(🇮🇹/🇬🇧)SECONDA PUNTATA – Libertà nel mondo ai tempi del Coronavirus: l’opinione dei ragazzi sulla quarantena

Nella serie di articoli di attualità intitolata “Libertà nel mondo ai tempi del Coronavirus”, FreedArte ha raccolto testimonianze di ragazzi e ragazze durante la quarantena da Coronavirus chiedendo loro come stanno vivendo questo periodo così difficile. Vi presentiamo in questa seconda puntata le esperienze di giovani provenienti da alcune delle città più colpite in Italia: Cremona, Como, Brescia, Bergamo e Venezia. L’episodio di oggi è tutto al femminile e raccoglie pensieri pieni di speranza e di voglia di ricominciare a vivere.

In the series of articles titled “Freedom in the world in the time of Corona Virus”, FreedArte has collected testimonies of boys and girls during quarantine. These were asked how they are living this hard moment. In this second episode, we illustrate the experiences of young people that come from some of the most affected cities in Italy: Cremona, Como, Brescia, Bergamo and Venice.
The episode of today it’s all female and gathers thoughts full of hope and desire to start again.

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Maria Vittoria, 23 anni, Venezia

Oggi è una bella giornata. Quando mi sono svegliata ho aperto le tende e c’era il sole ad aspettarmi. La verità è che mi sveglio sempre tardi, quando lui già splende e riscalda la terra. Mi sveglio tardi perché amo dormire, ma soprattutto perché la notte è diventata strana durante questa quarantena. I sogni sono più nitidi, riesco a collezionarli nella memoria, sembrano sempre più reali e proprio per questo capita spesso che mi svegli inquieta nel cuore della notte. Non ne so la spiegazione “scientifica”, ma la mia testa è convinta che questo accada per colmare la mancanza di avventure durante il giorno, per rimediare all’improvvisa immobilità delle nostre vite. Si potrebbe pensare che andare a lezione non sia un’avventura a tutti gli effetti, che nel camminare fino alla stazione metropolitana più vicina non ci sia nulla di picaresco e che comprare una bottiglia di vino e una crema da notte al supermercato sotto casa si avvicini più alla monotonia che ad un’impresa. Lo pensavo anche io. Erano tutte operazioni così facili, quotidiane e sicure. Ora che sono immobile credo che la magia di quelle consuetudini fosse tutto ciò che ci stava attorno, l’imprevisto, gli inediti che non aspetti ma che, a ben guardare, sono sempre presenti. Come quando correvo per non arrivare tardi a lezione ma puntualmente perdevo la metro; o quando uscivo con le amiche per un aperitivo tranquillo, che si trasformava sempre in serate disastrate e sfocate; quando uscivo col sole e tornavo umida di pioggia; quando credevo di annoiarmi a lezione e invece mi trovavo emozionata per la bravura del mio professore che spiegava la pittura parietale del XIII secolo. Per me è questa la libertà, che significa non avere limiti nel cuore, essere liberi di sperimentare mille emozioni per quello che ci capita durante il giorno, poter provare noia, malinconia, poter ridere rumorosamente e potersi dire “ci vediamo domani” o, meglio ancora, “sono sotto casa tua, scendi?”. Quello che distrugge la mia idea di libertà è l’apatia, il non sentire. Forse allora è proprio come dice la mia testa: i sogni che faccio sono le emozioni che non riesco più a vivere durante il giorno, ma che ci sono, sono sempre presenti, libere di scatenarsi come un uragano quando mi addormento. Ecco perché mi sveglio tardi, quando il sole è già alto. La verità è che mi piace dormire.

Maria Vittoria (Venezia, Italia)

Today is a good day. When I woke up I opened the curtains and there was the sun waiting for me. Truth is I always wake up late, when the sun is already up and warms the earth. I wake up late because I love sleeping, but above all it’s because the night has become really weird during quarantine. My dreams are clearer, I am able to collect them in my memory, they seem more real and that is why I often wake up troubled in the middle of the night. I don’t have a scientific explanation for that, but I’m convinced that this happens in order to fill the lack of adventures during the day, in order to make up for the sudden immobility of our lives.
People might think that going to university is not a true adventure, that walking to the nearest metro station is nothing picaresque and that buying a bottle of wine and a night cream at the supermarket is closer to monotony than to an adventure. That’s what I thought, too. Those where simple, safe, daily actions. Now that I am stuck at home I believe that the magic of those habits was all that happened around them: the unexpected, the things that you don’t expect but that are always present.
Like when I run in order not to arrive to class late, but punctually I miss the subway, or when I went out with my friends to have a drink that then turned into several drinks and messy nights. When I went out with the sun and came back wet from the rain; when I thought I was going to be bored during classes and instead I felt emotional for how good my professor was as he explained wall painting of XIII century. To me this is freedom, that means to have no limits in my heart, to feel free to experience a thousand emotions during the day, to feel boredom, melancholy, to laugh out loud and to be able to say “see you tomorrow” or even better “ I’m downstairs, are you coming down?”. What destroys my idea of freedom is apathy, the fact of not feeling. Then maybe it’s like my mind says: the dreams that I dream are emotions that I can’t live during the day anymore, but they are still there, free to run wild like an hurricane when I fall asleep. That’s why I wake up when the sun is already up. The truth is that I love sleeping.

Maria Vittoria (Venice, Italy)

Monica, 22 anni, Brescia

Cos’e la libertà? Forse non mi sono mai soffermata veramente su questa domanda. Fino a qualche mese fa avrei detto che significa poter agire esattamente come si vuole. Ma, è davvero così? Io la libertà l’avevo sempre data per scontata, pensando che nessuno mi avrebbe mai impedito di partire per un viaggio, di prendere un aereo piuttosto che un treno, di fare una passeggiata… eppure tutto questo oggi mi sembra un ricordo lontano, qualcosa che sembra non poter accadere più. Mi sembra assurdo anche solo pensare di fare un giro a piedi vicino a casa, uscire a bere un caffè, salutare i nonni… le prime settimane mi venivano le lacrime agli occhi.

Ora che mi sto abituando a queste limitazioni, sto imparando a guardare questa triste pagina di Storia del nostro paese (e del mondo) da un’altra prospettiva: adesso ho del tempo per pensare a me stessa, per stare con la famiglia, per leggere e riflettere sulle ‘cose’ della vita che voglio cambiare o meno. Ad oggi, alla domanda “Che cos’è la libertà?”, rispondo che essa è il grande privilegio di essere felici con le piccole cose che abbiamo, senza dover dimostrare per forza di essere migliori degli altri e senza correre da un posto all’altro tutto il giorno. Forse queste cose non sono così piccole; mi sono resa conto che le cose che tralasciavo e davo per scontate sono quelle che ora mi mancano di più. Sicuramente usciremo da questa situazione e torneremo alle nostre vite frenetiche di sempre, ma saremo tutti diversi. Voglio illudermi che finito questo periodo saremo un po’ tutti più migliori e gentili.

Monica (Brescia, Italia)

What is freedom? Maybe I have never really focused on this question. Until a few months ago I would have said that it means being able to act exactly as you want. But, is it really so? I always took freedom for granted, thinking that nobody would ever prevent me from leaving for a trip, to take a plane rather than a train, to go for a walk… today, this seems to me a distant memory, something that seems to never happen again. It seems absurd to me to even think of going for a walk near my house, going out for a coffee, saying goodbye to my grandparents … the first weeks I had tears in my eyes.

Now that I’m getting used to these limitations, I’m learning to look at this sad page of History of our country (and world) from another perspective: now I have time to think about myself, to be with the family, to read and reflect on the ‘things’ of life that I want to change or not. Nowdays, to the question “What is freedom?”, I answer that it is the great privilege of being happy with the little things we have, without having to prove that we are better than others and without running from one place to another the whole day. Maybe these things are not so small; I realized that the things I left out and took for granted are what I miss most now. We will certainly get out of this situation and return to our hectic lives as usual, but we will all be different. I want to delude myself that after this period we will better and kinder.

Monica (Brescia, Italy)

Cristina, 23 anni, Cremona

Essendo cremonese, ho vissuto l’emergenza Coronavirus in modo piuttosto intenso sin da subito. La mia provincia è tra le più colpite d’Italia e questo ha avuto un effetto molto particolare su di me e su tanti miei concittadini. Su internet – e in particolare sui social network – circolano da mesi video in cui la nostra città viene mostrata e narrata nei modi più disparati: la punta del Torrazzo illuminata dal Tricolore; i tour virtuali tra le caratteristiche e strettissime vie del centro; i commoventi concerti di melodiosi violini; le romantiche inquadrature dei tramonti sul Po.

Praticamente tutti i giovani cremonesi, arrivati a un certo punto, desiderano scappare, esplorare, conoscere realtà più estese e variegate. Anche per me è stato così e tale percorso mi ha portata a Milano, città che adoro. In quei video, però, ho rivisto la canottieri dove ho imparato a nuotare, il liceo dove ho coltivato le mie passioni, l’oratorio dove sono cresciuta, i gradini del Duomo dove bevevo i primi raggi di sole primaverile. Tutto questo, ora, è a un passo da me, ma dolorosamente irraggiungibile. Ciò mi provoca un’intensissima nostalgia per qualcosa che in realtà ho sempre avuto, ma che da tempo non guardavo più. Man mano che i video – uno dopo l’altro – scorrevano davanti ai miei occhi, mi sono sentita in colpa per aver dato per scontata la mia città e, con essa, tutto ciò che vi avevo vissuto.

In questi giorni, per me la parola “libertà” ha significato prima di tutto libertà di gestire il mio tempo. Io, così abituata a dover rispettare orari e scadenze, mi sono ritrovata a dover gestire in completa autonomia intere giornate (e qualche nottata). Un insegnamento che spero di non dimenticare è che, in fondo, “non ho tempo” è solo una scusa. Prometto alla mia Cremona che, quando questo incubo sarà finito, le donerò almeno un po’ del tempo ritrovato per darle l’occasione di stupirmi ancora, di condurmi in luoghi conosciuti e in angoli inesplorati, di farmi fare effimeri incontri e conoscenze che cambiano la vita, di mostrarsi a me rinata e bellissima come solo lei sa essere.

Cristina (Cremona, Italia)

Since I’m from Cremona, I experienced the Coronavirus crisis intensely right from the beginning of the emergency. My province is among the hardest hit in Italy and this has caused a tough situation for me and for many of my fellow citizens. In the last months, some videos have been circulating on the internet – and in particular on social networks – in which our city has been shown and narrated in many different ways: the tip of the Torrazzo illuminated by the Tricolor; virtual tours through the characteristic and narrow streets of the city center; the moving concerts of melodious violins; the romantic shots of the sunsets on the river Po.

Practically every young person of Cremona, at a certain point, wishes to escape, explore, get to know realities which are wider and more diverse. It was like that for me too and this led me to Milan, a city I love. In those videos, however, I found the sport club where I learned to swim, the high school where I nurtured my passions, the church club where I grew up, the steps of the Cathedral where I drank the first rays of spring sunshine. All this, now, is one step away from me, but painfully unattainable. This causes me a very intense nostalgia for something that I have always had, but that I haven’t appreciated for a long time. Watching those videos and reflecting on the situation, I felt guilty for taking my city for granted and everything I had lived there for granted.

During these days, the word “freedom” has meant to me freedom to manage my time. I was used to having to respect schedules and deadlines. But, with Coronavirus, I found myself obliged to manage entire days (and a few nights) in complete autonomy. I learnt – and I hope I won’t forget – that “I don’t have time” is just an excuse. I promise my Cremona that, when this nightmare is over, I will donate her at least some of this brand new time and I will give her the opportunity to amaze me again, to take me to known places and in unexplored corners, to make me have ephemeral encounters and meetings that change the life, to appear to me reborn and beautiful as only she can be.

Cristina (Cremona, Italy)

Irene, 25 anni, Como

Ho la fortuna di vivere in una prigione dorata, una grande casa con un giardino pieno di fiori. Resta una prigione, certo, perché nel momento in cui la libertà personale viene negata anche la villa più suntuosa inizia a instillare un opprimente senso di claustrofobia. È incredibile come gli accadimenti esterni possano mutare la nostra percezione della realtà. Quello che prima era un porto sicuro, ora per molti diventa un carcere. Un raggio di sole, una passeggiata nei boschi, un pomeriggio di studio in biblioteca, un bacio al proprio fidanzato… ciò che prima ci appariva scontato, ora lo ricordiamo con nostalgia. A volte sembra che mi crolli il mondo addosso. Se penso all’università, al tirocinio saltato, alla tesi in stallo… al rischio di perdere l’anno dopo tutti gli sforzi fatti per non rimanere mai indietro. È demoralizzante sentirsi impotenti. Poi, però, penso alla fortuna di essere in salute, così come tutti i miei cari. Affondo i piedi nudi nell’erba del prato e penso a chi è costretto in un piccolo appartamento in città, magari con altri coinquilini, magari con un marito violento, magari uno studente che nemmeno dispone di una camera singola, magari senza uno straccio di stipendio per comprarsi da mangiare. Sento il calore del sole che mi accarezza il viso e capisco di non potermi lamentare. Quanto è irrisorio lo sforzo che mi viene richiesto rispetto a quelli che altre generazioni che non hanno avuto l’opportunità di vivere nel nostro stesso spazio e tempo si sono trovati -e si trovano anche oggi- ad affrontare. Mi rendo conto di appartenere a quella fetta di umanità cresciuta nella bambagia, graziata, ignara, benestante, istruita eppure nel profondo inconsapevole di essere nata su un letto di indulgenze. A volte il confronto con una situazione anomala, ha il potere di reindirizzare lo sguardo sulla realtà delle cose.

Irene (Como, Italia)

I am lucky to live in a golden prison, a large house with a garden full of flowers. It remains a prison, of course, because when personal freedom is denied even the most sumptuous villa begins to instill an overwhelming sense of claustrophobia. It is incredible how external events can change our perception of reality. What used to be a safe haven now becomes a prison for many people. A ray of sunshine, a walk in the woods, an afternoon of study in the library, a kiss to your boyfriend … what before seemed obvious to us, now we remember it with nostalgia. Sometimes the world seems to fall on me. If I think about the university, the internship skipped, the thesis stalled … at the risk of losing the year after all the efforts made to never be left behind. It is demoralizing to feel helpless. But then I think of the luck of being healthy, as well as all my loved ones. I sink my bare feet into the grass and think of those forced into a small apartment in the city, perhaps with other roommates, perhaps with a violent husband, perhaps a student who does not even have a single room, perhaps without a salary to buy food. I feel the warmth of the sun caressing my face and I understand I can’t complain. How negligible is the effort that is required of me compared to the efforts that other generations who have not had the opportunity to live in our own space and time and have found themselves – and still find themselves today – to face. I realize that I belong to that slice of humanity grown in cotton wool, pardoned, inconscious, wealthy, educated and yet deeply unaware of having been born on a bed of indulgences. Sometimes confrontation with an anomalous situation has the power to redirect our gaze on the reality of things.

Irene (Como, Italy)

Michela, 24 anni, Bergamo

Libertà significa prendersi per mano, abbracciarsi, baciarsi e tenersi stretti senza la paura di mettere a rischio la vita dell’altro. Libertà è uscire da casa senza mascherina e senza guanti. Libertà è correre con il vento tra i capelli, sentire il calore del sole sulla pelle, o la sabbia tra le dita dei piedi o il freddo della neve sulle mani. Libertà è quel caffè al volo fuori dall’Università. Più di tutto, libertà per me è stare con chi amo. Durante questi duri mesi di completa restrizione, tutto questo mi è stato portato via. Mi sento come un uccellino in gabbia al quale hanno tagliato via le ali per volare. Voglio tornare alla mia normalità, voglio essere di nuovo libera di passeggiare lungo le mura di Città Alta e guardare la mia Bergamo da sopra a sotto. Voglio essere libera di viaggiare per tutta Italia, di conoscere tutte le sue bellezze e di riempirmi gli occhi con le sue meraviglie. Oggi ho paura. La mia paura è di non poter più rivedere questa libertà.

Michela (Bergamo, Italia)

Freedom means to hold hands, to hug and kiss and hold each other without the fear of putting the lives of others at risk. Freedom is to go out of your house without gloves and mask. Freedom is to run with the wind in your hair, to feel the heat of the sun on your skin, or the sand between your toes, or the cold of the snow on your hands. Freedom is that coffee outside university. Overall freedom to me is to be with who I love. During these tough months of complete restriction all of this has been taken away from me. I feel like a caged bird to whom the wings have been cut off. I want to go back to normality, I want to be free to walk past the walls of Città Alta and I want to be able to look at my Bergamo up and down. I want to be free to travel across Italy, to see all of her beauties and to fill my eyes with her wonders. Today I’m afraid, afraid to not be able to see this freedom again.

Michela (Bergamo, Italy)

 

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