(🇮🇹/🇬🇧) Book Review: Oriana Fallaci, «I sette peccati di Hollywood» / «The Seven Sins of Hollywood».

Il numero degli attori, a Hollywood, supera del quaranta per cento quello delle attrici. E se fabbricare una diva è difficile, fabbricare un divo è facile come girare un western.

Nel 1956 Oriana Fallaci viene ‘mandata’ a Hollywood, per la prima volta, con un solo e preciso scopo: intervistare Marilyn Monroe.
In quel periodo, riuscire anche solo ad avvicinare la diva era un evento più unico che raro ed intervistarla, impossibile.
Per qualche mese, questo fu l’unico obiettivo della Fallaci, al punto che i giornali americani iniziarono a interessarsi della “giornalista italiana che voleva intervistare M. Monroe e che non ci riusciva”. Di fatto, non ci riuscì.
Fu a tanto così dal riuscirci, però. Intervistó il suo terzo marito, Arthur Miller, che a mala pena e con molta timidezza, le confessò, dopo più di un’ora di ‘chiacchiere’ giornalistiche, che Marilyn non sarebbe arrivata, perché all’ospedale. Fu il punto di rottura. La crepa che si espanse fino a frantumare l’orgoglio giornalistico di Oriana: di Marilyn Monroe, non avrebbe voluto saperne più nulla.
Tuttavia, il suo viaggio attraverso quelli che lei stessa definì i “sette peccati” di Hollywood, continuó. Fu rimandata in California, più volte.
Intervistò ed intervistò, scoprendo di altre ‘stelle’, come Judy Garland.
Judy era una bambina prodigiosa: cantante, ballerina e attrice.
Eppure, c’era un problema: era grassa. Una carriera vissuta tra una pasticca e l’altra: pillole per dimagrire, pillole per dormire, pillole per risvegliarsi e per stare tranquilla. Una vita costellata da ‘aguzzini’ buoni solo a dirle cosa fare e cosa no. La stessa vita culminata in un tentato suicidio.
Gene Tierney, diva non “abituata” alle sofferenze, nonostante una figlia disabile trasferita in un collegio ‘speciale’ e un divorzio; per il secondo uomo che l’abbandonò, passó sei mesi in una clinica psichiatrica e poi in manicomio. Nonostante un contratto non ancora scaduto, la casa di produzione cinematografica rinunciò a riavvicinarla: era ormai gonfia e ingrassata, infotografabile.
Kim Novak, frutto del “processo di glamourizzazione”, una vera e propria fabbricazione della star, vista alla stregua di un prodotto industriale standardizzato.
Tutti credevano fosse stata scoperta mentre andava in bicicletta lungo Sunset Boulevard. In realtà, iniziò ad andare in bicicletta, perché le dissero che così sarebbe riuscita a snellire i fianchi. Anche il suo problema principale era il peso. La ‘fabbricarono’ a puntino: Kly Campbell, che aveva “costruito”, tra le tante, anche la faccia di Marilyn Monroe, si occupò pure della Novak.
Oriana proseguí la sua ‘indagine’ frequentando i party più esclusivi, infarciti di attori del calibro di Orson Welles e di altri giornalisti famosissimi, come Miss Hopper. Quest’ultima, come scrive Oriana, non “parlava bene neppure di un morto”: una vipera contro tutti, fatta eccezione dei potenti. Se scopriva uno scandalo su un uomo importante e ricco, come, per esempio, un commerciante petrolifero proprietario di molteplici compagnie aeree, Miss Hopper non scriveva nulla e grazie al suo silenzio, non pagava mai un biglietto per un volo. Questo fu parte del viaggio di Oriana Fallaci, all’interno di Hollywood, la regione più puritana e peccatrice di tutti gli Stati Uniti d’America: i party eccessivi e scatenati, che diventavano paragonabili a “un thè tra suore”, se a parteciparvi era un giornalista potenzialmente pericoloso, come poteva esserlo lei; lo Star System e la sua trappola: la promessa di una vita incoronata dall’aura magica e inebriante della gloria che diventava sinonimo di solitudine, rinunce e diffidenza. Una bolla solo all’apparenza sicura, più simile a una prigione.

Di Giovanna Pasciuto

🇬🇧

The Seven Sins of Hollwood.
Oriana Fallaci about the Star System and the lives that it interrupted
Judy Garland was a child prodigy: singer, dancer and actress.
But there was a problem: she was fat. A career spent in the bakery: pills to lose weight, pills to sleep, pills to wake up and pills to stay calm. A live dotted with ‘tormentors’, that were only able to tell her what she had to do. A life that culminated in an attempted suicide.

Gene Tierney, a star that was not used to sufferings, even though she faced the pain of having a disabled daughter that then was moved in a ‘special’ college. She then suffered for a divorce, for the second man that abandoned her. She spent six months in a psychiatric facility and then she moved to an asylum. Despite the contract not being ended yet, the studio refused to contact her ever again: she was bloated and unphotographable.

Kim Novak, was the product of the process of “Glamourization” a real fabrication of a star, where the person is seen as an industrial standardized good.
Everyone thought that she was discovered when she was riding her bicycle along Sunset Boulevard. Actually, she started to ride the bike when she was told that she had to have smaller hips. The weight was her main problem, too. The studios shaped her perfectly: Kly Campbell that “crafted” the face of Marilyn Monroe among the many, dealed with Kim Novak too. She was never filmed or photographed naked form the waist down.

Translated by Katia Solvesi

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