a reminder of the many children who had been stripped away of a dignified future in name of war, he is representing the emergent generation of post-fascist Italians, and he proves not only his resourcefulness and capability, but also his eagerness to participate in helping his father, in re-building their life. Therefore, the film uses metaphor and parable to explore the sense of betrayal and hopelessness of post war Italy.

However, even the most neorealist of directors feels the urge of getting away from this cinematic movement, simply because it is a concrete demonstration of a period of intense distress felt unanimously within a country. But from a more positive perspective, it is also a manifestation of how cinema can intertwine with history to create something powerful. In short, different from other styles of filmmaking (which offer a worked upon reality where everything we see is there for a reason and has a meaning), neorealism, offers an objective view of the action unravelling, refusing to idolise illusion and fiction exclusively because they are not the truth.

Riccardo De Meo

 

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