(🇮🇹/🇬🇧)Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina: l’analisi dell’opera

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🇮🇹

Opera: Ratto di Proserpina

Artista: Gian Lorenzo Bernini

Periodizzazione: 1621-1622

Ubicazione: Roma, Galleria Borghese.

Il Ratto di Proserpina: la storia

La storia di Proserpina e Plutone è di certo tra le più belle che la mitologia ci abbia regalato. Ovidio nelle sue Metamorfosi racconta che Plutone, il dio degli Inferi, invaghitosi della bella Proserpina, decide di rapirla e farla sua sposa. Proserpina è figlia di Giove e Cerere (dea del raccolto); quest’ultima, venuta a sapere del rapimento della giovane figlia, abbandona immediatamente i campi, atto che provoca immediatamente gravi carestie.

Alla fine del mito, Giove, in accordo con Plutone, ottiene che Proserpina passi sei mesi sulla terra con la madre Cerere ed altri sei con Plutone nell’Ade. Così, quando Proserpina è in compagnia della madre, i raccolti sono abbondanti e rigogliosi, mentre quando la donna è negli Inferi con il marito, la terra è secca e arida. Il mito, capiamo bene, ci spiega il perché dell’alternarsi delle stagioni sulla Terra.

Il Ratto di Proserpina: l’analisi dell’opera

L’opera scultorea che il cardinale Scipione Borghese commissiona al giovane Gian Lorenzo Bernini (che ha compiuto da poco vent’anni), rappresenta il momento più intenso dell’intera storia: l’esatto istante in cui Proserpina viene rapita.

Nonostante sia una delle prime sculture di Bernini, l’opera è perfettamente barocca.

Protagonisti della composizione sono il dramma e la violenza dei corpi torti, avvinghiati l’uno all’altro grazie alla spietata presa di Plutone. Proserpina si dimena cercando inutilmente di sfuggire a quelle mani implacabili. L’osservatore riesce a percepire la morbidezza della carne cedente alla pressione.

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Ai piedi dei protagonisti si hanno lo scettro e il cane Cerbero, tricipite guardiano degli inferi, esso guarda in tutte le direzioni, affinché il rapimento non fallisca.

Per far fronte ad un eventuale critica relativa all’accentuata sensualità (problema risolto analogamente anche in Apollo e Dafne), sul piedistallo viene inciso un distico moraleggiante di Maffeo Barberini, futuro papa Urbano VIII, inteso a conferire un significato edificante alla scultura.

Di Gianluca Foderà

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🇬🇧

Piece of Art: Ratto di Proserpina
Artist: Gian Lorenzo Bernini
Year: 1621-1622
Location: Rome, Borghese Gallery

Ratto di Proserpina: the story

The story of Proserpina and Pluto is one of the most beautiful tale that mitology has left us. Ovidio, in his work Metamorfosi, talks about Pluto, the god of hell, who falls in love with Proserpina, so he decides to kidnap the girl, in order to make her his wife.

Proserpina is the daugther of Giove and Cerere (the godness of agricultural harvest); when Cerere discovers her child has been kindnapped, she suddently leaves the fields, and this causes severe famines. At the end of the myth, Giove finds an agreement with Pluto: Proserpina will stay six months on Earth with her mother Cerere, and other six months in Hades with Pluto. So, when Proserpina is with her mother, the agricultural harvests are plentiful and flourishing, when the girl is in Hell with her husband, the land is dry and barren. The myth, as we can see, explains the changhing of seasons on Earth.

Ratto di Proserpina: analysis

The sculpture, that the cardinal Scipione Borghese commissioned to a young Gian Lorenzo Bernini (he had just turned twenty), represents the most intense event of the whole story: the exact moment when Proserpina is kindnapped.
Despite of being one of the firsts Bernini’s sculptures, the work is in perfect Baroque style.

The main element is the dramatic and violent movement of the bodies, that are clinging each other thanks to the strong grip of Pluto. Proserpina is wiggling, trying in vain to escape those relentless hands. Viewers can feel the soft skin being under pressure.

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Next to the feet of the two figures, there is a scepter and Cerberus, the three headed hell’s guardian dog, who is looking in every directions, in order to help the kidnapping.
A priggish couplet from Maffeo Barberini, future pope Urbano VIII, is engraved on the base, in order to give an edifying meneang at the sculpture, that could have been criticized because of its extreme sansuality (the same problem was solved in a similar way also with the artwork of Apollo and Dafne).

Translated by Giulia Ravelli

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