«Gli ideali, i sentimenti, le passioni… tutto va soffocato in nome del partito. Non era questo che volevamo… non era per questo che abbiamo sacrificato tutto».

Tina tra l’arte e la rivoluzione.
Tina l’artista, Tina la fotografa, Tina la donna che indossa i jeans, Tina che non vuole si parli della sua bellezza, ma solo del suo lavoro: italiana, donna, amante, comunista, compagna, caparbia, cieca, innamorata, testarda, sorda…
La Tina del “Continuerò a farmi strada lottando” e del “Io non riesco a parlare di due compagni che stanno per essere uccisi con una scarica elettrica come di un semplice mezzo per aggregare gente, per sensibilizzare un’opinione pubblica che magari l’indomani si scorderà tutto…”.

La donna della causa rivoluzionaria in Messico e dei suoi scatti, attimi immortali di una società in b/n che non esiste più, la donna del Soccorso rosso e delle Brigate Internazionali in Spagna. La donna fotografata con Frida Kahlo, la donna di Robo, di Edward Weston e mai veramente di nessuno, la donna per la quale posó Hemingway, la donna per la quale Neruda scrisse: “un mondo marcia dove andavi tu, sorella. / Ogni giorno cantano i canti delle tue labbra / sulle labbra del Popolo glorioso che tu amavi. / Col tuo cuore valoroso.”


“Tina” é una biografia, ma è anche un romanzo, il romanzo di Pino Cacucci. Un romanzo dove l’autore cerca di rivivere i sentimenti vissuti dalla sua protagonista ricreando il quadro del Messico della rivoluzione e della ferocia dell’Unione sovietica di quel tempo.
“Le intelligenze più vive, i cuori più sensibili e i cervelli innovatori dell’Unione Sovietica si spengono fra pareti d’albergo e scrivanie ingombre di fogli sterili, disintegrati dalle stesse pistole che avevano sparato nelle strade sugli ufficiali zaristi e sulle guardie bianche”.
“Tina” é la ricostruzione di una storia, quella di un’artista ferita che non supererà mai la morte del suo ultimo grande e vero compagno e amante, Julio. La sua morte segna il punto di non ritorno per Tina. La militanza diventa per lei l’unico rifugio in grado di proteggerla da dubbi e lacerazioni. Il partito ha sempre ragione diventa l’anestetico che consente di superare qualsiasi inquietudine, la risposta ad ogni incertezza. L’anestetico che le impedirà di vedere, che la trasformerà in una sordo-muta, rotella di un ingranaggio per cui non prova più passione o sentimento.

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